I Referendum funzionano anche in televisione: gli speciali elettorali diventano un evento collettivo

Se in Italia c’è una band che si chiama I maratoneti di Mentana, vuol dire che uno stile televisivo è diventato cult. Durante le chiamate elettorali, che si tratti di Referendum o elezioni di qualsiasi tipo, imperversano gli speciali tv e nello specifico le maratone Mentana. Alle persone piace andare a votare (dovrebbe essere prassi, ma nel passato recente non è stato così), come indicano le percentuali di persone che hanno popolato le urne in occasione del Referendum sulla Giustizia, anche per godersi poi il responso successivo. Il giorno dopo un’elezione c’è sempre l’analisi tra vittoriosi e sconfitti.

Le questioni politiche le lasciamo agli organi competenti, ma in ambito televisivo ha vinto il format specifico. Gli speciali elettorali – compresa la maratona Mentana su La7 – hanno ottenuto percentuali importanti e sopra la media. La politica, anche in televisione, non fa più paura. Non c’è più quell’allergia al talk e al dibattito inerente ad analisi e confronti.

Il Referendum sulla Giustizia in televisione

Durante l’anno, infatti, a qualunque livello, ci sono i talk show che si occupano di sviscerare i nuovi equilibri politici vigenti tra sondaggi, approfondimenti e anche un poderoso dibattito d’opinione fatto e portato avanti da rappresentanti delle varie forze in campo mentre il conduttore o la conduttrice di turno è chiamato o chiamata alla moderazione. Tenere i toni del dibattito in maniera equilibrata non è solo una possibilità, diventa un dovere nel momento in cui occorre tirare le somme e restituire un quadro veritiero della situazione.

Propaganda Live special Referendum su La7
Diego Bianchi durante lo speciale Referendum di Propaganda Live (Instagram profilo ufficiale) – TvBlog

La platea italiana ha capito che non vuole sentire, soltanto, personalità che si parlano addosso o si azzuffano dialetticamente. Il pubblico sente l’esigenza di un confronto serrato nel merito e si diverte, qui entra in gioco anche la componente relativa all’intrattenimento, a immaginare le reazioni rispetto a un esito che sembrava scontato e invece si è rivelato sorprendente.

La politica torna a essere evento mediatico condiviso

Esiste, poi, un’altra abitudine che coinvolge televisivamente gli italiani quando si parla di politica: si tratta di lanciarsi in anticipazioni numeriche e statistiche. Nello specifico, le percentuali di voto – relative in questa particolare chiamata al fronte del Sì e No – e il distaccamento tra una fazione e l’altra. Ogni spettatore si diverte prima che inizino i sondaggi e gli Instant Pool a immaginare il divario fra un partito e l’altro, una corrente e l’altra.

Questa serie di fattori ha promosso la “pagella politica”, con relative analisi e dissertazioni, a un evento collettivo. Nell’epoca dell’on demand che premia le singole visioni, senza orari e senza limiti, è tornata in auge la visione collettiva. La politica diventa un evento plurale, atteso e commentato anche sul piano televisivo. In occasione del Referendum sulla Giustizia gli italiani hanno riscoperto un valore univoco: diventare nuovamente platea interessata e assorta nell’arco di un rituale laico collettivo figlio anche di una necessità complice. Sono tornate le serate sul divano, i pomeriggi in gruppo per attendere le interviste ai protagonisti e gli esiti regione per regione.

Le percentuali di un successo

Un clima – mediaticamente parlando – da Mondiale di Calcio. L’Italia unita di fronte agli schermi per commentare, vivere, analizzare una svolta civile che diventa anche politica. Non contano, nello specifico dell’analisi, le argomentazioni. Conta il modo in cui parte del Paese ha scelto di fruire ogni aggiornamento. La politica, dunque, mediaticamente, torna a essere un evento che suscita interesse e crea dibattito anche nelle case e nelle strade.

Questa tendenza si era un po’ persa e la ritroviamo persino guardando i numeri. Lo speciale di Mentana è arrivato al 12,8% di Share. La serata de La7 con Propaganda Live è arrivata quasi al 10% di Share. Su Sky TG24 addirittura picchi di 4 milioni con 122mila spettatori medi e uno Share arrivato al 3% di media nei picchi complessivi. Molto positivi anche i dati web e social, con 13,7 milioni di pagine viste e 16,5 milioni di video views sulle piattaforme, che fanno della giornata uno dei migliori risultati di sempre per la copertura digital e online del canale.

In Rai invece si va verso un interesse pari al 14-17,5% di Share relativamente alla rete ammiraglia di Viale Mazzini. Gli speciali dedicati, come quello di Bruno Vespa in preserale, toccano il 22% di Share. Esiste – e non può essere ignorata – una nuova voglia di guardare la politica in tv. I talk show, di qualunque tipo, prendono nota per replicare serate come quelle appena trascorse. Le maratone non si fanno più soltanto con le serie più amate, ma anche e soprattutto grazie allo spoglio elettorale e ai nuovi paradigmi della politica.