Giorgia Venturini sta vivendo un momento d’oro della sua carriera e della sua vita privata. Il volto di Canale 5, che ogni settimana ci guida tra le pieghe del glamour e le ultime tendenze con il suo magazine X-Style, ha da poco condiviso con il pubblico una notizia che vale più di qualsiasi copertina: l’arrivo del suo secondo figlio. La conduttrice ha saputo negli anni trasformare la sua passione per la comunicazione in un percorso poliedrico e, dopo il debutto in programmi di punta come Matrix, Quarta Repubblica e Tiki Taka, dal marzo 2021 ha trovato la sua dimensione ideale al timone di X-Style.
Il programma è diventato un appuntamento imperdibile della seconda serata: non un semplice notiziario di moda, ma un vero osservatorio sui costumi, il design e l’arte di vivere. Giorgia racconta un mondo dove il lusso incontra la cultura e l’innovazione, muovendosi con naturalezza tra interviste a grandi CEO del fashion e approfondimenti sulle avanguardie digitali. In questa intervista a TvBlog, ci racconta come la gioia di questa seconda gravidanza si intrecci con i suoi impegni televisivi e come il suo concetto di “stile” stia evolvendo ancora una volta, mettendo al centro la bellezza della vita che cresce.
Ha iniziato giovanissima il suo percorso. Quanto è stata importante l’esperienza radiofonica per formare la sua voce e la sua capacità di tenere il ritmo televisivo?
Chi inizia con un percorso radiofonico, ha secondo me una marcia in più. Per me è stata una grande fortuna e ringrazio sempre la famiglia di Radio Mediaset che mi ha dato questa opportunità. Iniziare la gavetta nel mondo radiofonico non è la stessa cosa che iniziarla in quello televisivo. È più difficile, perché si deve lasciar spazio alla propria immaginazione: di fronte non hai niente, c’è solo un microfono e sei dentro uno studio di registrazione. tempi sono inoltre strettissimi, perché si deve lavorare con un countdown e si deve restare in un certo tempo e con un certo ritmo di voce. Far questo ti dà in qualche modo quell’impronta che resta anche se si lavora in tv.
Ci sono tra l’altro molti conduttori televisivi – come Amadeus o Carlo Conti – che provengono dal mondo delle radio.
Esatto e, se ci pensiamo, tanti fanno ancora radio. Ti affezioni talmente tanto, perché è una grande famiglia, che non vuoi mai lasciarla. Il 6 marzo Radio Monte Carlo festeggia 60 anni e siamo tutti in grande fermento per questo. Siamo molto legati ed uniti, e ci crediamo tanto.
In passato ha anche vissuto il mondo dei reality, partecipando ad esempio a L’Isola dei Famosi. Come si gestisce la pressione di dover creare “contenuto” per il pubblico?
In quel momento si pensa a tutto tranne che a creare il contenuto per il pubblico; quel processo lì avviene autonomamente. Sei talmente sotto pressione per lo stress psicofisico che la dinamica si crea da sola. È un’esperienza molto dura e, quello che si vede è un antipasto: ciò che si vive è infatti totalmente un’altra cosa, ed è molto complicato. Io non lo rifarei, anche se mi porto comunque nel cuore quell’esperienza perché, una volta passato il momento di sofferenza, sono riuscita a vedere il lato positivo e a rivivere tutto con un approccio più nostalgico.
Spesso chi inizia con i reality deve faticare il doppio per dimostrare la propria professionalità nella conduzione giornalistica. Ha mai sentito il peso del pregiudizio?
Questo è vero, perché in qualche modo è come se chi partecipa a un reality facesse sempre contenuti più frivoli, superficiali e di meno spessore. Questa affermazione l’ho sentita più volte ma io non la condivido: ci sono stati tanti personaggi di spessore che hanno partecipato a dei reality. Passa però spesso questo messaggio che io trovo sbagliato: prendere parte a quel tipo di programmi significa semplicemente mettersi in gioco e mettere a nudo la propria persona, oltre che il lato fragile di sé. Per me deve essere apprezzabile fare un reality anche abbastanza estremo: sull’Isola si fanno i conti con la fame, con il freddo, con la sete, con la condivisione di tanti spazi comuni. Non è mai semplice.
Cambiamo argomento e parliamo del successo di X-Style su Canale 5, di cui è al timone. Come si è evoluto il racconto della moda in televisione e come cerca di rendere “pop” e accessibile un mondo spesso considerato d’élite?
Con questo contenitore, che prima portava il nome di Non solo Mode, credo che siamo stati pionieri nel raccontare il mondo della moda, del lusso e delle tendenze nel piccolo schermo. Siamo sempre stati al passo con i tempi, dagli anni ’80 fino ad oggi. Questa evoluzione è cresciuta di pari passo con quello che è il mondo del fashion. La moda riesce ad essere ancora accessibile a tutti: non è soltanto comprare il grande brand. Se si guardano colossi come Zara e H&M, si vede che anche loro dettano uno stile. Io credo che la moda la faccia chi la indossa.
Lei come si è invece approcciata al mondo del fashion?
