“Una potentissima emorragia, quasi un litro e mezzo di sangue perso in poco tempo. Un fendente arrivato a mezzo millimetro dall’aorta”. È da queste parole che comincia la lettera di Chiara Mocchi, la docente ferita da un suo alunno tredicenne nella scuola media di Trescore Balneario, oggi fuori pericolo e ricoverata all’ospedale Papa Giovanni XXIII.
Nella lettera, dettata al suo legale, la professoressa ricostruisce l’aggressione e il momento in cui ha rischiato di morire: “Un alunno tredicenne – confuso, trascinato e ‘indottrinato’ dai social – mi ha colpita all’improvviso, ripetutamente al collo e al torace con un pugnale”. A salvarla, racconta, è stato “il coraggio immenso di un altro mio alunno, ‘E.’, anche lui tredicenne, che mi ha difesa rischiando la sua stessa vita”.
Il racconto si sposta poi sui soccorsi: “Dal cielo è arrivata l’eliambulanza del servizio ‘Blood on Board’. Mi hanno caricata in un istante”. E ancora: “Nel momento del decollo, ho visto dall’alto le finestre della mia scuola: prima vuote, poi improvvisamente riempirsi dei volti dei miei amati ragazzi. Mi salutavano agitando le mani con disperazione, le lacrime agli occhi”.
Poi il buio: “Abbiamo pochi secondi, la stiamo perdendo, ora o mai più”, ricorda di aver sentito. “La luce nei miei occhi si è spenta”. Ma è lì che qualcosa cambia: “Ho percepito la vita tornare indietro, come se rientrasse lentamente nel mio corpo”. Una voce scandiva: “Ancora una sacca… presto, ancora una!”.
Quel sangue donato — sottolinea — “ha ricominciato a circolare nel mio cuore”. Ed è proprio ai donatori dell’AVIS che la professoressa affida il suo grazie più profondo.
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