ma, 14 marzo 2025 – “Preoccupazione”. È questa in estrema sintesi, la parola chiave che riassume la riunione del Consiglio supremo di difesa, tenutasi al Quirinale sotto la presidenza di Sergio Mattarella. Alla presenza, fra gli altri, della premier Giorgia Meloni, dei ministri Antonio Tajani, Guido Crosetto, Matteo Piantedosi, Giancarlo Giorgetti e Adolfo Urso, nonché del capo di stato maggiore della Difesa, generale Luciano Portolano, il Consiglio ha confermato che il Paese non partecipa alle operazioni belliche in corso in Medio Oriente, pur esprimendo in una nota “grande preoccupazione per lo scenario di crisi che si è determinato con la nuova guerra in corso a seguito dell’azione militare degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran”.
Bombe a grappolo dall’Iran: colpiti tre siti in Israele
La riunione ha analizzato “i gravi effetti destabilizzanti che questa crisi sta producendo nell’intera regione del vicino medio Oriente e nell’area del Mediterraneo”. Il Consiglio ha espresso una ferma condanna per l’aggressione ai militari italiani a Erbil in Iraq, e ringraziato anche quelli impegnati nella missione Unifil nel sud del Libano e nei Paesi del Golfo. Fra le principali sfide da affrontare, “la crisi dell’ordine internazionale, incentrato sull’Onu, che con la moltiplicazione delle iniziative unilaterali indebolisce il sistema multilaterale anche di fronte a sfide comuni come quelle legate al rischio di realizzazione di armi nucleari da parte dell’Iran”. Per quanto concerne le infrastrutture militari utilizzate nell’ambito degli accordi atlantici, il Consiglio ha confermato che non è stata disposta alcuna deroga alle procedure vigenti.

Siti come Aviano, Sigonella e Camp Darby continuano a operare sotto il comando e i protocolli di vigilanza standard definiti dagli accordi bilaterali. Non sono stati attivati protocolli di emergenza straordinari né sono stati innalzati i livelli di allerta. In tal senso, si è preso atto che “il Parlamento si è già espresso sulle richieste ricevute da parte dei Paesi amici ed alleati di usare le infrastrutture militari presenti sul territorio nazionale e concesse alle forze statunitensi, sempre nel rispetto del quadro giuridico definito dagli accordi internazionali vigenti, che include fra l’altro attività addestrativa e di supporto tecnico-logistico”.
Un passaggio del comunicato accende i riflettori sul fronte interno. E, in particolare, le conseguenze che possono svilupparsi in risposta propria alla guerra in Iran e, più in generale, nell’intero Medio Oriente. “L’estensione del conflitto ad opera dell’Iran – si legge – rischia anche di aprire spazi a forme di guerra ibrida e a gravissime iniziative di organizzazioni terroristiche”. Tornando agli aspetti relativi al contesto libanese, sono state ufficialmente condannate “le continue, gravi violazioni della risoluzione n. 1701 del 2006 (cessazione delle ostilità lungo la “Blue Line” e definizione dell’area tra il confine e il fiume Litani come zona priva di armi o personale militare non autorizzato, ndr) e il ripetersi di attacchi da parte israeliana al contingente di Unifil, attualmente a guida italiana, considerati spropositati rispetto alle pur inaccettabili azioni di Hezbollah”.
È stata la prima seduta del Consiglio supremo di difesa da quando il caso Garofani aprì una breve e intensa polemica di FdI contro il Colle, dopo un articolo de La Verità su un complotto rivelatosi poi infondato. E, si nota in ambienti dell’esecutivo, è stato un confronto importante con il Quirinale, per un “allineamento assoluto”. Dopo il faccia a faccia tra Mattarella e Meloni del 4 marzo, e le comunicazioni della premier al Parlamento, il Consiglio supremo di difesa segna un passo avanti in tal senso.