Dubai chiude lo spazio aereo: la mappa dei voli cancellati, fino a quando e cosa fare

Roma, 2 marzo 2026 – Il cielo sopra il Medio Oriente si è svuotato in poche ore. Dove fino a pochi giorni fa passavano alcune delle rotte più trafficate del pianeta oggi resta un corridoio quasi deserto, evitato dalle compagnie di tutto il mondo. L’escalation militare tra Stati Uniti, Israele e Iran ha provocato una reazione a catena: chiusura degli spazi aerei, aeroporti colpiti o fermati per sicurezza e migliaia di tratte aeree cancellate. Il risultato è una paralisi globale che riguarda turismo, business travel e soprattutto i lavoratori in movimento tra Europa e Asia, come dimostrano i numerosi voli cancellati in India o a Singapore. E già nelle ultime ore la situazione nei grandi hub del Golfo mostra segnali di forte pressione sui collegamenti internazionali.

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Allarme sicurezza nel Golfo

A determinare lo stop è soprattutto il fattore sicurezza. L’Agenzia europea per la sicurezza aerea ha raccomandato di evitare il sorvolo dell’intera area a qualsiasi altitudine. Il rischio riguarda la presenza simultanea di operazioni militari e sistemi missilistici attivi, con possibili errori nell’identificazione degli aeromobili civili. Anche una riapertura rapida degli spazi aerei non garantirebbe un ritorno immediato alla normalità: serviranno giorni, se non settimane, per smaltire voli accumulati ed equipaggi riprogrammati.

Dubai, il nodo del traffico mondiale

Il cuore della crisi non è soltanto geopolitico ma logistico. Negli ultimi vent’anni Dubai, Doha e Abu Dhabi sono diventati il principale ponte tra Occidente e Oriente. L’aeroporto internazionale di Dubai è il più trafficato al mondo per voli internazionali e ogni giorno movimenta decine di migliaia di passeggeri in transito, con collegamenti verso India, Sud-Est asiatico, Australia e Oceania. Quando questi hub rallentano, si blocca una parte importante della mobilità globale. Le tratte più colpite restano quelle verso Asia e Oceano Indiano, ma gli effetti si propagano anche sul lungo raggio europeo e su alcune rotte transatlantiche.

ITA Airways ferma i voli

ITA Airways, si legge nel comunicato ufficiale, ha sospeso i voli da e per Tel Aviv fino all’8 marzo incluso, comprese alcune corse programmate per il 9 marzo, e ha esteso fino al 4 marzo la sospensione dei voli da e per Dubai. Per ragioni operative sono inoltre sospesi i collegamenti con Riyadh dal 2 al 4 marzo. La compagnia non utilizzerà fino al 7 marzo gli spazi aerei di Israele, Libano, Giordania, Iraq, Qatar, Kuwait, Bahrain, Dammam e Iran, mentre quello degli Emirati Arabi Uniti rimarrà chiuso fino al 4 marzo. I passeggeri possono richiedere la riprotezione su un volo alternativo o il rimborso del biglietto. È possibile verificare lo stato dei voli nella sezione “Info voli”.

La mappa dei voli cancellati in Medio Oriente

Come riporta Reuters, tra i principali hub del Golfo e le rotte europee e asiatiche, si stimano circa 1.800-3.400 voli cancellati nelle ultime 24 ore, con deviazioni globali delle rotte. La situazione rimane in continua evoluzione e si raccomanda di verificare costantemente lo stato dei voli attraverso i siti ufficiali delle compagnie. Ecco le principali compagnie coinvolte.

AEGEAN Airlines ha sospeso i voli verso Tel Aviv, Beirut ed Erbil fino al 2-3 marzo circa, monitorando costantemente la situazione nella regione.

Air France-KLM ha prolungato la sospensione dei voli verso Tel Aviv, Beirut, Dubai e Riyadh fino al 3 marzo o oltre, con alcune rotte via Beirut che subiranno interruzioni brevi.

Il gruppo Lufthansa, che include ITA Airways, Swiss e Austrian, ha sospeso i voli da e per Tel Aviv, Beirut, Amman, Erbil, Teheran, Dammam, Dubai e Abu Dhabi fino a circa il 7-8 marzo, evitando completamente lo spazio aereo dei Paesi coinvolti nel conflitto.

British Airways ha cancellato i voli verso Tel Aviv, Bahrein e Amman fino al 3-4 marzo.

