Sei anni fa abbiamo vissuto il periodo più intenso e particolarmente complicato della storia recente. Il 9 marzo del 2020 l’Italia entrava in lockdown per la pandemia da Covid-19. La penisola ha avuto anche il primato, se proprio è possibile andare “fieri” di questo tipo di riconoscimento, di essere fra le prime porzioni di territorio colpite da questo tipo di virus. Sharon Stone fece un video, a tal proposito, in cui incoraggiava gli italiani in questa situazione particolarmente complessa che successivamente ha riguardato anche il resto dell’Europa e non solo.
Una nuova infezione che, a scalare, ha coinvolto parecchie realtà territoriali e cambiato il concetto di cura e prevenzione. Il Coronavirus oggi è endemico e sta diventando una sorta di consuetudine possibile da controllare e tenere, in qualche maniera, a bada. 6 anni fa non era così: il timore, anche per le tante (troppe) vittime che la patologia ha causato, in Italia e all’estero è sembrato essere piuttosto forte. Per questo, in televisione, nonostante il Paese fosse contingentato e per spostarsi c’era bisogno delle famose autocertificazioni che giustificassero ogni passo, si fece strada la figura dell’infettovologo o virologo che dir si voglia.
Matteo Bassetti e Roberto Burioni
I più accreditati, in tal senso, furono due: Roberto Burioni e Matteo Bassetti, i quali dall’alto dei loro studi in Medicina con la specializzazione in malattie infettive hanno rassicurato gli italiani attraverso spiegazioni puntuali di quel che stava accadendo. In men che non si dica, durante quell’annus horribilis, furono come delle bussole che anche dal punto di vista mediatico orientavano utenti smarriti in preda al panico.

Tutto il lavoro di divulgazione e prevenzione che hanno fatto non viene dimenticato. Tuttavia, in termini di analisi televisiva e mediatica, è impossibile evitare di notare come e quanto la figura del virologo – nel tempo, ossia dal 2020 in poi – si sia modificata. I virologi erano e restano sostanzialmente medici, ma la ribalta mediatica ha fornito loro anche l’attributo di personalità televisive. Come siamo arrivati a questo switch?
La figura del virologo
Il merito (o la colpa) dipende da come vogliate vedere questa metamorfosi è dei social. Nel corso del periodo pandemico, i virologi hanno iniziato a spiegare determinate cose attraverso i social network. Gli account sono diventati vere e proprie piattaforme divulgative in merito a quali comportamenti fosse necessario adottare per evitare rischi e in quale maniera potessimo – tutti – controllare la diffusione del virus. Dal costante lavaggio delle mani alla necessità delle mascherine fino all’importanza dei vaccini, che tipo di vaccino somministrare, quali effetti avrebbe suscitato e tutta una serie di accortezze valide ancora oggi spiegate sui social attraverso storie, slide, dirette e condivisioni.
Tale necessità è arrivata poi in televisione, perchè i media restano fluidi e liquidi in termini di fruizione, se c’è una domanda (anche a livello mediatico) ci si adegua con l’offerta di riferimento. Quindi Burioni, Bassetti e non solo hanno iniziato a popolare, con il tempo e l’evoluzione del Covid-19, studi televisivi portando la propria competenza in materia. Lo sviluppo del dibattito ha portato non soltanto estimatori, ma anche haters. Dunque è iniziato, come spesso capita, il dibattito diviso per “tifoserie”: Bassetti sì, Bassetti no; Burioni sì, Burioni no. In mezzo i no-vax e la diffusione di un certo scetticismo.
Le parodie più riuscite: da Zalone a Luca e Paolo
Si arriva, dunque, al Battesimo definitivo. Il virologo, in questi anni, è passato dall’essere esperto qualificato a diventare l’ospite perfetto. Genera discussione, alimenta argomentazioni e scatena persino il dibattito diviso in fazioni. La ciliegina sulla torta sono le parodie dei comici, che scelgono i virologi come nuova maschera della commedia televisiva: da Zalone a Sanremo a Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu. Ci hanno provato tutti a rifarli. Il confine è stato valicato. Niente è più come prima.
La professione medica non è affatto svilita, anzi. Oltre alla divulgazione scientifica, tuttavia, l’autorevolezza oggi si misura anche in termini mediatici. Più esisti in televisione e maggiormente arrivi a essere accreditato e stimato. Proprio come è accaduto a Burioni a Che Tempo Che Fa o a Bassetti a Scherzi A Parte. Ciascuno sceglie il proprio contesto di riferimento. L’importante è rimanere riconoscibili. Il virologo oggi è addirittura un jolly da potersi giocare per alimentare l’intrattenimento.
Lo scherzo a Bassetti
Infatti Roberto Burioni è passato a parlare di Covid-19 per poi affrontare anche gli altri aspetti relativi alla scienza, alla medicina e alla divulgazione scientifica applicata alla sanità. Tutto questo in uno spazio noto e condiviso televisivamente da moltissimi come Che Tempo Che Fa sul Nove. Bassetti, al contrario, ha scelto Scherzi A Parte: è stato “vittima” di una burla degli autori della trasmissione per poi finire a giocare con Max Giusti circa il suo operato nella quotidianità.
“Trovare oggi un medico che ti ascolti, che sappia capire quello che hai, ciò che ti serve è una cosa rara – ha detto ironicamente il conduttore romano – quindi io ne approfitto”. Insomma i medici, gli infettivologi, oggi sono diventati in qualche modo anche intrattenitori. Si è giunti a tale metamorfosi anche per riabilitare un mestiere nobile agli occhi di una collettività sempre più incredula. Se un medico oggi si ritrova a dover utilizzare la propria fama in questo senso è anche per evitare che i rappresentanti della sanità vengano bollati in maniera errata.
L’intrattenimento come opportunità
Numerosi sono i casi di aggressione a personale medico negli ospedali italiani. Questo perché la paura, talvolta, può diventare odio. In molti, terminato il Covid-19 in quanto emergenza sanitaria, hanno cominciato a guardare i medici sotto una luce – divenuta sempre più forte – diversa. Da salvatori della patria a portatori di sventura, coloro che – secondo luoghi comuni e stereotipi – obbligano la collettività a prendere strade e cure tutt’altro che condivise.
Non è affatto così: un medico resta tale e la sua figura professionale non ha bisogno della ribalta. Questo fattore entra in campo, però, se bisogna costantemente tornare a dimostrare la propria attendibilità. Chi cura non impone un cammino da seguire, semmai traccia una strada. Se per veicolare questo assunto, che fino a 10 anni fa sembrava essere scontato e oggi non lo è più, qualcuno sceglie di allearsi al mezzo televisivo, vuol dire che l’intrattenimento a trazione sanitaria è un rischio calcolato con cui imparare a fare i conti.