Attore, regista, sceneggiatore e da due anni direttore artistico di LAZIOSound — il programma delle Politiche Giovanili della Regione Lazio nato per trasformare la passione musicale in professione.
Paolo Vita ha preso in mano il concorso alla quinta edizione e lo ha fatto crescere in modo significativo: 700 iscritti in 30 giorni nella sola regione Lazio, vetrine importanti come Area Sanremo e il Mei, con i vincitori della scorsa edizione portati a Casa Sanremo il 24 febbraio scorso. Ora si apre la sesta edizione: iscrizioni aperte da una settimana e fino al 15 aprile. Sei le categorie in gara — con la novità degli Interpreti — e una finalissima fissata per il 16 luglio al Castello di Santa Severa. Lo abbiamo incontrato.
La maturità di LAZIOSound: più vetrine, più ambizioni
LAZIOSound è arrivato alla sesta edizione con un salto di qualità evidente. Vita lo racconta con la soddisfazione di chi ci ha investito molto davvero: “Lo scorso anno abbiamo fatto uno sforzo pazzesco sia per divulgare il marchio che per far conoscere quelle che erano le nostre buone intenzioni — e per fortuna si sono pesate tutte, perché abbiamo seguito questi ragazzi per un anno intero. L’ultima tappa si è concretizzata stata proprio a Casa Sanremo.” Quest’anno il programma si arricchisce ulteriormente: “Si è aggiunta una partnership con la Rai, con Rai Tutta Italiana che consentirà anche uno slot alla dase finale del San Marino Song Contest che porta all’Eurovision Festival. Stiamo cercando di dare qualcosa in più: nonostante l’era dell’algoritmo e delle sonorità comandate per i network, stiamo cercando di mantenere un percorso musicale autorale che comunque è la base per i ragazzi.”
Il sistema mordi e fuggi e i discografici scomparsi
Il tema centrale dell’intervista, però, è quello che Vita conosce dall’interno. Un’industria che ha smesso di investire sui talenti e li usa finché fanno comodo, spesso in modo frettoloso e senza un vero progetto artistico: “Abbiamo riscontrato il danno portato da notorietà improvvise determinate dai social, dal giorno alla notte si diventa personaggi, addirittura artisti che riempiono palazzetti e stadi. Ma poi sappiamo qual è il meccanismo: è tutto molto di passaggio. Esplodi ma se non hai le basi l’anno dopo non hai più capacità, forze, repertorio per continuare. E la tua carriera artistica è già finita. Oppure sei vittima di un sistema che sta diventando sempre di più mordi e fuggi: ti utilizzano finché fai comodo e poi si passa a un altro.”
La figura del discografico vero — quello che scopriva un talento, lo curava e ci credeva per anni — è praticamente scomparsa: “Rimpiango i discografici che ho conosciuto in BMG, in Warner… è proprio vero: il discografico oggi si limita a fare l’accompagnatore di un artista portandolo da un evento all’altro. E lo dico con estremo dispiacere.”
Una sintesi impietosa: “La mia impressione è che oggi Mara Maionchi sarebbe senza lavoro. La Mara Maionchi degli anni Ottanta quella che il talento lo scopriva, nutriva, aiutava e che un passo dopo l’altro lo rendeva un fuoriclasse.”
La TV e i quindici brani che girano in loop
C’è poi il nodo della televisione pubblica, che secondo Vita ha una responsabilità precisa che non sta esercitando: “La televisione dovrebbe dare più spazi alla musica, ma non quella che fa parte dei quindici brani che i network trasmettono: dovrebbe dare spazio a quella musica che si deve ancora conoscere. Dovrebbe esserci una vetrina nelle radio, nella televisione e anche nelle rassegne pubbliche estive. Perché se diamo spazio sempre agli stessi, continueremo a sentire quei quindici brani, uno uguale all’altro.”

