Che Tempo Che Fa, speciale 8 marzo 2026: lezione di Gino Cecchettin sull’affettività, cosa farà in trasmissione

Che Tempo Che Fa torna, come ogni domenica, con il consueto appuntamento settimanale sul Nove. Il talk show di Fabio Fazio, ormai, ha tante dimensioni nell’arco di una singola puntata. Si passa dall’approfondimento dedicato alla stretta attualità, con il commento e l’analisi di alcune tra le più grandi firme del giornalismo italiano, per poi arrivare alla promozione di contenuti (siano essi libri, film o programmi in uscita), fino alle interviste ai personaggi più importanti dello show business italiano. Sportivi, attori, attrici e rappresentanti della cultura dello Stivale. Non mancano, poi, in chiusura di puntata, richiami alla comicità con Luciana Littizzetto e – in seconda battuta – i rappresentanti de Il Tavolo: da Francesco Paolantoni a La Signora Coriandoli.

Un mosaico di possibilità che prevede anche un momento di riflessione profonda. Deve arrivare, in tal senso, proprio in occasione dell’8 marzo 2026. Giornata Internazionale della Donna. Ricorrenza che, sul piano storico, ricorda – a partire dal secondo dopoguerra – la morte di centinaia di operaie che sarebbe avvenuta proprio l’8 marzo del 1908. In tal senso resta il condizionale perché ci sono, ancora oggi, molti dibattimenti sulla veridicità di questo evento.

Che Tempo Che Fa celebra l’8 marzo

La tragedia sarebbe effettivamente avvenuta, ma non il giorno 8 marzo del 1908. Semmai, sempre riguardando le ricostruzioni storiche, si parla del 25 marzo 1911. Il riferimento, poi, non sarebbe alla fabbrica di camicie Cotton o Cottons di New York. Al contrario dovrebbe essere ricordata la tragedia compiutasi all’interno della Fabbrica Triangle: in quell’occasione morirono 146 lavoratori di cui 123 donne e 23 uomini, la gran parte giovani immigrate di origine italiana ed ebraica. Imprecisioni e revisioni storiche a parte, questo evento ha contribuito a porre l’attenzione su temi come parità di genere, diritto al lavoro ed equità di diritti e condizioni sociali.

Fabio Fazio in occasione della Giornata internazionale della donna prepara una puntata speciale di Che Tempo Che Fa
Fabio Fazio durante Che Tempo Che Fa (Instagram profilo ufficiale) – TvBlog

Oggi, la Giornata Internazionale della Donna sottolinea l’importanza per i diritti delle donne, la loro emancipazione, ricordandone conquiste sociali, economiche e politiche ponendo l’attenzione anche su questioni come l’uguaglianza di genere, i diritti riproduttivi (in abbinamento alla Giornata Mondiale della Tolleranza Zero contro le mutilazioni genitali femminili che cade il 6 febbraio) e le violenze contro le donne. Quest’ultimo aspetto, sempre più una piaga sociale da combattere, viene ricordato anche in occasione del 25 novembre. Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Ricorrenza istituita nel 1999.

Fabio Fazio per la parità di genere e i diritti delle donne

In questo contesto storico culturale che intreccia priorità del passato e del presente, guardando verso il futuro, si inserisce anche Che Tempo Che Fa e il mezzo televisivo. La trasmissione di Fabio Fazio, negli anni, si è spesa per riassumere tutte queste necessità e questa attenzione ai diritti condivisi in racconto univoco che possa scuotere le coscienze e ricordare alle istituzioni che la parità di genere e gli altri diritti a cui bisogna inevitabilmente tendere non sono optional negoziabili. Devono diventare priorità nel dibattito sociale, culturale e politico.

Ogni edizione Che Tempo Che Fa ha realizzato contenuti specifici per la giornata dell’8 marzo, anche quando la trasmissione di Fabio Fazio coincideva con date prossime alla ricorrenza. Un modo per tenere alta l’attenzione su temi come l’uguaglianza e la parità salariale, ma anche il rispetto reciproco e condiviso. Nel 2026 l’8 marzo è una domenica, quindi Che Tempo Che Fa scende in campo (termine che piace molto anche sul piano mediatico) con una puntata speciale incentrata proprio sulla Giornata Internazionale della Donna.

La presenza di Gino Cecchettin

La struttura della puntata è la stessa che ritroviamo ogni settimana con l’aggiunta di un’appendice ulteriore. La presenza in studio di Gino Cecchettin. Fondatore della Fondazione Giulia Cecchettin che, insieme al filosofo e divulgatore Lorenzo Gasparrini, inaugura un ciclo di incontri sull’educazione all’affettività che si terrà proprio all’interno della trasmissione televisiva targata Warner Bros Discovery. Un binario comune che non solo rispecchia parte delle attività presenti all’interno della Fondazione, ma trova consenso partendo da una necessità primaria: educare vecchie e nuove generazioni all’affettività e al consenso per prevenire e debellare la violenza di genere.

