Non una frattura comune. Una frattura alla testa del femore. Che ha richiesto un intervento chirurgico e che costerà diverse settimane di terapie e rieducazione. Ma Marco Giallini ha accolto in ospedale ad Aosta, dove resta ricoverato, gli amici e i colleghi della produzione di Rocco Schiavone.
Marco Giallini, cosa è successo
La prima ricostruzione parlava di un inciampo sul sagrato di piazza Chanoux, il salotto buono di Aosta, mentre Marco Giallini stava andando a prendere un caffè con un amico. Una versione che nelle ultime ore è stata corretta dai diretti interessati: a far cadere l’attore non è stato un marciapiede sconnesso, ma un cane che gli è letteralmente saltato addosso.
A fare chiarezza sono stati Mirko Frezza e Tullio Sorrentino, che nella serie interpretano rispettivamente Furio e Brizio, i due amici storici di Rocco Schiavone. I due attori si sono recati all’ospedale Umberto Parini di Aosta per stare vicino al collega e hanno affidato ai social un aggiornamento diretto: “Un cane gli è saltato addosso e lo ha fatto cadere. Si è rotto la testa del femore, ma è stato operato ed è andato tutto bene. Tra qualche giorno lo rivediamo in giro.”
A corredo del messaggio, una foto di Giallini sorridente nel letto d’ospedale e una dedica in romanesco: “Nella buona e nella cattiva sorte, sempre insieme. Nun t’accanammo.”

Il recupero in ospedale
L’intervento per ridurre la frattura al collo del femore, eseguito nel primo pomeriggio di ieri all’ospedale Parini, è tecnicamente riuscito in modo perfetto. Ora si tratta solo di recuperare Giallini, con tempi di guarigione ancora da definire.
Nel frattempo le riprese della settima stagione di Rocco Schiavone, iniziate a inizio marzo e previste fino ai primi di maggio, restano sospese. La Rai sta valutando come riorganizzare il lavoro sul set in attesa che l’attore recuperi.
Tutto sommato c’è anche una certa ironia nella dinamica dell’incidente: Giallini è notoriamente innamorato di Aosta — “giro qui da dieci anni, mi sono affezionato a questa città, ormai parlo anche il patois”, ha raccontato in più occasioni — mentre il suo personaggio, il vicequestore Rocco Schiavone, non sopporta la città e non si farà mai una ragione di questa sorta di esilio…. “Ma è una cosa che fa parte del personaggio che ho scritto” ha spiegato più volte lo scrittore Antonio Manzini.