Napoli, 17 marzo 2026 – Non ha pagato tutti i suoi debiti con la giustizia, Gennaro Panzuto: l’ex boss della Camorra, 51 anni, è stato arrestato sabato scorso a Frosinone, in esecuzione di un provvedimento di incarcerazione emesso il 13 marzo scorso: deve scontare 8 anni e 6 mesi di reclusione, pena residua per reati di droga.
In passato ritenuto ai vertici del clan della Torretta e legato all’Alleanza di Secondigliano, ‘Genny terremoto’ è stato latitante: considerato uno dei sicari camorristi più temuti, viene arresto in Inghilterra nel 2007 e diventa collaboratore di giustizia: confessa crimini, indica agli inquirenti luoghi, mandanti ed esecutori di delitti, e porta al ritrovamento di prove e armi.
Tornato in libertà, dopo aver passato 14 anni tra carcere duro e programma di protezione, sbarca sui social e inizia la sua seconda vita come ‘influencer’.
Su TikTok diventa guru dell’anticamorra (oggi vanta 170mila follower e 3 milioni di like), impegnato a dissuadere i giovani dal seguire la strada della malavita. Panzuto racconta la miseria del carcere, la solitudine della latitanza e il tradimento costante tra affiliati. Per la Camorra è il traditore per eccellenza. Ma la sua figura è ambivalente e divisiva.
Per la legge sui pentiti ha esaurito la sua pena (almeno quella che riguarda i reati di camorra). Ma resta un killer, che si è macchiato (per sua stessa ammissione) di diversi omicidi. Con i suoi filmati ha voluto redimere la propria immagine ma è anche riuscito a monetizzare il proprio sanguinario passato, elevandosi a ‘star’.
Non è un caso se magistrati, giornalisti d’inchiesta e associazioni di vittime della criminalità, hanno guardato con diffidenza alla sua sovraesposizione mediatica.