Cara Cate,
ho 38 anni e lavoro in amministrazione in un’azienda privata. Faccio una vita abbastanza normale: lavoro, casa, qualche uscita con le amiche, niente di movimentato ma nemmeno triste. Ti scrivo perché mi succede una cosa che faccio fatica a spiegare anche alle persone che mi conoscono bene. Con il passare degli anni ho imparato a stare da sola. Non è stato immediato, anzi, all’inizio è stata una necessità, poi piano piano è diventata una scelta. Ho smesso di riempire i vuoti a tutti i costi, ho iniziato a godermi me stessa, le decisioni prese senza doverle condividere o giustificare.
Oggi sto davvero bene così. Il punto è che questo “stare bene” è diventato anche un problema. Perché quando nella mia vita entra qualcuno, anche una persona che mi piace, che mi incuriosisce, che magari in un altro momento avrei vissuto con entusiasmo… io mi blocco. Non subito, all’inizio sono anche coinvolta, poi però appena le cose iniziano a diventare un po’ più concrete, sento come una resistenza. Mi dà fastidio l’idea di dover cambiare i miei equilibri. Anche cose piccole: organizzarmi in funzione di qualcun altro, dover spiegare dove sono o cosa faccio, sentirmi in qualche modo “attesa”.
Non è l’altra persona il problema, sono io che in un certo senso mi irrigidisco. E alla fine faccio sempre la stessa cosa: allontanarmi. Trovo una scusa, prendo tempo, e piano piano sparisco. La cosa strana è che non mi sento sola nel senso classico, non ho quella mancanza costante di qualcuno accanto. Però ogni tanto mi rendo conto che mi manca la condivisione vera, anche delle cose più banali. E lì mi viene il dubbio: ma allora cosa voglio davvero? Perché da una parte sto bene, ho un equilibrio che mi sono costruita con fatica negli anni e che non voglio perdere. Dall’altra però ho paura che questa mia “autosufficienza” sia diventata una scusa per non rischiare più niente a livello sentimentale. Ho la sensazione di essermi abituata così tanto a bastarmi, da non sapere più come si fa a lasciare spazio a qualcun altro senza viverlo come un’invasione. Vorrei reimparare a condividere senza avere la sensazione di perdere una parte di me.
Silvia
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Cara Silvia,
ma io dico: sei giovane! Se tu non mi avessi scritto l’età, avrei pensato, leggendo la tua mail, a una quasi sessantenne con un matrimonio alle spalle che finalmente sta bene da sola. Non mi puoi scrivere così a soli trent’anni: la vita è fatta di condivisione, di incontri e di delusioni.
Sicuramente chi non fa non sbaglia, ma soprattutto chi non fa non vive, a mio avviso, soprattutto alla tua età. Capisco che tu stia bene nella tua dimensione: hai costruito un ambiente che ti piace e un lavoro che ti soddisfa ed è naturale pensare di bastare a se stessi.
Allo stesso tempo, però, credo che le relazioni con gli altri siano una parte fondamentale della nostra vita e di ciò che siamo. Non fanno perdere parte di sé, l’arricchiscono. Ho l’impressione che tu ti stia un po’ rifugiando in una comfort zone, come se ci fosse una certa paura di metterti davvero in gioco e confrontarti con il mondo fuori. Questo, alla lunga, rischia di limitarti più di quanto ti protegga. Potresti anche valutare di iniziare un piccolo percorso di terapia: anche solo una decina di incontri con uno psicoterapeuta potrebbero aiutarti a chiarire meglio alcune cose. Da fuori, sembra che ci sia un blocco su cui varrebbe la pena lavorare.
Basta trovare scuse! Vivi la vita che è solo una ed è meravigliosa,
Caterina