Meloni in missione nel Golfo e lo spettro del lockdown energetico. Obiettivo: riaprire Hormuz

Roma, 3 aprile 2026 – ​​​​​​“Razionamento”. È il commissario europeo per l’Energia, Dan Jorgensen, a pronunciare la parola in un’intervista al Financial Times. Poche sillabe che, se non evocano lo spettro del lockdown, sicuramente prefigurano scenari difficili: aerei fermi a terra, pompe di benzina a secco, scaffali di alcuni prodotti vuoti per settimane, vacanze da riprogrammare.

La premier Meloni arriva in Arabia Saudita per una visita a sorpresa

Insomma, l’Unione europea si prepara al peggio. Mentre la premier, Giorgia Meloni, corre ai ripari con un blitz a sorpresa nei Paesi arabi. Non solo per l’energia, spiegano però da Palazzo Chigi. L’Italia ha legami “che vanno ben oltre il rapporto istituzionale” e vuole “essere presente in un momento molto difficile per questi Paesi” e “vedere come possa aiutarli”. Le stesse fonti ridimensionano anche la circostanza del blitz: il viaggio doveva restare segreto fino all’ultimo per questioni di sicurezza. Inoltre, rispetto alla crisi russo-ucraina, la situazione dell’Italia è più sotto controllo. Insomma, la premier non chiederà ai Paesi arabi più forniture energetiche, anche se si parlerà dello stretto di Hormuz e delle possibili soluzioni. “La missione è un gesto di solidarietà – dice Meloni al Tg1 –, ma come obiettivo ha anche quello di garantire all’Italia gli approvvigionamenti energetici che sono necessari. Ero già stata in Algeria per garantire il gas, oggi sono nel Golfo per discutere soprattutto del petrolio: da queste nazioni proviene circa il 15% del petrolio che è necessario per l’Italia”.

Perché Meloni è andata nel Golfo? Il petrolio, gli affari italiani e il fattore immagine

Il tema della crisi seguita all’attacco di Israele e Stati Uniti all’Iran sarà però inevitabilmente il primo a essere affrontato: “tre incontri molto importanti con tre posizioni non esattamente univoche”, e per la presidente del Consiglio “sarà l’occasione, in formati molto ristretti, di avere il polso della percezione da parte di questi tre grandi attori regionali coinvolti in maniera diversa”. Parole che servono anche a stemperare l’impressione di anticipare sui tempi gli altri partner europei per garantire all’Italia i contratti di fornitura già siglati.

Ma un fatto è certo: il prolungamento della guerra potrebbe creare grandi problemi all’Europa. La tempesta perfetta potrebbe innanzitutto investire il comparto aereo. Secondo la testata specialistica Argus, si prevede che il Portogallo potrebbe esaurire il carburante per jet in quattro mesi, mentre l’Ungheria potrebbe finirlo in cinque, la Danimarca in sei, l’Italia e la Germania in sette, e la Francia e l’Irlanda in otto. Inoltre, la chiusura dello Stretto di Hormuz e i danni alle infrastrutture energetiche del Golfo rendono la crisi energetica “grave e lunga”. Non a caso Jorgensen parla di “choc duraturo e strutturale”, con un’appendice: per i prodotti critici, come diesel e cherosene, “le cose potrebbero peggiorare nelle prossime settimane”.

Tanto che all’ordine del giorno c’è un summit dei 27 proprio sulla questione dell’energia. L’occasione potrebbe essere il Consiglio europeo informale già previsto a Cipro per il 23 aprile. Nel frattempo la Commissione non esclude più un ulteriore rilascio delle riserve strategiche di petrolio, dopo quello autorizzato dall’Agenzia internazionale dell’energia nelle prime battute del conflitto. La sicurezza dell’approvvigionamento, al momento, non appare a rischio. Ma l’Ue si prepara a scenari peggiori. E si prepara all’ipotesi di acquistare più carburante dagli Stati Uniti. Anche se per importarlo dovrebbe ritoccare alcune norme che rendono più stringenti in Europa gli stoccaggi di cherosene rispetto agli Usa.