Sin da quando ero bambina, ho adorato “sguazzare” tra i vestiti. Mio papà lavorava come rappresentante di due importanti linee di abbigliamento bambini che sono ancora presenti oggi nel mercato. Una volta esistevano i campionari e, finita la stagione, lui li portava a casa: ero piccolissima e sono cresciuta con questo. Mia mamma aveva invece un calzaturificio e produceva scarpe per grandi brand che ancora oggi sono sul mercato. Da piccolina, mi mettevo questi vestiti e facevo le sfilate in casa. Sento infatti che questo programma sia un po’ fatto su misura su di me e che è davvero nelle mie corde.
Recentemente avete invece dedicato spazio a icone come Giorgio Armani o Valentino. Cosa ereditano la nuova generazione di designer da giganti come lui?
Giganti come Giorgio Armani o Valentino, nomi che “sono” la Moda, hanno dato agli altri la base da cui partire per continuare a costruire stile ed eleganza. Le nuove generazioni devono saper dimostrare la propria bravura, anche perché la moda continua. Io penso che personaggi come loro, che rappresentano veramente l’eleganza e lo stile, lasceranno sempre la loro impronta anche per le generazioni future.
Un grande impatto ha la sua Fondazione Sole. L’idea è nata durante il suo post-parto, quando si è resa conto che, nonostante le risorse, una neo-mamma può sentirsi smarrita. Qual è stato l’episodio specifico che le ha fatto dire: “Devo fare qualcosa per le altre donne”?
Mia figlia aveva circa 6 mesi quando, questa mamma che aveva appena partorito e che era ricoverata all’Ospedale Pertini di Roma, si è addormentata nel letto di ospedale mentre allattava la sua bimba e l’ha soffocata nel sonno. Questa cosa mi ha toccato talmente tanto che ho pensato che non si possono lasciare le mamme sole. Nei grandi ospedali non c’è il nido, che te lo porta via quando sei stanca e ti lascia riposare.

Questo non lo trovo giusto perché, nei momenti che posticipano il parto, una mamma è molto stanca e ha bisogno di recuperare le proprie forze. Quell’evento ha fatto scattare in me una molla: ero con la mia puericultrice, che in quel momento mi aiutava con mia figlia, e nel giro di poco tempo abbiamo creato e fatto nascere l’Associazione Sole, che cresce oggi sempre di più. I progetti sono tanti, così come la voglia di continuare a darsi da fare per le mamme, ampliando il raggio di aiuto che possiamo dare. Per ora stiamo aiutando le mamme da 0 a 12 mesi.
Il tema della depressione post-partum viene visto ancora come un tabù. Perché non se ne parla abbastanza?
Molte volte non è capito: la gravidanza è di noi donne e questa depressione la viviamo noi, anche se per fortuna non tutte. C’è però una rosa di persone che si trova ad affrontare questa patologia, ma ancora c’è poca conoscenza su questo. Dovrebbe esserci una cassa di risonanza più forte per far capire il disagio che una donna può provare dopo il parto, perché è davvero difficile.
Nel post-parto, capita che le persone che sono attorno alla donna si focalizzino soprattutto sul lattante e poco sulla mamma.
Ti devi anche ritrovare come donna, perché sei assorbita completamente da questa nuova vita e non hai degli spazi per riconoscerti. Devi ritrovare te stessa: il fisico è cambiato, i livelli ormonali sono completamente sfalsati, i ritmi sono molto duri. Tutto è bellissimo, ma è anche difficile: bisogna mettere sul piatto della bilancia entrambe le cose e ci vuole una bella dose di equilibrio per far quadrare tutto. Spesso e volentieri, ci sono tante mamme che non hanno il tempo di dedicare cura alla propria mente o al proprio corpo. Lì scatta quel meccanismo che può portare a una depressione anche complicata, da cui è difficile uscirne.
Devi curare te stessa e un’altra vita appena nata…
…a cui dai priorità. Ti sovraccarichi sempre di più ma ad un certo punto il tuo corpo dice “Basta, non ce la faccio!“. Molte mamme, per non sentirsi giudicate o non all’altezza, non chiedono e non si affidano, il che è molto peggio. Vai sempre giù e, di conseguenza, anche il bimbo che è una spugna ne risente. Quel cordone ombelicale non si taglia nel momento del parto, ma continua. Le persone che vivono con te, o le figure che ti stanno sostenendo, devono essere molto brave. Bisogna sempre dare molta attenzione a questo e far capire che è un problema esistente. Bisogna affrontarlo, parlarne e non nasconderlo. Si deve chiedere aiuto senza vergogna.
Abbiamo intanto visto tutti il suo dolcissimo annuncio su Instagram. Come sta vivendo questa seconda attesa? C’è una consapevolezza diversa rispetto alla prima volta?
La sto vivendo in modo molto più spensierato; per il secondo figlio so già cosa mi aspetta. Faccio tutto finché il mio corpo regge. Sono felice, ho desiderato entrambi i figli, sono arrivati e mi ritengo molto fortunata. La cosa che chiedo sempre è che siano in salute entrambi.
Nell’ambito televisivo, ci sono futuri progetti che può raccontarci?
Porto avanti il mio programma X-Style, chiudiamo la stagione a fine giugno. Potrebbe poi sempre arrivare qualcosa, e intanto sono focalizzata a lavorare bene.