Emirates, Etihad e Flydubai hanno interrotto le operazioni nei principali hub degli Emirati, Dubai e Abu Dhabi, con circa il 30-38% dei voli cancellati fino al 3 marzo.

Qatar Airways ha temporaneamente sospeso i collegamenti da e per Doha fino al 3 marzo, collaborando con le autorità locali per supportare i passeggeri.

Air Canada ha annullato i voli verso Tel Aviv e Dubai fino a inizio marzo e sta monitorando possibili estensioni.

Wizz Air ha sospeso i voli da e per Israele, Dubai, Abu Dhabi, Amman e l’Arabia Saudita fino al 7 marzo.

Pegasus Airlines e Turkish Airlines hanno cancellato le rotte verso Iran, Iraq, Giordania e Libano fino al 2 marzo.

EgyptAir ha sospeso i collegamenti verso Dubai, Doha, Manama, Abu Dhabi, Beirut e Baghdad fino a stabilizzazione della situazione.

Aeroflot, Air Astana e Azerbaijan Airlines hanno interrotto i voli verso Teheran e altre destinazioni del Medio Oriente fino al 3 marzo.

Ryanair, Transavia e AirBaltic hanno temporaneamente sospeso alcuni voli verso Tel Aviv, con durate limitate e aggiornamenti giornalieri in base all’evoluzione della situazione dello spazio aereo in Medio Oriente.

Rotte deviate e voli più lunghi

Con Iran, Israele, Iraq, Qatar, Kuwait, Siria, Bahrein ed Emirati Arabi Uniti soggetti a chiusure o limitazioni dello spazio aereo, gli aerei diretti dall’Europa verso l’Asia stanno aggirando l’area passando più a sud oppure attraverso corridoi alternativi nel Caucaso e nella Penisola Arabica. Ne derivano tempi di volo più lunghi, maggiore consumo di carburante e costi operativi in aumento, con possibile impatto sui prezzi dei biglietti.

Cosa fare, rimborsi ed emergenza

Migliaia di cittadini italiani si trovano bloccati negli aeroporti e negli hub del Golfo e del Medio Oriente a causa della chiusura parziale dello spazio aereo e delle sospensioni dei voli. Per garantire assistenza immediata, il Ministero degli Esteri ha attivato la Task Force Golfo, coordinata dall’Unità di Crisi, che fornisce supporto e informazioni aggiornate. Per contattare l’Unità di Crisi dalla rete italiana è possibile chiamare il numero +39 96 36225 oppure scrivere all’email unita.crisi@esteri.it.

Negli Emirati Arabi Uniti, l’Ambasciata italiana ad Abu Dhabi è raggiungibile ai numeri +971 50 818 07 80 e +971 50 010 19 98, mentre il Consolato Generale a Dubai risponde ai numeri +971 050 656 3375, +971 050 866 9546, +971 050 920 1247, +971 050 248 2601 e +971 050 302 4263. 

In Arabia Saudita, l’Ambasciata a Riad è contattabile al numero  +966 11 4881212  e il Consolato Generale a Gedda al +966 506678310.

Ai connazionali viene raccomandato di limitare gli spostamenti allo stretto necessario, restare nelle strutture alberghiere o nelle abitazioni e verificare costantemente lo stato dei voli con le compagnie aeree. La Farnesina invita inoltre a registrare la propria presenza tramite i sistemi ufficiali dedicati ai viaggiatori all’estero, come Viaggiare Sicuri o Dove Siamo nel Mondo, e a seguire esclusivamente gli aggiornamenti ufficiali dei canali diplomatici e delle autorità locali.

Quando si tornerà alla normalità

La domanda che attraversa aeroporti e compagnie resta una sola: quanto durerà il blocco dei cieli sopra il Golfo. Finché lo scenario militare resterà instabile, difficilmente i vettori torneranno a sorvolare l’area, uno dei corridoi più delicati del traffico mondiale. Anche in caso di tregua, la macchina del trasporto aereo avrà bisogno di tempo per riassestarsi: slot aeroportuali, aeromobili e equipaggi dovranno essere riprogrammati mentre milioni di prenotazioni sospese attendono di ripartire. Alcune compagnie hanno già fissato sospensioni con scadenze precise, ma la ripresa definitiva dipenderà esclusivamente dall’evoluzione militare sul terreno.