Roma – Dottor Jekyll al mattino per chiedere l’unità del Paese di fronte alla crisi iraniana, Mister Hyde al pomeriggio per regolare i vecchi conti politici. In un solo giorno di dibattito parlamentare, la presidente del Consiglio sfoggia il volto più dialogante mai mostrato finora, per poi seppellire le minoranze sotto una valanga di sberle e citazioni avvelenate. Al Senato, infatti, auspica “la coesione nazionale” per affrontare “uno dei tornanti più complessi della storia recente”, propone l’apertura di un tavolo permanente maggioranza-opposizione a Palazzo Chigi e offre la piena disponibilità a un confronto continuo, anche “per le vie brevi”. Ma, concluso il dibattito su Medio Oriente e Consiglio europeo e incassato il “no” dai banchi della minoranza, nella replica alla Camera depone il mazzo di fiori, impugna il bastone e randella da tutte le parti.

In particolare, se la prende con Giuseppe Conte: prima gli contesta “i miliardi spesi per comprare mascherine senza gara da truffatori”, poi la posizione timida sfoggiata nel 2020 dopo il raid Usa in Iraq in cui fu ucciso il generale iraniano Soleimani. Quindi attacca il Pd che accusa di fare “propaganda a buon mercato”, e ai democratici ricorda l’intervento in Serbia deciso “senza passare per il Parlamento”. È qui la differenza, scandisce, tra chi è serio e chi fa demagogia: “Io sono molto contenta di essere diversa da voi”.
Le mine nello Stretto di Hormuz sono un problema per la Marina Usa: ha rottamato i dragamine
Iran, Meloni: bombe Usa vanno bene se governo è democratico?
Che Meloni sperasse davvero in una concreta disponibilità del centrosinistra è improbabile. Tanto più a dieci giorni di distanza da un referendum che neppure lei trascura. Non manca, infatti, la stilettata ai giudici, rei di aver bloccato il trasferimento nei Cpr in Albania anche di migranti irregolari “stupratori di minori”. Questa “generosa” offerta di dialogo serve in parte a rabbonire il capo dello Stato, dando prova di buona volontà istituzionale; in parte a mettere le mani avanti, per evitare che le si possa mai rinfacciare l’essersi blindata nel caso la situazione precipitasse.
Meloni: Mai detto a Conte “vigliacco” o “servo”. Contenta di non essere come voi
Ma soprattutto, la mossa serve a scaricare sugli avversari la colpa di una mancata collaborazione. Il suo intervento, di fatto, è molto più sulla difensiva di quanto non voglia mostrare. Ripete più volte che l’Italia non è e non vuole entrare in guerra, pur riconoscendo che le opzioni che i Paesi europei stanno studiando per sbloccare lo stretto di Hormuz comportano alti rischi. Si accalora: “Qui non c’è un governo complice di decisioni altrui, né isolato in Europa, né colpevole delle conseguenze economiche che la crisi può avere su cittadini e imprese”. Al “non possiamo” della minoranza, affonda il coltello: “Non volete accogliere l’appello all’unità? Va bene, non vi trincerate dietro questioni che non stanno né in cielo né in terra. Ditelo chiaramente”.
Ma queste, in fondo, sono schermaglie politiche a uso dei telespettatori. Nel merito Meloni conferma la sua linea. Continua a non stigmatizzare apertamente e a non concordare: riconosce che l’attacco all’Iran è avvenuto “al di fuori del diritto internazionale”, liquidandolo però come un mero dato di fatto. Un riconoscimento accompagnato da una sfilza di attenuanti per giustificare il contesto: dall’attacco russo all’Ucraina a quello di Hamas del 7 ottobre, fino alle anomalie dell’Onu. Sulla strage di bambine nella scuola colpita a Minab, è invece netta nella sua censura. Passando al fronte interno, risulta più incisivo l’intervento sulle misure per fronteggiare il rialzo dei prezzi.
La fregata italiana Martinengo è a Cipro: come funzionerà la missione di protezione europea
Sul mancato ricorso, per ora, alle cosiddette accise mobili, la premier rimprovera alla sinistra una palese contraddizione: la richiesta continua di tagliare i sussidi ambientalmente dannosi da un lato, e la pretesa di abbassare le tasse sui carburanti dall’altro. Quanto al meccanismo in sé, al momento il gettito Iva extra derivante dai rincari “sarebbe irrisorio”; per utilizzarlo come compensazione per tagliare le imposte, occorre che “i rialzi siano consolidati”. Insomma, pur non essendo un impegno formale, ci va vicino, tanto che ringrazia le opposizioni per aver avanzato una proposta “che stiamo già studiando”. L’esito del voto è scontato in partenza: le risoluzioni di maggioranza passano con 102 sì al Senato e 196 alla Camera. Ma una via praticabile per uscire dal vicolo cieco internazionale che si sta profilando, il governo non l’ha ancora individuata. Come del resto, nessuno in Europa.