Netflix Italia: dieci anni di scommesse, qualche successo e un’identità ancora da trovare

Sono quasi dieci anni. Netflix sbarca in Italia il 22 ottobre 2015. È uno spartiacque davvero globale per il mercato audiovisivo nazionale, l’inizio di una nuova era ma anche di una nuova generazione di fruitori del mezzo televisivo.

In un sistema televisivo estremamente complicato come quello italiano, con una rete di stato che si comporta come una qualsiasi rete commerciale privata e una serie di concorrenti fortissimi sulla tv in chiaro e generalista come Mediaset, Sky, Discovery e Cairo, i primi anni del colosso sono cauti, quasi timorosi.

Netflix, dieci anni in Italia

Le prime co-produzioni originali italiane sono due film — la commedia adolescenziale Slam di Andrea Molaioli e il drammatico Rimetti a noi i nostri debiti di Antonio Morabito — che passano quasi inosservati.

La prima vera serie originale italiana è Suburra, lanciata nel 2017: un crime romano cupo e muscoloso, costruito sul successo del film omonimo di Stefano Sollima. Suburra funziona, viene rinnovata per più stagioni, trovando un suo pubblico anche fuori dall’Italia. È il primo segnale che Netflix può fare cose interessanti nel nostro paese affidandosi a una cifra narrativa riconoscibile e non sempre commerciale e confortante.

Nei tre anni successivi arrivano Baby, Luna Nera e Curon — tre tentativi di conquistare il pubblico giovane con trame adolescenziali o venature soprannaturali estremamente appealing dopo le saghe di Twiligh, che si rivelano, in misura diversa, non travolgenti.

Baby, ispirata allo scandalo delle baby squillo della Roma bene, accumula spettatori grazie all’argomento pruriginoso ma non convince come prodotto seriale. Luna Nera e Curon vengono promosse come il grande salto italiano nel fantasy e nell’horror, ma soffrono di budget non adeguati insufficienti e di una scrittura debole rispetto ai modelli internazionali cui ambiscono. Il confronto con Dark in Germania, con La Casa di Carta in Spagna o con i noir scandinavi è impietoso: quei paesi hanno trovato una cifra narrativa propria, un tono riconoscibile. L’Italia di Netflix continua a tentare e a studiare ma fatica a trovare una voce propria.

La svolta: quando funziona il coraggio

Il punto di svolta arriva con Strappare lungo i bordi di Zerocalcare, lanciata nel 2021. È una serie animata, breve, con un’estetica volutamente grezza e un linguaggio iperlocale — romanesco, generazionale, quasi intraducibile — che diventa un fenomeno internazionale. Il segreto, secondo molti osservatori, sta proprio nel fatto che Netflix non è intervenuta per normalizzare e globalizzare il 0prodotto. Anzi… ha lasciato che Zerocalcare raccontasse la sua storia nel suo modo, senza filtri. Il risultato è qualcosa che riesce a essere profondamente locale e al tempo stesso universale — esattamente quello che le produzioni più ambiziose e patinate non erano riuscite a fare.

La conferma arriva nel 2022 con Tutto chiede salvezza, serie tratta dal romanzo di Daniele Mencarelli, ambientata in un reparto psichiatrico. Un prodotto piccolo, senza grandi star, che però convince critica e pubblico con una scrittura onesta e personaggi reali.

Quando nel 2024 arriva Supersex — la serie sulla vita di Rocco Siffredi con Alessandro Borghi la strada è tracciata: il prodotto diventa la serie italiana più vista di Netflix nel mondo per quell’anno, con 33,2 milioni di ore di visione globali e sei settimane nella top 10 italiana. È un biopic provocatorio, ben prodotto, capace di parlare di Italia al mondo usando un personaggio che il mondo già conosce. Il modello funziona.

I grandi investimenti e Il Gattopardo

Parallelamente alla strategia dei titoli medi, Netflix ha cominciato a investire su produzioni kolossal. Il Gattopardo — adattamento seriale del romanzo di Tomasi di Lampedusa con un cast di primordine (Kim Rossi Stuart, Benedetta Porcaroli e Deva Cassel), prodotto con un budget di oltre 40 milioni di euro — è il simbolo di questa ambizione.

La serie arriva nel 2025 con una veste visiva imponente, location siciliane ricostruite, una produzione internazionale che vede coinvolti sceneggiatori britannici accanto a quelli italiani. È la dimostrazione che Netflix, quando vuole, può portare l’Italia al livello produttivo delle grandi serie europee di punta.

La Casa di Carta Corea serie tv
La Casa di Carta, uno dei titoli di maggiore successo di sempre di Netflix – Credits Netflix (TVBlog.it) © Jung Jaegu/Netflix

Netflix, dieci anni dopo

In dieci anni la piattaforma ha distribuito oltre mille titoli italiani nel mondo, generato un impatto economico stimato in 1,1 miliardi di euro, impiegato 5.500 persone nelle proprie produzioni italiane tra il 2021 e il 2024, e negli ultimi tre anni ha raddoppiato i propri investimenti nel paese.

Tinny Andreatta, vicepresidente Netflix dei contenuti italiani, ha dichiarato che Netflix produce contenuti locali non per obbligo normativo ma perché è un business che ha senso economico e culturale: le storie locali sono ciò che il pubblico italiano vuole. E sono storie che proprio perché rappresentano l’immaginario italiano possono anche funzionare all’estero.

Nerflix, il problema che resta sul tavolo

Eppure qualcosa non torna del tutto. Netflix Italia ha prodotto molto, ha speso parecchio raccogliendo avuto successi significativi. Ma ha anche dimostrato una certa difficoltà nel costruire una linea editoriale coerente. Il catalogo italiano della piattaforma è un insieme di generi spesso giustapposti senza una logica precisa: crime romano, teen drama, period drama, biopic, animazione, reality musicale.

Ogni prodotto sembra rispondere a un’esigenza isolata piuttosto che a una visione complessiva. Il risultato è che, a differenza della Spagna — che con La Casa di Carta ha creato un brand internazionale riconoscibile — o della Corea — che con Squid Game ha stabilito uno standard globale di livello altissimo, cosa che l’Italia di Netflix non è ancora riuscita a fare.

La strategia per il 2026, presentata con la formula “l’anno delle stelle”, punta sulla qualità produttiva e sulla varietà dei generi. È una promessa ambiziosa. Il percorso fin qui ha dimostrato che Netflix sa fare cose eccellenti in Italia quando si fida dei propri autori e lascia che le storie parlino senza voler essere tutto per tutti.