È morto Umberto Bossi, fondatore della Lega: aveva 84 anni, sognava Tele Padania

È morto Umberto Bossi. Il fondatore della Lega si è spento nella serata di oggi, giovedì 19 marzo, all’ospedale di Circolo di Varese, dove era stato ricoverato poche ore prima in terapia intensiva in condizioni subito apparse critiche. Aveva 84 anni.

Chi era Umberto Bossi

Classe 1941, il “Senatur” — soprannome che gli deriva dalla prima elezione al Senato nel 1987 — è stato una delle figure più dirompenti e controverse della politica italiana degli ultimi quarant’anni. Nel 1984 fondò la Lega Autonomista Lombarda, embrione di quello che sarebbe poi diventato uno dei partiti più influenti della Seconda Repubblica, la Lega Nord.

Inventore del raduno di Pontida, del rito dell’ampolla con l’acqua del Po e dello slogan “Roma ladrona”, Bossi costruì attorno al federalismo e all’identità padana una forza politica capace di spostare equilibri e governi che aveva puntato inizialmente moltissimo su donne e giovani con un lavoro estremamente federale sul territorio.

Deputato, senatore, parlamentare europeo e ministro, Bossi entrò per la prima volta al governo nel 2001 come ministro per le Riforme istituzionali e la devoluzione nel governo Berlusconi II, ruolo che ricoprì di nuovo nel 2008. Alleato ma poi anche avversario di Silvio Berlusconi a seconda delle convenienze politiche, fu lui nel 1994 a far cadere il primo governo del Cavaliere con un celebre “ribaltone” a pochi mesi dal voto.

La malattia e il declino politico

Nel 2004 un ictus lo colpì duramente, costringendolo a una lunga riabilitazione che non gli impedì però di tornare sulla scena anche se visibilmente debilitato.

Nel 2012, travolto dallo scandalo dei rimborsi elettorali, lasciò la guida della Lega dopo oltre vent’anni. A prendere la sua eredità prima Roberto Marone, poi Matteo Salvini che segnò il definitivo cambio di passo del partito, allontanandolo progressivamente dalla visione federalista delle origini. Bossi continuò tuttavia a sedere in Parlamento fino alla fine, rieletto deputato nel 2022 come il più anziano senatore della Camera.

Umberto Bossi
Umberto Bossi, il senatore più anziano della Camera – Credits Lega Ufficio Stampa (Blog.it)

Le prime reazioni

Immediato il cordoglio del mondo politico. Antonio Tajani, ministro degli Esteri e leader di Forza Italia, ha scritto su X: “Con tutta Forza Italia piango la scomparsa di Umberto Bossi, leader storico e fondatore della Lega. Grande amico di Silvio Berlusconi, politico di grande intelligenza, è stato un protagonista di primo piano del cambiamento in Italia.”

L’impero mediatico padano: La Padania…

 La battaglia politica di Bossi non si limitò ai palchi e alle aule parlamentari. Il Senatur capì presto che per costruire una nazione — anche immaginaria — servivano i media. E così, parallelamente all’avanzata elettorale, la Lega costruì un vero e proprio sistema di comunicazione autonomo, interamente orientato alla causa padana.

 Il primo tassello fu il quotidiano La Padania, voluto da Bossi nel 1996 e arrivato in edicola l’8 gennaio 1997 con Bossi nel ruolo di direttore editoriale e politico. Nato nel pieno della fase secessionista, il giornale prese il nome dallo Stato che la Lega voleva fondare.

Stampato in circa 60.000 copie, beneficiò dei contributi pubblici previsti dalla legge sull’editoria per le testate ufficiali di partito — oltre 4 milioni di euro l’anno — ma non riuscì mai a reggere economicamente: le perdite annue si aggiravano intorno al milione di euro. Chiuse i battenti nel novembre 2014, dopo diciassette anni di pubblicazione, lasciando un buco complessivo stimato in oltre 60 milioni di euro di denaro pubblico.

Umberto Bossi
Umberto Bossi, senatore e ministro del governo Berlusconi – Credits Lega Ufficio Stampa (Blog.it)

Telepadania, Radio Padania Libera

 Ma Bossi non si fermò alla carta stampata. Il 12 ottobre 1998 partì Telepadania, l’emittente televisiva del Carroccio, anch’essa strumento di propaganda identitaria e contraltare esplicito alla Rai, accusata dalla Lega di essere espressione del centralismo romano e di ignorare sistematicamente il Nord. La tv leghista divenne la casa delle battaglie padane, degli annunci di piazza e dei comizi in diretta, e fu usata anche per campagne clamorose come quella che invitava i cittadini del Nord a non pagare il canone Rai, definito dalla Lega un tributo imposto da “Roma ladrona” a scapito dei contribuenti settentrionali. A completare il quadro, dal 1997 trasmise anche Radio Padania Libera, nata dalla trasformazione di Radio Varese acquistata dalla Lega Lombarda anni prima.

Tutto questo sistema — giornale, tv, radio — era la proiezione mediatica del sogno padano. E come quel sogno, tramontò lentamente ma inesorabilmente con il declino politico del suo fondatore e l’arrivo di Salvini, che decise di rinunciare a tutta la macchina identitaria e comunicativa sognata dal Senatur.