I Massoni, i Mafiosi e i “Colletti bianchi” voteranno No al Referendum

In un periodo storico che può preludere ad una guerra mondiale, gli italiani sono chiamati per l’ennesima volta ad occuparsi del funzionamento della loro Giustizia attraverso un Referendum che divide a metà l’elettorato. Voglio subito ricordare che la Riforma del codice di procedura penale è stata avviata nel 1989 da Giuliano Vassalli, uomo della Resistenza, evaso dal carcere assieme a Pertini, Professore emerito alla Sapienza, Presidente della Corte Costituzionale. Un Riformatore di cui ho avuto l’onore di essere amico, che nessuno potrà etichettare con il termine “fascista” per metterlo all’angolo.

Il “Codice Vassalli” prevedeva il passaggio dal sistema “inquisitorio” a quello “accusatorio”: in pratica, dal medioevo all’età moderna. Per non annoiare il lettore, riporterò tra virgolette la definizione di “processo inquisitorio” i cui sinistri pericoli erano indicati da Sir Winston Churchill nell’opera che gli valse il premio Nobel.

“Nella legge romana e nei sistemi che ne sono derivati, un processo si risolve spesso in un’inquisizione. Il giudice può indagare sulla responsabilità dell’imputato e questa indagine è in qualche misura incontrollata. Ne consegue che spesso l’imputato è esposto ad una segreta intimidazione, che la confessione può essergli estorta, che può riconoscersi colpevole sotto la pressione di un ricatto o per evitare le lungaggini e i costi del processo”.

L’ultima Inquisizione giudiziaria in Italia è stata Mani pulite che ha portato alla ribalta, ai limiti della Santità, i protagonisti di quel periodo nefasto. Un cancro che tuttavia non era dovuto solo al protagonismo di un pugno di togati, bensì ad una classe politica frammentata e litigiosa, imbelle e disorganizzata.

Secondo il sistema “accusatorio”, un uomo può essere accusato in sede civile o penale solo di una colpa chiaramente definita e conosciuta dalla legge. Il giudice è un arbitro, che decide in base alle prove e ai documenti che Pm e difesa sono in grado di “dedurre” in condizioni di parità. Questo principio è tuttavia astratto, dal momento che l’accusa si avvale di strutture pubbliche (le polizie) e di mezzi di indagine (dai trojan ai delatori) di cui l’uomo qualunque non può certo disporre.

Residui di tecniche inquisitorie e poliziesche sono sempre presenti nel nostro sistema, perché il cittadino vuole sentirsi difeso dal “banditismo” economico e di strada, ormai diffuso.

Ed eccoci alle “miserie” del dibattito Referendario. Quando il procuratore Nicola Gratteri dichiara, con ironia, che i “massoni” voteranno Sì, sembra ignorare che il presidente della Commissione incaricata di redigere il testo della Costituzione italiana, su cui lo stesso Gratteri ha giurato, era il “massone” Meuccio Ruini.

Un “gigante” del diritto, senza il cui parere Togliatti, Moro o Nenni non si permettevano di votare un solo comma della Suprema Legge.

A scanso di equivoci, voglio chiarire che non sono mai stato un massone perché mia moglie se la rideva all’idea di dovermi lavare il “grembiulino”. Ho peraltro conosciuto grandi “servitori” dello Stato che erano massoni, la cui frequentazione mi ha sempre arricchito sul piano professionale. Non mi sento di definire tutti costoro “colletti bianchi” pericolosi per la società civile, secondo certa cultura giudiziaria che continua a demonizzarli. Rilevo semmai che gli stessi Magistrati costituiscono una categoria privilegiata, una vera e propria Casta di “colletti bianchi”.

Le Corti d’Appello e i Tribunali sono stati spesso guidati da massoni, alcuni dei quali erano iscritti alla P2, una organizzazione “deviata” di cui facevano parte i più grandi esponenti dei partiti democristiani, socialisti, repubblicani, comunisti, e di astri nascenti come Silvio Berlusconi. I giornalisti che dirigevano le più importanti testate, erano massoni. L’Opus Dei è la massoneria cattolica che ha segnato la carriera di importanti manager di aziende statali, di banche e di tutte le Fondazioni “benefiche” del Paese.

Del resto, la Massoneria italiana è sempre contata molto poco: sono quelle di rito scozzese o texano a guidare le fila. Erano massoni molti Presidenti americani a partire da George Washington e i membri della Suprema Corte Usa. Ho segnalato tutto ciò per contestare la tecnica di demonizzare una “categoria di pensiero”, un gruppo sociale o religioso, allo scopo di ricavarne consenso “politico”.

Le sterminate indagini e i maxi processi contro i mafiosi avrebbero dovuto portare alla diminuzione delle “famiglie”. Se le infiltrazioni di questi delinquenti aumentano nonostante le condanne, se i nostri territori sono invasi dalle mafie albanesi, cinesi, russe e nord africane, significa che la via giudiziaria per reprimere la “piovra” è inadeguata, nonostante i sacrifici dei magistrati caduti per la Patria.

Credo proprio che i capi mafiosi daranno l’ordine di votare NO al prossimo Referendum, nella speranza che si vada avanti così. La Magistratura sì è assunta un compito che non è alla sua portata perché le mafie si combattono con i servizi segreti, le polizie e, se del caso, l’esercito, come sta facendo Trump in Messico e in Sud America con i narcotrafficanti.