Queste tematiche sono state più volte sollevate anche dalla politica, ma il dibattito in quel caso è ancora fermo a una questione di competenze: educare all’effettività e al consenso reciproco è possibile e doveroso, ma chi se ne deve occupare? La scuola, la famiglia dei ragazzi e delle ragazze o entrambi i contesti?

Giulia Cecchettin e la sua tragica dipartita

La trasmissione di Fabio Fazio certe situazioni istituzionali non può e non deve sbrogliarle: pensa, semmai, a cercare di aprire gli occhi e la mente del pubblico su un tema che rimane prioritario e improcrastinabile. Bisogna agire e Che Tempo Che Fa propone, in questa fattispecie, una televisione di servizio che in chiaro mostra come comportarsi davanti a certe situazioni attraverso l’esperienza e la preparazione di persone qualificate.

Gino Cecchettin è il papà di Giulia Cecchettin, ragazza di 22 anni barbaramente uccisa dall’ex fidanzato Filippo Turetta l’11 novembre 2023. Il caso di cronaca nera avvenuto a Fossò, nella città metropolitana di Venezia vicino Padova, ha scosso l’opinione pubblica per la barbarie insita a una vicenda che mostrava già dall’inizio segnali di una particolare pericolosità.

La lettera della sorella Elena: “Responsabilità del patriarcato”

Riflettere ulteriormente hanno fatto le parole della sorella di Giulia Cecchettin, Elena, la quale – in una lunga lettera pubblicata sul Corriere della Sera – ha parlato di responsabilità della società nel creare quelli da lei definiti “figli sani del patriarcato”. Il riferimento della giovane è anche a una presunta e crescente “cultura dello stupro”, indicando con tale espressione chi assume comportamenti che ledono la figura della donna, come il controllo, la possessività e il catcalling.

Inoltre, un passaggio significativo in questa missiva scritta dalla giovane ce l’hanno gli ignavi o presunti tali. Coloro che giustificano tali comportamenti, girando la testa dall’altra parte o facendo finta che il problema della violenza e del possesso – all’interno delle relazioni sentimentali – non esista. Da questa insofferenza generale è nata l’esigenza di educare all’affettività e alla cultura del consenso per quanto riguarda la natura e l’espressione dei sentimenti.

Il rispetto della donna e, in particolare, il valore di un rifiuto. Che sia nei confronti di un rapporto carnale o di una relazione. Ciascuno deve poter essere libero di troncare una relazione o rifiutarsi di avere rapporti intimi o contatti di qualsiasi genere se non lo desidera. Deve poter manifestare il proprio punto di vista senza subire violenze o ritorsioni di alcun tipo. Questo è il punto di partenza per un’educazione sessuoaffettiva sana, plurale e condivisa.

La Fondazione Giulia Cecchettin e le sue attività

Da questo tipo di necessità è nata la Fondazione Giulia Cecchettin, in ricordo della ragazza barbaramente uccisa, affinché la sua morte possa aprire un nuovo capitolo sociale e culturale in cui determinate barbarie possano essere evitate o quantomeno rintracciate prima che sia troppo tardi. Le attività della Fondazione sono tante, oltre a supportare le persone vittime di violenza, si fanno appunto corsi all’affettività e all’educazione sessuoaffettiva per dimostrare che cambiare atteggiamento è ancora possibile.

Gino Cecchettin, con validi collaboratori e collaboratrici, proprio come il filosofo e divulgatore Lorenzo Gasparrini, porta avanti questo tipo di attività volte alla rieducazione collettiva e all’assistenza in caso di violenze subite. Televisivamente parlando, l’uomo è stato molto presente in vari contesti. Che Tempo Che Fa lo ha ospitato diverse volte proprio per affrontare questo tipo di tematiche sempre molto delicate e particolarmente complesse.

Il ruolo della televisione

Cecchettin, poi, è stato anche ospite all’ultimo Festival di Sanremo – condotto e diretto da Carlo Conti – dove ha ribadito in poche parole ciò che dimostrerà stasera in diretta sul Nove: “Amore è libertà, non è violenza”. Un messaggio particolarmente importante e fondamentale che, nel corso di Che Tempo Che Fa, verrà ampliato e approfondito in un vero e proprio ciclo di incontri settimanali basati sull’affettività e i nuovi criteri di espressione sentimentale e affettiva che nulla hanno a che fare con possesso e costrizione. A tal proposito, Gino Cecchettin diffonde questo tipo di messaggi anche nelle Università e nelle scuole italiane.

La Fondazione viene promossa, a livello mediatico, in televisione ma il suo operato è sul territorio dove è possibile incontrare le generazioni del presente e del futuro. Il piccolo schermo resta una vetrina importante per gettare il seme della rivoluzione, ma il cambiamento radicale occorre farlo lontano dalla tv cercando di dare il giusto valore e il giusto peso a ogni atteggiamento della nostra quotidianità. Cambiare frequenza, quando si tratta di considerazione e rinascita collettiva, è possibile. E, stavolta, non si parla di televisione.