Roma, 21 marzo 2026 – “Il livello di attenzione è massimo”. È il messaggio emerso ieri dal Comitato di analisi strategica antiterrorismo (Casa) convocato al Viminale, in tutta fretta, dal ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi per fare il punto della situazione, dopo l’esplosione nel casale al parco degli Acquedotti di Roma in cui sono morti i due anarchici Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone.
Solo poche settimane fa nella relazione annuale dell’intelligence l’attivismo anarco-insurrezionalista è stato definito “il vettore di minaccia più concreto anche alla luce dei recenti attentati compiuti nel contesto delle proteste contro i Giochi Olimpici Milano-Cortina ai danni della rete ferroviaria nazionale”. Una minaccia “molto vaga” che, tuttavia, – ha sottolineato il vicepremier Antonio Tajani – “non va sottovalutata”. Proseguono, intanto, le indagini per individuare l’obiettivo, ed eventuali complici, di quello che appare a tutti gli effetti un tentativo di attentato. Nella notte tra venerdì e sabato la Digos di Roma ha perquisito le case di cinque appartenenti all’ambiente anarchico, sequestrando vario materiale, e interrogato due persone. Ma, a quanto si apprende, gli inquirenti non avrebbero finora trovato niente di riconducibile all’ipotetica azione criminale di Mercogliano e Ardizzone.
Crollo in un casale abbandonato al parco degli Acquedotti a Roma, due morti
Una prima risposta sembra arrivare dall’analisi del tipo di ordigno esploso e dalla logistica: la bomba assemblata dai due con fertilizzante e un innesco viene considerata poco stabile per il trasporto. Da qui l’ipotesi di un obiettivo vicino al ‘Casale del Sellaretto’. La struttura abbandonata, all’interno del parco degli Acquedotti, potrebbe essere stata scelta per la sua vicinanza, meno di due chilometri, alla stazione Fs di Capannelle, sulla linea Roma-Cassino-Napoli.
Un’azione che seguirebbe i sabotaggi di matrice anarchica alla rete ferroviaria, messi in atto in occasione di Milano-Cortina. “L’infrastruttura ferroviaria – si legge nella rivendicazione pubblicata a febbraio dagli anarchici – è un nodo principale della mobilità di forze e materiali bellici e l’accordo tra Rfi e Leonardo, volto a implementare la logistica militare nella penisola, ne è il più chiaro esempio. Attaccare Rfi quindi è un atto concreto di antimilitarismo e un gesto di solidarietà a tutti coloro che subiscono oggi l’atrocità della guerra e del colonialismo”. Oltre alla stazione le indagini si concentrano anche su altri punti di interesse nel quadrante sud est della Capitale come il polo Tuscolano della polizia e una caserma dei carabinieri.

Sebbene la vicinanza con il referendum sia quantomeno sospetta, e il tipo di ordigno esploso in genere viene preparato e utilizzato in tempi brevi, tra le piste principali al vaglio rimane anche il rilancio della campagna a favore dell’anarchico torinese Alfredo Cospito: il 4 maggio scadrà il regime di 41 bis cui è sottoposto dal 2022 ma il ministero della Giustizia può imporre una proroga di due anni. “La nostra vendetta sarà terribile”, “Fuori tutti dalle galere”, “No al 41 bis”, sono le scritte comparse nella notte tra venerdì e sabato alla fermata Marconi della metro B di Roma. Su alcuni blog è stato pubblicato un documento di diverse realtà anarchiche italiane: “Sara e Sandro sono morti in azione, sono morti combattendo. La guerra sociale – si legge – è anzitutto una guerra”.