Commerzbank chiude all’Ops Unicredit: “Premio inadeguato, avanti da soli”. Mps, il Cda licenzia Lovaglio da dg: “Giusta causa”

Milano – Il muro di Francoforte resiste. Commerzbank chiude, almeno per ora, alla proposta di Unicredit e ribadisce che non esistono le condizioni per un’operazione condivisa capace di creare valore, congelando di fatto uno dei dossier più rilevanti del risiko bancario europeo. Dopo settimane di interlocuzioni, l’istituto tedesco mette nero su bianco le sue perplessità: l’Ops non presenta un premio adeguato, stimato attorno al 4%, e non garantisce benefici superiori rispetto alla strategia stand alone, che Francoforte rivendica come già solida e in grado di produrre crescita autonoma.

Un giudizio netto, accompagnato da una critica al metodo seguito da Piazza Gae Aulenti, accusata di aver agito senza un coordinamento preventivo, rendendo difficile costruire la fiducia necessaria per una transazione di sistema. Nonostante il tono fermo, la porta resta socchiusa: Commerzbank si dice disponibile a valutare proposte che generino valore concreto, ma allo stato attuale ritiene più razionale proseguire lungo il proprio percorso industriale. Un percorso che sarà rafforzato l’8 maggio, quando insieme ai conti verranno presentati nuovi target finanziari e un aggiornamento della strategia.

Sul fronte italiano, Unicredit prepara le prossime mosse: il 4 maggio è convocata l’assemblea straordinaria chiamata ad approvare l’aumento di capitale a servizio dell’offerta pubblica di scambio, passaggio chiave per avviare l’operazione che potrebbe entrare nel vivo nelle settimane successive. Nelle intenzioni del gruppo guidato da Andrea Orcel, l’operazione non mira al controllo pieno ma a costruire una piattaforma più flessibile.

In parallelo continua il countdown per l’assemblea di Mps del 15 aprile, chiamata a rinnovare la governance in un clima di forte competizione tra la lista del cda uscente e quella alternativa promossa da Plt Holding, che prevede il ritorno di Luigi Lovaglio alla guida operativa della banca senese. L’ex ad è da tempo ai ferri corti con il board, che proprio in serata ha fatto sapere di avere proceduto “alla risoluzione unilaterale per giusta causa del rapporto di lavoro con Luigi Lovaglio nella sua qualità di direttore generale”, a seguito e in conseguenza della revoca delle deleghe deliberata lo scorso 25 marzo.

In vista dell’assise gli incontri con gli investitori si moltiplicano, mentre i grandi soci prendono posizione: Delfin, primo azionista con il 17,5%, ha deciso di partecipare depositando le azioni, con un orientamento che potrebbe tradursi in astensione ma che contribuirà a portare l’affluenza su livelli molto elevati, vicini o superiori al 70%. La lista del cda, che candida Nicola Maione alla presidenza e Fabrizio Palermo come ad, parte con una base stimata attorno al 20% del capitale, sostenuta anche dalle indicazioni favorevoli dei proxy advisor internazionali e da un fronte di investitori istituzionali. Il risultato finale resta aperto e dipenderà in larga parte dalle scelte dei grandi fondi globali, da BlackRock a Vanguard fino a Norges