Maccio Capatonda torna con la Gialappa’s e scopre il “paradosso” dei talk crime

Marcello Macchia ha capito già da tempo che c’è vita oltre La febbra. Maccio Capatonda fa dell’arte del nosense il proprio vessillo: portare avanti il concetto di surrealismo nella comicità non è semplice. L’attore ce l’ha fatta agli inizi del Duemila con i trailer: La febbra, La febbra 2, L’uomo che usciva la gente e numerosi titoli di lanci che ricordiamo come se fossero capolavori. Effettivamente lo sono se pensiamo che, poi, artisti usciti da quel contesto umoristico oggi sono capisaldi del piccolo e grande schermo.

Uno su tutti: il celebre Luigi Luciano, meglio conosciuto con lo pseudonimo di Herbert Ballerina. Maccio Capatonda è una maschera comica lungimirante e ricca di potenziale, bagaglio che mette a disposizione sia nei corto che nei lungometraggi. La comicità è il suo habitat, ma anche il terreno che usa per sparigliare le carte.

Maccio Capatonda e la Gialappa’s Band: un sodalizio che si rinnova

Lo ha fatto con film che ancora oggi tutti ricordiamo: da Italiano Medio a Omicidio all’Italiana. Senza dimenticare la serialità con Sconfort Zone, rispetto al passato recente, The Generi e Mario. Un universo che non si esaurisce al cinema e in tv, ma prosegue anche sui social e conserva la medesima linea narrativa. La forza di Maccio, del personaggio portato avanti da Marcello, è quella di evolversi senza snaturarsi. Per questo non ha problemi a tornare nel luogo in cui è diventato famoso: i programmi della Gialappa’s Band sono la sua oasi televisiva (citazione che piace molto all’ex trio, oggi duo comico) in cui può sperimentare anziché tornare all’antico.

Chiunque si sarebbe aspettato i consueti trailer, ma è rimasto – ancora una volta – stupefatto. Marcello Macchia, in questo caso, nella nuova edizione del GialappaShow, ricalca le orme di Fabio De Luigi che aveva portato alla ribalta la parodia di Carlo Lucarelli con Ombre sul Giallo. L’entrata a effetto, il gesto iconico con la mano e la tipica frase d’ingresso: “Paura, eh?”. Poi si passava a una narrazione sconclusionata e goliardica dei casi più estremi che faceva ridere proprio perché sapeva essere così assurda e assolutamente credibile.

I talk crime strizzano l’occhio al teatro dell’assurdo: nasce Storie Male

La forza interpretativa di De Luigi non si discute, esattamente come la vis comica di certi autori. Gli stessi che oggi, in questo particolare cammino che non è un eterno ritorno ma un’operazione nostalgia improntata su nuovi binari, accompagnano Maccio. Il quale torna sul piccolo schermo con Storie Male. Una sorta di parodia di quello che dovrebbe essere “Storie Maledette”, ma non c’è la Leosini. Quello è materiale di Paola Cortellesi e non si tocca. La licenza è sua.

Capatonda richiama un celebre titolo per rifarsi a un personaggio totalmente inventato che si ispira a Stefano Nazzi e Federico Buffa. Il risultato è Sandro Sbruffa. Un uomo che racconta la cronaca nera facendo leva su pathos e tensione, almeno all’inizio perchè il risultato comico è deflagrante proprio perché i propositi del principio vanno letteralmente a farsi benedire nel giro di pochi minuti. Il tempo di provare a raccontare, tra una battuta e una figura retorica disarmante, l’omicidio di Manlio Schifiando.

La vis comica diventa surreale

L’uomo è stato trovato senza vita dalla sorella che spiega come, nel vederlo esanime mentre gli stava portando le melanzane, sia importante cucinare bene per i propri cari. Questo cortocircuito surreale dà vita a ulteriori filoni narrativi che si intrecciano lungo un medesimo binario. Quindi si scopre che Schifiandro non solo sarebbe stato ammazzato, ma avrebbe avuto anche la colpa di abbinare la camicia alla coreana con i boxer.

Lo ha sottolineato la stilista di fiducia, prontamente intervistata dalla troupe del programma che non si lascia scappare un dettaglio. Quindi quello che nasce come un talk crime diventa tutto tranne che un focus su un potenziale omicidio. Un mix di suggestioni che vanno dal format di moda alle esperienze culinarie con la ricetta illustrata delle melanzane cucinate sul luogo del delitto. Maccio Capatonda mescola tutti questi tasselli con maestria e perfezione.

Il paradosso dei talk show

Il senso del teatro dell’assurdo prevale su qualsiasi altra concezione, proprio come ai tempi dei trailer (di cui sono rimasti i nomi particolarmente articolati), suscitando risate smodate e tassi di goliardia in costante crescita. Marcello Macchia è un professionista più maturo e dopo aver affrontato la propria “crisi creativa” in Sconfort Zone torna a fare quello per cui è maggiormente noto: spiazzare il pubblico con espedienti sempre nuovi e potenzialmente inimmaginabili.

Il paradosso dei talk crime era ciò che non pensavamo fosse possibile, ma adesso sappiamo – con assoluta certezza – di non poterne fare a meno. Uno sketch che rischia davvero di aprire un ciclo deflagrante tanto quanto quello sviluppatosi con i trailer demenziali. Il passato, dunque, torna a bussare alla porta ma solo per dimostrare che c’è un altro viaggio da fare insieme ai complici di un tempo. Stessi valori, ma diverse emozioni. Alla ricerca dell’unico nettare che non stanca mai davvero: i sorrisi degli estimatori che non accennano a diminuire.