Grande Fratello Vip, ascolti flop e rischio chiusura: quando il format non basta più

Tre puntate e altrettante delusioni. Il Grande Fratello Vip 2026, partito il 17 marzo su Canale 5 con Ilary Blasi alla conduzione e le opinioniste Selvaggia Lucarelli e Cesara Buonamici, non ha ancora convinto il pubblico.

Grande Fratello, dai in forte flessione

Il debutto del nuovo GFVip ha raccolto 2.146.000 spettatori con il 18,4% di share — il peggior esordio degli ultimi anni per il format, inferiore persino al debutto della versione NIP condotta da Simona Ventura, che aveva totalizzato 2.234.000 spettatori prima di essere rapidamente accorciata e tolta dal palinsesto.

Ma è nella seconda puntata che il calo è stato netto: 1.672.000 spettatori, 14,3% di share, con Ilary Blasi surclassata da Antonella Clerici e The Voice. La terza, andata in onda il 24 marzo, ha segnato una lieve risalitaa 1.813.000 spettatori con il 15,3% probabilmente anche per via di una controprogrammazione meno consistente: e comunque ma non è bastata a evitare il sorpasso da parte di DiMartedì su La7, che nella stessa fascia oraria ha toccato il 15,2% di share. Un talk show di approfondimento politico che batte un prime time di Canale 5 in diretta è un dato che racconta molto. La media delle prime tre serate si attesta attorno a 1,8 milioni di spettatori e al 16% di share. In certi momenti della serata lo share è sceso fino a sfiorare il 9%.

Il confronto con The Couple e lo spettro della chiusura

I numeri evocano un precedente scomodo. L’anno scorso, sempre con Ilary Blasi alla conduzione, The Couple aveva debuttato con 2.234.000 spettatori al 18,6% per poi crollare a 1.557.000 alla seconda puntata e a 1.328.000 alla terza, prima di essere chiuso senza nemmeno una finale degna. L’andamento del Grande Fratello Vip 2026 non è dissimile: stesso schema di debutto non esaltante, stesso calo immediato, stessa curva preoccupante.

Da Mediaset rimbalzano voci discordanti: si parla di un ultimatum interno: una settimana, dieci giorni di tempo per provare a invertire la tendenza, poi la decisione definitiva. Sul tavolo c’è l’ipotesi di ridurre la durata del programma rispetto alle sei originariamente previste.

Mediaset scommette sul Grande Fratello due prime serate settimanali, tante: ma è anche vero che ha investito molto nella realizzazione del programma.

Grande Fratello, controprogrammazione feroce

Il calendario delle prossime puntate non aiuta. Venerdì il GF Vip dovrà vedersela con la finale di The Voice su Rai 1, che può contare sul tipico effetto traino di un talent al rush conclusivo oltre sulla fidelizzazione di un pubblico che ha dimostrato affetto sia nei confronti del format che di Antonella Clerici, capace di rinnovare il successo di serie in serie con concorrenti senior e junior.

Molto peggiore la prospettiva per martedì 31 marzo: perché se l’Italia dovesse vincere il playoff con l’Irlanda del Nord, ci sarà la finale per la qualificazione ai Mondiali in prima serata (ore 20.45, gli orari sono già stati fissati in contemporanea dalla UEFA per tutte e quattro le partite in programma) — un evento capace di azzerare qualsiasi concorrenza. Anche se… anche se in realtà la partita – ovviamente in chiaro su RAI 1 – potrebbe andare a danneggiare pesantemente La Ruota della Fortuna di Gerry Scotti togliendo traffico e audience a tutta la prima parte del GF fino alla sua conclusione, indicativamente due ore più tardi.

Due serate quasi proibitive che potrebbero rivelarsi decisive per il futuro del programma.

Grande Fratello Vip 2026 Ilary Blasi
Ilary Blasi alla conduzione del Grande Fratello di questa edizione – Credits Mediaset (TVBlog.it)

Pier Silvio Berlusconi abbassa le aspettative

Di fronte alle polemiche seguite al caso Signorini-Corona e alla deludente performance dello scorso anno, Pier Silvio Berlusconi ha scelto la linea della difesa istituzionale. Ha spiegato che la decisione di produrre il programma è stata presa insieme a Endemol Shine Italy perché il Grande Fratello è uno di quei prodotti centrali nella storia della televisione moderna che deve continuare ad andare avanti.

Anche sui numeri ha invitato a pazientare: “Troppo presto per dare un verdetto” ha detto incontrando la stampa a Cologno qualche giorno fa. E ha aggiunto che un Grande Fratello ci sta, anche senza i numeri di una volta, che per altro non ci sono più per nessuno.

Una dichiarazione onesta nella sostanza ma che, letta tra le righe, suona come un abbassamento definitivo delle aspettative. Mediaset sa già che i fasti del passato non torneranno per lo meno con questo format. La domanda è se i numeri attuali siano comunque sostenibili.

Un format che ha perso il suo pubblico giovane

Il problema del Grande Fratello Vip non è solo congiunturale. Secondo le analisi circolate in questi giorni, il programma ha perso appeal anche tra i giovani, storicamente il pubblico più vicino al reality. C’è chi lamenta l’inizio troppo tardivo della prima serata — sempre dopo le 22 per lasciare spazio alla Ruota della Fortuna — chi sottolinea che il format non ha più nulla di nuovo da raccontare.

La critica più radicale, e forse più lucida, è quella che non guarda ai singoli elementi — cast, conduttore, opinioniste — ma al contenuto: trent’anni di Grande Fratello hanno esaurito la capacità del format di sorprendere. Il pubblico conosce già tutte le dinamiche, tutti i copioni, tutti i meccanismi. E non basta ingaggiare Selvaggia Lucarelli per cambiare questa percezione.

Non solo… il tentativo a volte molto forzato di incoraggiare dinamiche emotive, come accade per format come Uomini e Donne o Temptation Island, sembra avere molto meno successo. E poi ci sono le discussioni sul cast: davvero ampio, ma con sette-otto concorrenti che fino a questo momento hanno detto poco o nulla.

Grande Fratello, il paradosso dell’investimento

Qui sta il vero nodo. Mediaset ha investito in modo significativo su questa edizione — cast di un certo livello, conduttrice di richiamo, opinioniste di peso, doppio appuntamento settimanale — proprio per rilanciare un brand che la versione NIP aveva ulteriormente logorato. Chiudere in anticipo sarebbe un’ammissione di sconfitta costosa non solo in termini economici ma di immagine. Non farlo, proseguendo con numeri insufficienti, rischia di logorare ulteriormente il format e i professionisti coinvolti. È la trappola classica di chi ha scommesso troppo su qualcosa che il mercato ha già deciso di non volere più.

Il Grande Fratello non è morto di un colpo secco. Si è spento lentamente, edizione dopo edizione, finché il pubblico ha smesso di accorgersene. Quindi con buona pace di tutti la scelta potrebbe essere quella dell’eutanasia: un accompagnamento alla fine di un format glorioso cui tuttavia il pubblico non sembra più volere prestare attenzione.