Sal Da Vinci, una gloria televisiva costruita (anche) sul dissenso

Sanremo 2026 è terminato da pochi giorni, quelli che son bastati per alimentare una nuova e ulteriore polemica. Il successo relativo alla canzone vincitrice di Sal Da Vinci Per Sempre Sì. È stato detto di tutto e – se possibile – scritto anche di più. Improvvisamente chiunque si è sentito in dovere di dire o cantare la propria su un brano particolarmente orecchiabile in grado di entrare nella testa per non uscirne più.

Quei fasti Sal Da Vinci li aveva avuti già con Rossetto e Caffè, ma quel brano non era arrivato a vincere il Festival della Canzone Italiana. Questo, invece, rappresenterà l’Italia all’Eurovision Song Contest. Aspetto che probabilmente ha lasciato più dubbi che certezze nella testa di molti.

Scoppia il caso Sal Da Vinci

In primis di coloro che speravano in soluzioni diverse: non si può piacere a tutti, ma l’impressione che per fare bella figura a livello internazionale serva qualcosa in più rispetto a un ritornello orecchiabile sembra essere comune alla collettività. Sebbene, in Italia, non si è fatto altro che ripetere per mesi “Un espresso macchiato per favore”. E in quel caso Sal Da Vinci non c’entrava nulla. Allora era un capolavoro. Stavolta no, per tanti (troppi) Per Sempre Sì è l’ennesima occasione sprecata di fronte a tante alternative non sfruttate.

Sal Da Vinci e la polemica sulle parole di Aldo Cazzullo
Sal Da Vinci trionfa a Sanremo tra estro e polemica (Instagram profilo ufficiale) – TvBlog

Questo discorso sarebbe derubricabile a semplice dibattito quotidiano, diventa notizia e caso televisivo nel momento in cui un editorialista come Aldo Cazzullo usa la seguente espressione: “Per sempre sì’ potrebbe essere la colonna sonora di un matrimonio della camorra, o a essere generosi una canzone di Checco Zalone; che però le scrive per burla, per fare il verso a un certo Sud più melenso che melodico”.

Il dibattito arriva in tv

Ad accendere il dibattito non sono le parole di fuoco dell’editorialista, ma l’espressione matrimonio della camorra accostata a una canzone italiana. L’editorialista potrebbe sottintendere che il cantautore piace soltanto ai partenopei (e anche della peggior specie). L’intento del cronista non era quello di far passare un certo tipo di messaggio, Cazzullo voleva soltanto essere pungente con una battuta salace. Peccato non abbia riso nessuno.

L’associazione indiretta Sal Da Vinci=matrimonio della camorra ha fatto scatenare un putiferio mediatico, dentro e fuori Napoli. Al punto che persino Caterina Balivo – nel corso de La Volta Buona – ha dovuto ascoltare il cronista de Il Corriere della Sera sottolineare che, in realtà, lui ama Napoli ma non gli piace Sal Da Vinci. Quindi il suo pezzo non era contro i partenopei ma voleva e vuole andare oltre un certo tipo di repertorio e racconto musicale che non gradisce.

Imitazioni e parodie

Da questa ulteriore precisazione sono scaturite altre proteste che hanno dato spazio a parodie e monologhi comici fra frecciatine e dissenso di vario genere: si passa dall’imitazione di Fiorello, che ha anche sentito Sal Da Vinci al telefono, all’editoriale di Peppe Iodice durante Il PeppyNight su Canale21.

Insomma, la canzone di Sal Da Vinci diviene uno spunto televisivo di narrazione. Piace a tutti, ma quelli che la “odiano” forse fanno più rumore di coloro che si limitano a ballare e ripostare i video in allegria. Dunque Da Vinci non solo è ascoltato in radio: viene ricondiviso sui social, imitato in tv e difeso a spada tratta in qualsivoglia contesto mediatico rilevante. Tutte cose che probabilmente aiuteranno il risalto crossmediale del cantante.

Essere divisivo

Il successo lo aveva già, quello che gli mancava era la forza del dibattito. Sal Da Vinci non è diventato famoso: era conosciuto anche prima di Sanremo 2026. Si è trasformato, grazie alla spocchia e al dissenso generalizzato, in artista divisivo. Questo è un attributo prezioso nell’epoca contemporanea che, magari, non gli consentirà di svoltare all’Eurovision Song Contest (o magari sì, lo dirà il tempo) ma certamente gli permette di affermarsi ulteriormente in un Paese mediaticamente attanagliato dalle tifoserie. Dove anche in televisione bisogna prendere posizione su tutto: Sal Da Vinci, sì o no? Cazzullo, sì o no?

Nel frattempo il piccolo schermo dà vita all’ennesimo capitolo di un piccolo grande romanzo popolare. Se il Festival di Sanremo 2026, quando era nel pieno della sua realizzazione, è risultato piatto, le conseguenze di una vittoria inattesa hanno riscattato chiunque. Il codice Da Vinci, per così dire, ha avuto la meglio su qualsiasi tipo di schema costituito o polemica preventiva. Con la mano sul petto, io te lo prometto davanti a Dio: Saremo io e te accussì, sarà per sempre sì! Un successo degno di tale nome, tuttavia, si costruisce e si alimenta soprattutto quando – citando Vasco Rossi – c’è chi dice no.