Musica e artisti irriconoscibili
Il problema dell’irriconoscibilità è reale: “Oggi puoi sentire dieci artisti e nessuno è riconoscibile. Io sento Fabrizio Moro, lo riconosco. Sento la Pausini, la riconosco. Sento Ligabue, lo riconosco. Manca l’essere riconoscibili alle nuove generazioni: una voce è uguale all’altra. Gli arrangiamenti, i suoni, sembra di ascoltare lo stesso prodotto. Pochi lo dicono perché le analisi fanno paura: ma è così. Quando le TV musicali si pensava che l’immagine avrebbe appiattito la proposta artistica. In realtà tutto si è diversificato e ampliato. Oggi le TV musicali sono morte ma i social non hanno portato alcun elemento di novità”.
La partnership con Rai Tutta Italiana va esattamente in questa direzione: “Peniamo a uno spazio dedicato solo esclusivamente ai giovani e alle nuove proposte. Dopo che ti sei sentito quindici canzoni tutto il giorno in macchina, forse hai davvero voglia di ascoltare qualcosa di nuovo. Un po’ come capita nell’indie: in un mercato musicale preconfezionato, a un certo punto sentivi qualcosa e dicevi —fico, nuovo… Noi stiamo cercando di fare un po’ questo. Mettere una boccata d’aria in circolo.”
Cosa significa davvero accompagnare un talento
LAZIOSound non è solo un concorso: è un percorso. Paolo Vita lo spiega con chiarezza, indicando anche la collaborazione con Gianni Testa di Joseba come uno degli assi portanti dell’edizione: “Grazie anche a Gianni Testa, che come etichetta sposa perfettamente questo progetto e la sua filosofia cercheremo di fare in modo che questi ragazzi registrino pezzi belli, credibili, suonati sul serio, con un arrangiamento ricco e strumenti veri— piuttosto che canzoni buttate lì e limate con l’intelligenza artificiale perché devono solo funzionare sull’algoritmo. Miriamo molto alla qualità ma soprattutto puntiamo a non illudere questi ragazzi, vogliamo offrire loro un percorso che per loro possa essere davvero un inizio.”
Il modello che ha in testa è quello di un tempo, ma adattato al presente: “Mi piacerebbe che ci fosse un’attenzione maggiore d aparte dell’industria e degli editori: non sarebbe un tornare indietro, sarebbe ricominciare a fare un lavoro così come devrebbe essere fatto. Captare un talento, curarselo e fare in modo che quando si affaccia al di fuori dello studio abbia un minimo di preparazione e di forza per esprimersi. Quello che succedeva negli anni Ottanta e Novanta difficilmente lo vedremo di nuovo, probabilmente. Ma possiamo essere quel polo alternativo che parte dai contenuti prima di spedirli sui social, in radio o nelle vetrine importanti.”
Iscrizioni, categorie e finalissima al Castello di Santa Severa
Le iscrizioni alla sesta edizione di LAZIOSound sono aperte fino al 15 aprile. Possono partecipare tutti i musicisti emergenti under 35 residenti o domiciliati nella Regione Lazio. Le sei categorie in gara sono Jazz, Urban, Cantautorato, Classica, Elettronica e — novità di quest’anno — Interpreti. Dal 15 aprile inizierà la fase di ascolto, con le finali di categoria tra maggio e i primi di giugno in varie location del Lazio. La finalissima sarà il 16 luglio al Castello di Santa Severa.
A presiedere la giuria sarà un nome di qualità assoluta Sergio Cammariere, anche lui confermato per la seconda stagione, con Vita nel ruolo di direttore artistico. In palio per i sei vincitori di categoria il supporto alla produzione di un singolo e un videoclip professionale, la distribuzione digitale, la consulenza di comunicazione e la partecipazione gratuita al LAZIOSound Campus. I vincitori si esibiranno inoltre a Casa Sanremo 2027, mentre al vincitore assoluto andrà la produzione di un intero album — e, novità di quest’anno, la partecipazione di diritto al San Marino Song Contest, trasmesso sulle reti Rai.