Consiglio Ue, Meloni punta a rivedere la tassa sugli inquinanti: subito “misure di breve termine” per tagliare il costo dell’energia

Roma – È un Consiglio europeo delicato – che rischia di avere molti temi e poche decisioni – quello al quale partecipa oggi e domani la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, volata a Bruxelles ieri sera, dopo il Consiglio dei ministri straordinario che ha affrontato il problema del caro carburanti. Non sarà facile, peraltro, far passare nella Ue la linea del governo italiano per una revisione delle tasse sugli inquinanti, che rappresentano un costo extra trasferito dai produttori sui costi finali dell’energia. Inutile, insomma, aspettarsi decisioni dal Consiglio europeo di questi giorni perché i temi che sono all’ordine del giorno sono tanti e tecnicamente complicati. L’unica certezza è che l’Europa non ha nessuna voglia di entrare nel conflitto e in questo senso ribadirà una distanza dal presidente americano Donald Trump, ma senza attaccarlo.

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Siamo ancora lontani – è questa la sensazione a Bruxelles – dalla possibilità concreta di varare soluzioni condivise in risposta ai problemi che il conflitto in Medioriente sta ponendo ai Paesi membri. Non aiuta il fatto che la crisi energetica stia colpendo in modo asimmetrico, con effetti più gravi in alcuni paesi e più soft in altri. La ‘mission’ di Meloni resta quella di affrontare il nodo del caro prezzi che però presenta un quadro complesso: l’Italia ha un costo dell’elettricità di circa 129 euro/MWh contro i 72,88 della Francia e i 47 della Spagna. La linea del governo italiano è di mettere in campo “misure di breve termine” per ridurre subito il costo, ma anche di immaginare un intervento più strutturale sul meccanismo Ets. Una proposta questa avanzata insieme ad altri otto partner, tra cui Polonia e Grecia, che hanno problemi simili all’Italia e che chiedono che il meccanismo sia rivisto, almeno in parte, “entro la fine di maggio al più tardi”.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky con il re di Spagna Filippo VI
Ukraine’s President Volodymyr Zelensky (L) smiles with Spain’s King Felipe VI during their meeting at the Zarzuela Palace in Madrid on March 18, 2026. (Photo by Pierre-Philippe MARCOU / AFP)

Tra i temi all’ordine del giorno ci sarà ovviamente anche la crisi in Ucraina, con un videocollegamento con il presidente Zelensky: i leader europei dovranno risolvere il problema del blocco del prestito da 90 miliardi da parte dell’Ungheria e della Slovacchia. Il presidente ungherese Viktor Orban ha posto il veto all’accordo che aveva avuto il via libera dal Consiglio europeo del dicembre scorso. I leader europei, Meloni compresa, dovranno ricordargli che “la parola data va mantenuta”.

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La due giorni europea della premier è stata preceduta, come è prassi, da una colazione di lavoro con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Quirinale, dove ieri Giorgia Meloni è salita accompagnata dal vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani e dai ministri Piantedosi, Pichetto Fratin, Giorgetti, Crosetto, Urso, Lollobrigida, Foti e dai sottosegretari Mantovano e Fazzolari.

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La relazione in Parlamento, che solitamente si tiene alla vigilia dell’appuntamento europeo, stavolta è stata anticipata a mercoledì della scorsa settimana, particolare che ha scatenato l’ira delle opposizioni perché, hanno tuonato ieri in Senato, l’ordine del giorno del Consiglio europeo è cambiato in virtù dei fatti degli ultimi giorni e il mandato ricevuto da Meloni è “monco”. In generale, ha attaccato il capogruppo Dem Francesco Boccia “Meloni va ovunque ma non in Parlamento” e certo, gli ha fatto eco il capogruppo Cinquestelle Stefano Patuanelli “è più facile andare da Fedez” che in aula.