Lavoro domestico, le parti sociali chiedono riforma di un settore cruciale per la cittadinanza

Roma, 30 marzo 2026 – Una riforma organica del settore del lavoro domestico è urgente e non più rinviabile. È quanto le parti sociali firmatarie del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro del comparto – Fidaldo (composta da Nuova Collaborazione, Assindatcolf, Adld, Adlc), Domina, Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs e Federcolf – hanno evidenziato nella piattaforma unitaria inviata alle massime istituzioni: Presidente del Consiglio dei Ministri, Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Ministro dell’Economia e delle Finanze, Ministro dell’Interno, Ministro per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità e Ministro per le Disabilità.

Cinque i punti sui quali si chiede un intervento legislativo prioritario, per garantire al lavoro domestico, alle famiglie datrici di lavoro, alle lavoratrici ed ai lavoratori domestici i diritti riservati a tutti gli altri settori:

  • tutela economica in caso di malattia;
  • tutele economiche e normative in caso di maternità e genitorialità;
  • agevolazioni fiscali e contributive per le famiglie datrici di lavoro che applicano correttamente il contratto del settore;
  • superamento dell’attuale gestione dei flussi migratori che favorisca l’accesso nel Paese di migranti – che rappresentano una quota significativa degli addetti di un settore in cui le famiglie esprimono un crescente bisogno di cura – promuovendo accoglienza e inclusione;
  • contrasto del lavoro irregolare e, allo stesso tempo, valorizzazione del lavoro domestico come importante misura a sostegno della disabilità, della non autosufficienza e della genitorialità.

Il settore, che rappresenta uno dei principali strumenti di conciliazione tra tempi di vita e di lavoro e un fattore decisivo per la partecipazione delle donne al mercato del lavoro, coinvolge oltre 1,5 milioni di cittadini tra assistenti familiari, famiglie e persone assistite, contando circa 817.000 lavoratori regolari e oltre 900.000 famiglie datrici di lavoro, con una spesa privata che, oltre a rappresentare un risparmio significativo per lo Stato, corrisponde allo 0,9 del PIL nazionale.

Alle quote di lavoro emerso deve però essere sommata la percentuale straordinariamente elevata di lavoro irregolare, grande piaga del settore, unica per proporzioni nel mondo del lavoro.

“L’irregolarità compromette la dignità del lavoro, limita l’accesso ai diritti sociali e previdenziali, indebolisce le famiglie e priva lo Stato di risorse fiscali e contributive rilevanti”, dichiarano le parti sociali firmatarie della piattaforma. “Al lavoro domestico non si riconosce ancora la funzione essenziale che assolve nel sistema di welfare familiare e nazionale, garantendo cura e assistenza a bambini, anziani e persone con disabilità, e le norme che regolano il settore non risultano adeguate a rispondere ai bisogni reali né delle famiglie, né delle lavoratrici e dei lavoratori”.