Roma – Sarebbero quattro i ragazzi indagati per stalking dalla Procura per i minorenni di Roma in relazione alla morte di Paolo Mendico, il 14enne che si tolse la vita a Santi Cosma e Damiano l’11 settembre 2025 nella sua cameretta poche ore prima dell’inizio della scuola e dopo presunti episodi di bullismo. Lo riporta il Messaggero.
Il ragazzo riceveva spesso battute sulla sua statura, sul suo fisico esile e sui suoi capelli lunghi e biondi, tanto da essere soprannominato “Paoletta” o “Nino D’Angelo”, come il famoso cantante napoletano. Sulla vicenda sono aperte due inchieste: quella appunto della Procura dei minori di Roma, che sta accertando la posizione di alcuni compagni di classe e presunti bulli che avrebbero preso di mira Paolo; e quella della procura di Cassino, che al momento risulta contro ignoti, cui spetta invece il compito di verificare se nel comportamento degli adulti coinvolti nella vicenda – dirigenti, professori e personale scolastico – si possano ravvisare reati o omissioni. Le inchieste delle Procure di Cassino e dei Minori di Roma entrano nella fase decisiva a quasi 7 mesi dalla morte di Paolo.

Il capo d’imputazione provvisorio nei confronti dei quattro compagni di scuola al Pacinotti parla di “condotte reiterate” fatte di insulti, offese e minacce che avrebbero provocato nel ragazzo “un perdurante e grave stato di ansia”, al punto da costringerlo a modificare le proprie abitudini.
Prosegue anche l’indagine principale a Cassino per istigazione al suicidio, al momento contro ignoti. Il Racis dei carabinieri sta esaminando chat, audio, foto e messaggi sui dispositivi elettronici sequestrati al ragazzo: la perizia sarebbe ormai vicina alla conclusione, la chiusura dell’inchiesta di Cassino è attesa tra fine marzo e aprile.
A fine gennaio la dirigente del Pacinotti, Gina Antonetti, ha ricevuto una sospensione di tre giorni, disposta dal ministero dell’Istruzione e del Merito. “Sul suicidio la scuola ha mentito”, hanno scritto gli ispettori che avevano chiesto tre provvedimenti disciplinari: per la dirigente scolastica, la vicepreside e la responsabile della succursale, colpevoli di “condotte omissive”. Antonetti ha respinto le accuse, affermando l’assenza di denunce formali da parte della famiglia e difendendo i docenti da etichette di indifferenza. Gli ispettori inviati dal ministro Valditara il 16 settembre hanno tuttavia elencato in 28 pagine le loro contestazioni che possono essere riassunte in tre punti: omissioni, “meccanismi difensivi” da parte della scuola e mancanza di protocolli antibullismo.
Un episodio chiave dell’inchiesta è la bocciatura in matematica: mentre un compagno – indicato tra i bulli – veniva promosso grazie al doposcuola, le lezioni extra erano inaccessibili a Paolo per motivi economici. L’insegnante obiettò che “non costava tanto”, umiliandolo e bullizzandolo davanti alla classe. Paolo recuperò il ‘debito’ scolastico, rinunciando ai corsi di musica. Una privazione che gli procurò però un senso profondo di emarginazione e turbamento. “Era nel mirino fin dalle elementari”, dice il fratello Ivan. Già allora, era oggetto di dispetti, punizioni e bullismo: matite spezzate, quaderni scarabocchiati, minacce di morte, insulti come ‘femminuccia’ o ‘Paoletta’.
La prima denuncia dei genitori ai carabinieri fu presentata addirittura cinque anni fa, contro una maestra che avrebbe “incitato la classe alla rissa contro di lui” invece di difenderlo. Il 10 settembre, la sera prima del suicidio, Paolo fissò online un incontro per giocare alla Xbox la sera successiva con un amico a distanza. Poi scrisse sulla chat di classe: “Riservatemi un posto in prima fila”.