Conte e l’emissario di Trump. È polemica sull’incontro: “Ma ho ribadito le critiche”

Roma, 1 aprile 2026 – “Attacchi fuori luogo”, che denunciano il “nervosismo” del governo e la maggioranza, che iniziano a “a buttarla in caciara, una caciara inaccettabile”. L’ex premier Giuseppe Conte non fa una piega davanti alle telecamere, e sotto sotto forse si compiace della propria capacità di catalizzare ancora dopo le primarie l’attenzione e il rancore degli avversari di destra a scapito delle alleati di sinistra, in merito al caso mediatico/parlamentare della cena con l’imprenditore italia-americano Paolo Zampolli: l’amico e “inviato speciale” del presidente statunitense Donald Trump, cui il leader 5 stelle assicura di aver riferito le proprie rimostranze nei riguardi del tycoon, che anni fa gli ha affibbiato lo scomodo e involuto nomignolo “Giuseppi“.

Sta di fatto che la questione, sollevata da un quotidiano in prima pagina, ieri ha monopolizzato l’attenzione politica sino a investire l’aula di Montecitorio con tanto di accessi di rissa. Ma alla fine Conte, che si è lanciato d’anticipo nella corsa lunga delle primarie del centrosinistra contro il motore diesel della segretaria dem Elly Schlein, è colui che beneficia di più degli strali polemici da parte del centrodestra. Anche se nel Pd ci sono esponenti di inveterata cultura riformista refrattaria al populismo di Conte, come il senatore Filippo Sensi, che dichiarano di non capire “la sorpresa per un leader di un movimento di destra che incontra l’emissario di un presidente di destra”. Ma con quel leader il Pd andrà alle elezioni e neanche le voci critiche si sottrarranno dal sostenere l’alleanza. Ragion per cui da Nazereno si mitiga la polemica, che in fondo avvantaggia solo l’ex premier.

PAOLO-ZAMPOLLI

La cena è forse meno rilevante di quanto l’eco mediatica e politica abbia dato a intendere, dato che l’interlocutore di Conte e amico di Trump – citato anche nelle vicende del defunto pedofilo Jeffrey Epstein, in merito a cui proprio martedì ha annunciato una sostanziosa querela nei riguardi di Fedez per averlo chiamato in causa – non fa propriamente parte dell’amministrazione Usa. Figurarsi però se Conte avrebbe perso l’occasione di rivolgersi in qualche modo alla Casa Bianca. Allo scandalo del quotidiano che lo chiama in causa l’ex premier risponde di aver parlato “in maniera chiara” di legalità internazionale, no all’uso delle basi italiane, sudditanza Usa al premier Israeliano Benjamin Netanyahu. E al giornale che lo chiama in causa manda a dire di essere “trombettieri” della premier Giorgia Meloni e non aver avuto “la schiena dritta” su Gaza, Venezuela, Iran.

Un Conte in grande spolvero insomma, che fiuta evidentemente l’aria favorevole della partecipazione referendaria e delle primarie, ammesso che ne esca vincitore; ma nel cotesto dell’alleanza di centrosinistra guarda anche a un incarico da presidente di una Camera che possa fare da trampolino per la corsa – in vero impossibile, essendo troppo figura divisiva – verso il Quirinale.

Il caso ha monopolizzato l’attenzione dei deputati, dopo l’intervento del capogruppo FdI, Galeazzo Bignami, per chiedere un’informativa urgente di Guido Crosetto in merito all’incontro del largamente deprecato ex premier. Si associa per Forza Italia la vicesegretaria Deborah Bergamini che domanda a M5s “come si possano conciliare l’anti-americanismo di facciata, il pacifismo teorico e le critiche alla politica del governo con incontri al ristorante con emissari di Trump. Finisce espulso un deputato pentastellato.