Roma – Una pioggia di droni iraniani precipita su Erbil, nel Kurdistan iracheno. E un boato scuote la base italiana di Camp Singara poco dopo le 23 di mercoledì notte. I 141 militari del contingente italiano presenti sono però tutti nei rifugi. L’allarme per il bombardamento era stato dato per tempo. Stanno bene, nessuno è rimasto ferito. È probabile che l’obiettivo non fosse la base italiana che fa parte di un ampio complesso Nato. Il comandante della base, il colonnello Stefano Pizzotti ha detto: “Siamo addestrati per queste situazioni, siamo stanchi, ma il morale è alto”. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani però annuncia: “Stiamo organizzando il rientro del personale”. La base era già al di sotto del 50% dell’organico normalmente presente: 102 militari erano già rientrati nelle scorse settimane, una quarantina spostati in Giordania. Il rientro avverrà probabilmente via terra.
La base di Camp Singara porta il nome dell’antica città di Singara, che fu fortificata nel secondo secolo da Settimio Severo. Da 14 anni i militari italiani della base addestrano il personale dell’esercito curdo peshmerga, impegnato nel contrasto all’Isis in un’area delicatissima al confine con la Siria. Solo nel 2025 sono stati addestrati oltre 1.200 militari.
Comandante Erbil: “Siamo stanchi ma il morale e’ alto”
È possibile che l’attacco non fosse diretto contro la base italiana. Erbil è stata oggetto nella notte di un bombardamento di 17 droni – il numero è stato comunicato dal governatore locale – che hanno preso di mira l’aeroporto e l’adiacente grande area militare all’interno della quale si trova la base italiana. È stata centrata un’area detta ’il fortino’ dove si trova il bar-ristorante della base. Un mezzo è bruciato. Altre due ondate di droni hanno colpito l’aeroporto di Erbil in ieri in mattinata e nel pomeriggio. Secondo funzionari britannici ci sarebbero feriti americani.

L’attacco non è stato rivendicato direttamente dall’Iran ma da una delle formazioni irachene sciite spalleggiate da Teheran che combattono sia gli americani che i curdi. In un video diffuso sui social media – la cui autenticità ieri sera era ancora in fase di verifica – si attribuisce il lancio di droni un gruppo che si identifica come Saraya Awliya al Dam, traducibile come “Brigate dei protettori del sangue”.
La notizia dell’attacco è stata diffusa dopo la mezzanotte dal leader dei Verdi Angelo Bonelli. Ospite di Realpolitik, su Rete 4, ha letto un messaggio ricevuto dal ministro della Difesa. Lo stesso ministro Guido Crosetto ha poi precisato di aver prima informato la premier e poi le opposizioni: “È stato un attacco deliberato – ha aggiunto ieri Crosetto – contro una base Nato e quindi anche italiana. Il rientro di altri militari era già programmato”. Il ministro Tajani ieri ha parlato all’uscita del Question time in Senato: “C’è stato un attacco, come c’è stato in Kuwait, nei giorni scorsi, contro una base che era internazionale, e non era solo una base italiana, dove ci sono tutte le forze della coalizione anti-Stato islamico, uno dei droni ha colpito un edificio, due mezzi italiani, non ha colpito gli uomini, non sappiamo contro chi fosse diretto. L’Italia – ha detto il ministro – non è coinvolta in nessuna guerra”.
Iran, i curdi nel nord dell’Iraq: “Aspettiamo il momento giusto”
Ieri sono continuati i bombardamenti Usa sull’Iran e la risposta di Teheran che ha lanciato contro gli Emirati Arabi dieci missili e 26 droni, tutti intercettati. Il ministro degli Esteri israeliano ha denunciato con un post di X un lancio di missili iraniani contro la città vecchia di Gerusalemme, per motivare la chiusura al culto della Moschea di al-Aqsa. Successive verifiche hanno però smentito il video: risaliva al primo giorno di guerra.