Le dichiarazioni “disarmanti” di Gratteri e del capo di gabinetto di Nordio, due magistrati di fede opposta, fanno perdere credibilità alla “cittadella” della Giustizia e ci fanno capire che, quella in corso, è una lotta di potere tra fazioni trasversali, che sono fisiologiche a qualsiasi tipo di organizzazione umana. Il vero problema è quello di individuare i “contropoteri” necessari per realizzare il “bene comune” e prevedere le opportune sanzioni dissuasive dei comportamenti devianti.

Per questa ragione, sono contrario alla tecnica del sorteggio per selezionare i membri togati del CSM: si scelgano pure liberamente i loro gruppi e le loro lobby, purché siano chiari e definiti gli interessi perseguiti. Avviene invece che ogni sezione civile e penale della Cassazione può giungere a decisioni diverse per la stessa materia di giudizio, in ragione delle “ideologie giuridiche” correntizie.

Avviene che ciascun magistrato è libero di pensarla a modo suo attraverso una “giurisprudenza” che finisce per diventare “personale”.

Questo spiega perché l’Italia è il paese che detiene il record mondiale di sentenze “riformate”.

È come se in un Ospedale esistessero reparti che adottano Protocolli “sanitari” differenti per curare la stessa malattia. Ed è singolare che tutti i partiti individuino nell’incertezza del diritto e nei tempi della Giustizia, i mali endemici per i quali non esiste “anticorpo” da oltre quarant’anni.

Gli “anticorpi” esistono anzitutto in economia. L’amministratore delegato di un gruppo industriale accentra su su di sé un potere immenso, di cui non sempre fa buon uso.

È vero tuttavia che questo potere è tutt’altro che assoluto. Questi “despoti£ sono infatti soggetti a controlli da parte di diversi gruppi. La casalinga può scegliere il supermercato dove la frutta costa meno. Le banche devono convincersi della stabilità dell’impresa e della sua idoneità a far fronte agli impegni. Si crea in tal modo un sistema di controlli e di equilibri, in grado di impedire che il potere venga esercitato in modo arbitrario. L’inefficienza della direzione porta al fallimento dell’impresa e alle azioni di danno verso i responsabili del tracollo. Non credo che gli errori dei magistrati dipendano sempre dalle loro inclinazioni politiche o ideologiche.

L’omicidio “giudiziario” di Enzo Tortora è stato il risultato di impreparazione professionale, è cioè derivato dalla incapacità di gestire i pentiti e, forse, dall’ambizione degli inquirenti di indagare un personaggio “eccellente”. Posso capire che un giovane laureato in legge scelga di fare il Pm, mosso dal desiderio di perseguire i reati di chi abusa del potere e quindi, anzitutto delle classi dirigenti “economiche” e “politiche”, pensando di dimostrare così che la Legge è uguale per tutti.

Tuttavia, su questa strada, bisognerebbe fare pulizia in ogni settore della società. Anche i sindacati corporativi che occupano gli scali marittimi, le ferrovie e gli aeroporti per ottenere stipendi più elevati, utilizzano metodi mafiosi: il ricatto verso i cittadini-utenti. Lo stesso sindacato è una massoneria perché protegge e tutela gli “iscritti” ai danni dei “non iscritti” e ciò vale anche per le correnti interne della Magistratura.

In Italia, lo spirito “giacobino” ha sempre fatto proseliti, al punto da diventare una “piattaforma elettorale”. La cultura del No si basa proprio sull’idea salvifica della lotta contro i “potentati”, predicata dai qualunquisti e dal “grillismo” ed anche dalla Meloni quando era all’opposizione. La posizione più becera, seguita da un ex democristiano come Clemente Mastella, che pur si dichiara vittima della Giustizia, è la seguente: “Il Referendum non risolve i problemi degli errori frequenti e dei tempi lunghi”.

Chi individua questi problemi deve proporre i rimedi, che, in quella logica argomentativa, possono essere solo la maggior responsabilità disciplinare e civile, posto che il numero dei nostri magistrati è uguale o superiore a quello di ogni altro Stato europeo.

I “Mastella” devono cioè indicare una medicina che è molto più amara della semplice divisione delle carriere. La selezione dei posti di comando nella Magistratura, mi sta bene finché non incide sui diritti collettivi. Le sentenze che escludevano la mobilità, imponevano il livello della mano d’opera o aggiudicavano le aziende al minor offerente, incidevano pesantemente sullo Stato di diritto.

L’obbiettivo più serio del Referendum è quello di interrompere il conflitto tra Ie Istituzioni. Da una parte troviamo il partito più potente d’Italia, quello dei “costituzionalisti”, che difende ogni riga di una legge sovrana che risale al gennaio 1948. Dall’altra parte si collocano Parlamento e Governo che devono adottare provvedimenti rapidi ed energici per affrontare i problemi di un mondo nuovo che i nostri padri costituenti neppure si sognavano. Questo conflitto, letale per qualsiasi società organizzata, può essere risolto solo dal Presidente della Repubblica, il quale rappresenta l’unità nazionale (art.87), presiede il CSM e deve fare osservare la Costituzione. La stessa Costituzione che, all’art. 111, prevede il giusto processo e la sua ragionevole durata. Dobbiamo intanto prendere atto con pragmatismo che esiste una categoria al di sopra delle leggi di mercato, degli indici di popolarità, dell’efficienza e della produttività: la Magistratura. Comunque la si pensi, un gruppo senza gli “anticorpi” necessari per governare se stesso, non può considerarsi esempio virtuoso di “democrazia”.

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