Dalla ricostruzione alla rete: così il digitale entra nei territori del sisma. “Resilienza tecnologica per i territori fragili”

Roma, 1 aprile 2026 – La connettività “non è solo tecnologia, ma democrazia e libertà”. Da qui parte la strategia di Infratel, impegnata a rafforzare le infrastrutture digitali nei territori più fragili del Paese. A cominciare dalle aree colpite dal sisma del 2009, al centro di un nuovo piano da 21 milioni di euro.

Il progetto prevede la realizzazione di una rete in fibra ottica lunga oltre 1.200 chilometri, che collegherà i data center di L’Aquila, Tortoreto, Ancona, Acquasanta, Foligno e Terni, creando un anello interregionale ad alta capacità. Coinvolte anche le amministrazioni locali: saranno infatti 183 le sedi municipali connesse, con servizi garantiti gratuitamente per almeno cinque anni.

“È un modello di resilienza tecnologica per i territori fragili”, spiega Pietro Piccinetti, amministratore delegato di Infratel. Non solo fibra: il piano include una rete radio per la protezione civile, copertura wireless lungo ciclovie e cammini e sistemi alimentati da energia rinnovabile. “Le reti portano innovazione, sicurezza e sviluppo”.

Piccinetti: “Pnrr grande acceleratore, ma non fermiamoci qui”

Pietro Piccinetti, amministratore delegato Infratel Italia

L’intervento si inserisce nel più ampio percorso di digitalizzazione accelerato dal Pnrr. Infratel ha già completato il piano per le aree bianche e punta a chiudere entro giugno 2026 tutti i principali programmi: dal piano Italia 1 Giga al 5G.

“Il Pnrr è stato un acceleratore pazzesco, ma non dobbiamo fermarci qui”, sottolinea il manager. Una parte degli interventi, circa 700mila civici, è stata rimodulata con orizzonte al 2030, dopo le difficoltà incontrate da alcuni operatori. “Abbiamo trovato una soluzione con la Commissione europea e il Dipartimento per la trasformazione digitale: porteremo comunque a termine tutti i piani”.

Sviluppare la telemedicina in territori fragili

Gli effetti attesi vanno oltre la connessione. “La connettività porta lavoro, aiuta il ripopolamento dei borghi e soprattutto abilita nuovi servizi”, a partire dalla sanità digitale. “La telemedicina sarà sempre più centrale: senza reti ultraveloci non è possibile svilupparla”. Non mancano però le criticità.

“Il vero ostacolo è stato spesso ottenere le autorizzazioni”, ammette Piccinetti. “La burocrazia e le resistenze locali sugli scavi hanno rallentato alcuni interventi”. Difficoltà che nei territori più fragili dovrebbero essere minori: “C’è maggiore consapevolezza dell’importanza di queste infrastrutture”.

Un modello oltre i confini

Intanto, sul fronte tecnologico, l’Italia ha recuperato terreno. “Oggi siamo sopra la media europea sul 5G”, evidenzia il Piccinetti. Un risultato che rafforza il ruolo di Infratel come “partner degli enti locali e punto di riferimento nazionale per le telecomunicazioni pubbliche”. Lo sguardo è già oltre i confini.

L’esperienza italiana è diventata un modello: delegazioni europee hanno visitato la società e sono in corso collaborazioni con Paesi come Serbia e Kenya. “Siamo diventati una best practice, non solo in Italia ma anche all’estero”. La sfida ora è consolidare quanto costruito. “Le reti non vanno solo realizzate, ma gestite e sviluppate nel tempo”, avverte il manager. Perché, conclude, “quando hai una rete, puoi fare tutto. Senza, non puoi fare niente”.

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