Linea dura di Tel Aviv: “Invaderemo il Libano”. Spari contro i caschi blu

Roma, 16 marzo 2026 – “Faremo quello che abbiamo fatto a Gaza”. Potrebbe essere ormai imminente l’espansione “boots on the ground” dello Stato ebraico in Libano, al fine di conquistare tutta l’area a sud del fiume Litani e cancellare la struttura militare di Hezbollah. Si tratterebbe, come annunciato da alcune fonti israeliane e americane al sito Axios, dell’invasione del Paese più massiccia dopo il 2006 e che replicherebbe la strategia adottata da Tel Aviv dopo il 7 ottobre 2023 nella striscia di Gaza. L’area interessata sarebbe quella dove opera tra gli altri il contingente di caschi blu Unifil a guida italiana, anche ieri oggetto di spari arrivati da milizie: non sarebbero coinvolti nostri soldati.

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L’obiettivo, filtra da Israele, sarebbe quello di prendere il controllo del territorio, spingere verso nord le milizie di Hezbollah e distruggere i depositi di armi dislocati nei vari villaggi. Sì, perché se da una parte il governo libanese aveva tentato di avviare un dialogo per la normalizzazione dei rapporti – tanto che nei prossimi giorni doveva tenersi un incontro tra i due Paesi –, dall’altra Israele non vuole avviare alcun dialogo con Beirut a seguito degli attacchi di Hezbollah. “Israele aspira alla pace – ha detto il ministro degli Esteri, Gideon Sa’ar – e alla normalizzazione dei rapporti con il Libano in futuro, ma l’unico ostacolo è Hezbollah che continua ad attaccarci”. Sempre Sa’ar ha poi escluso la possibilità che nei prossimi giorni ci possano essere dei colloqui con il governo libanese.

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Intanto il conflitto tra Tel Aviv e l’organizzazione paramilitare sciita prosegue. Un drone israeliano ha colpito l’area di Siniya, mentre l’aviazione ha compiuto nuove incursioni nella valle della Bekaa occidentale, nelle zone di Yahmar e Qalya, e sulle alture di Jbour. Lo Shin Bet, inoltre, ha annunciato l’uccisione in Libano di Muhammad Majed Abd al Salam Tawfiq Zidan, indicato come un militante di origini palestinesi che sotto la direzione degli 007 iraniani aveva pianificato alcuni attacchi contro Israele. Il portavoce dell’Idf ha poi confermato che durante un raid della scorsa settimana è stato ucciso il fratello di Ayman Mohamad Ghazali, l’autore dell’attentato alla sinagoga di Detroit: “Il comandante Ibrahim Muhammad Ghazali era responsabile della gestione delle operazioni di lancio di armi dell’Unità Badr”. Hezbollah ha invece rivendicato una serie di raid contro l’Idf lungo il confine – la cosiddetta Linea Blu monitorata da Unifil, la missione militare dell’Onu di cui fanno parte oltre mille soldati italiani –, attaccando anche un gruppo di soldati israeliani nei pressi della città di frontiera Adaisseh e distruggendo un carro armato a Taybeh.

Sempre il gruppo paramilitare libanese ha realizzato poi una serie di attacchi contro la città di Nahariya e un complesso dell’industria militare dello Stato ebraico vicino ad Haifa. Il ministero della Salute libanese ha riferito che sette persone hanno perso la vita durante i raid israeliani a Sidone e ad al-Qatrani, altrettante sono morte per un attacco a Nabatieh. Tra le vittime ci sarebbero anche quattro bambini. Lo stesso dicastero ha comunicato che dal 28 febbraio scorso il numero delle vittime ha superato quota 800, mentre gli sfollati sono più di 800mila.

Resta da vedere cosa succederebbe ai caschi blu di Unifil a guida italiana – già colpiti più volte dalle forze israeliane, sempre definiti errori (il 5 marzo sono stati feriti seriamente due militari ghanesi)– in caso di un’azione di terra. Il rischio sarebbe quello di ritrovarsi fra due fuochi.