Ed ora l’Italia. Nell’attesa di varare la tranche peninsulare di quel tour 2026 che li ha già visti impegnati in Europa col loro gypsy jazz, Giovanni, Nicholas e Francesco, rispettivamente basso, clarinetto e voce/tromba dei Patagarri, passano nello studio di Soundcheck, il format musicale disponibile sul sito web e sui social del nostro giornale.
– Si torna a suonare a casa
“Il calendario europeo è stato abbastanza fitto, mentre quello italiano concentra l’attività soprattutto nel weekend, lasciandoci un po’ più di respiro tra un’esibizione e l’altra. Il 28 marzo torniamo pure all’Arci Tom della nostra vecchia, cara, Mantova. Non vediamo l’ora”.
L’esperienza in Europa è stata come ve l’aspettavate?
“A dirla tutta, qualche performance di strada nel Sud della Francia l’avevamo già fatta. Ma un vero tour in Europa è il sogno di qualsiasi musicista, quindi, la soddisfazione è stata grandissima”.
Concerti arrivati sulla spinta dell’ultimo singolo “La bomba intelligente”. Pensate veramente, come dice il testo della canzone, che “esploderemo tutti dolcemente”?
“Ovviamente, ci auguriamo di no. Il messaggio provocatorio è dovuto al fatto che la direzione presa dal mondo sembra un po’ quella. Vivere, piuttosto che esplodere, dolcemente sarebbe meglio”.
Citazione qualificante del testo “se il mestiere più vecchio del mondo fosse quello che pensate, forse potevam salvarci e invece no” continuiamo ad ammazzarci.
“Guardandoci attorno, oggi come oggi un po’ di paura è inevitabile. Basta pensare alla crescita esponenziale della richiesta d’armi e al fatto che una delle aziende trainanti dell’economia italiana è, non a caso, la Leonardo. Siamo davanti ad una nuova corsa agli armamenti, basata in particolar modo sui droni e sistemi altamente tecnologici che utilizzano intelligenza artificiale come quelli messi a punto da Palantir, di cui forse bisognerebbe parlare un po’ di più invece di disperdere l’attenzione su problematiche decisamente meno pressanti”.
Le rivelazioni di X Factor di solito non salgono poi sul palco del Primo Maggio per gridare “Free Palestine” sulle note di un celebre brano ebraico quale “Hava nagila”, come avete fatto voi, ma preferiscono rimanere nei loro mondi pop.
“Non l’abbiamo fatto contro qualcuno, ma a sostegno della pace. Ci è sembrato giusto, infatti, rimarcare l’importanza dell’autodeterminazione dei popoli. Diritto negato, in questo particolare momento storico, ai palestinesi. Quell’autodeterminazione e quella libertà ribadite a suo tempo, se non andiamo errati, dalla stessa premier quando sedeva sui banchi dell’opposizione. Potremmo avere degli svantaggi dall’assumere certe posizioni, ma pensiamo che il prezzo della dignità non sia pagabile con alcuna moneta”.
Oltre al Primo Maggio, esperienze straordinarie di un anno straordinario?
“Aver suonato ad Umbria Jazz, sebbene dover salire in scena dopo il Quintetto di Bollani sia stata una bella impresa. Ma anche esserci potuti confrontare sui palchi con un’orchestra iper-professionale come quella di Mirko Casadei o con Ramon, il trombettista cubano della Bandabardò”.
Capitolo Sanremo. Un pensierino quest’anno ce l’avete fatto oppure no?
“Sì, ci abbiamo provato presentando due brani, ‘Sbronzi fuori’ e ‘La bomba intelligente’. Sarebbe stato bello andare, ma non ci hanno preso… per adesso”.
Ogni cosa a suo tempo. Cosa avete in agenda?
“Stiamo lavorando con Tommaso Colliva, produttore di ‘Tua madre’, nuovo singolo in arrivo a breve, e pensiamo di costruire il nostro secondo album (il primo, ‘L’ultima ruota del carro’ è uscito l’anno scorso – ndr) tutto con lui”.