Il ritorno di Avanti un altro, annunciato per lunedì prossimo, 13 aprile dopo due trasmissioni speciali dedicate ai campionissini di Caduta Libera, si inserisce in una fase particolare per la fascia preserale della rete ammiraglia di Mediaset.
Canale 5, il preserale cambia
Caduta Libera, che ha occupato quella stessa fascia negli ultimi tempi con la conduzione di Max Giusti affiancato da Isobel Kinnear, non ha mai prodotto risultati particolarmente brillanti un termini di ascolto , pur mantenendo una base di pubblico stabile.
Quella del preserale è una fascia strategica, perché costruisce il traino per notiziario e prima serata ma soprattutto resta uno dei prodotti di punta dal punto di vista commerciale, uno dei più venduti e di maggiore riscontro dal punto di vista della resa pubblicitaria. Un appuntamento fisso estremamente tradizionale che contribuisce a definire le abitudini quotidiane degli spettatori. E quando i risultati non sono forti, la rete è costretta a intervenire.
In questo senso il ritorno di Avanti un altro non è soltanto determinato da una prevedibile alternanza di titoli, ma da una scelta che riguarda l’identità stessa della fascia.
Avanti un altro, numeri e longevità di un format unico
Lanciato nel 2011, Avanti un altro è diventato nel tempo uno dei quiz più classici e riconoscibili della televisione italiana. Nel corso degli anni ha attraversato diverse stagioni, pause e ritorni, mantenendo però una struttura di base immediatamente identificabile.
Il dato più significativo è proprio la sua longevità: oltre un decennio di presenza televisiva, con centinaia e centinaia di puntate e migliaia di concorrenti che si sono alternati nel corso del tempo. Un flusso continuo che ha costruito familiarità e abitudine, due elementi fondamentali per il preserale. Un programma che negli ultimi si è guadagnato anche uno spazio di rilievo in prima serata (Avanti un altro, pure di sera), che ha ottenuto riscontri discreti mantenendo con la partecipazione di VIP e NIP, a volte più divertenti di personalità dello spettacolo di professione, la sua identità disincantata e giocosa.
Il format ha saputo anche rinnovarsi senza mai cambiare davvero, introducendo personaggi, -con variazioni di ritmo e piccoli aggiustamenti, ma mantenendo intatto il suo impianto. Vale la pena sottolineare che Avanti un Altro è uno dei pochi prodotti che Mediaset non acquista da format stranieri. L’idea, il format, è proprio di Paolo Bonolis che negli anni l’ha imposta e sviluppata con i suoi autori storici. Ormai con quella che si apre lunedì siamo a sedici cicli e quasi 1700 trasmissioni.
Paolo Bonolis tra successo e distanza dichiarata
Uno degli aspetti più interessanti riguarda il rapporto tra Paolo Bonolis e il programma e, indirettamente, i suoi ospiti e il pubblico. Negli ultimi anni il conduttore ha più volte lasciato intendere come Avanti un altro non rappresenti necessariamente il suo progetto più urgente dal punto di vista creativo. Accantonato, forse definitivamente Ciao Darwin e rispolverato Taratatà in modo molto personale, Bonolis vorrebbe riportare in prima serata Il Senso della Vita.
Eppure il suo gioco continua a tornare. Il motivo è duplice: da una parte risponde a esigenze precise della rete, dall’altra mantiene in vita un sistema di personaggi e collaborazioni che si è consolidato nel tempo.
Bonolis resta il perno centrale, ma il programma vive anche della sua squadra, di un equilibrio costruito negli anni che rende difficile sostituirlo con qualcosa di completamente nuovo.
Luca Laurenti, il vero equilibrio del format
All’interno di questo meccanismo, la figura di Luca Laurenti è tutt’altro che secondaria. Anzi, rappresenta uno degli elementi più distintivi del programma.
La sua presenza non è semplicemente quella della spalla comica. Laurenti costruisce un controcampo continuo rispetto a Bonolis, fatto di tempi comici, improvvisazioni e momenti musicali che spezzano il ritmo del gioco. Da non sottovalutare i personaggi di Luca Laurenti, che si sbilancia in travestimenti bizzarri: Luketta la Reginetta, il venditore di Vattelapiaintercuneo.it, il quadro vivente. Il publico ha finito per affezionarsi anche a questi, si diverte e partecipa in un non-sense che diventa il tema conduttore del gioco, più del gioco stesso.
È proprio questo equilibrio tra conduzione e imprevedibilità a rendere Avanti un altro diverso dagli altri quiz. Senza Laurenti, il programma perderebbe una parte significativa della sua identità.

Caduta Libera e i limiti del format
Caduta Libera, pur essendo un prodotto solido, sembra aver raggiunto un limite fisiologico. Il meccanismo di gioco è chiaro, ma meno dinamico rispetto ad altri format, e questo può incidere sulla capacità di mantenere alta l’attenzione.
I dati non disastrosi ma nemmeno entusiasmanti indicano una situazione di equilibrio instabile: il programma funziona, ma non abbastanza da essere una certezza. Purtroppo diventa inevitabile il confronto tra Giusti e Gerry Scotti, padrone del format prima del suo passaggio alla Ruota della Fortuna.
Il divario è evidente. Senza che Giusti abbia colpe, anzi… il suo impegno è stato notevole. Ma il pubblico non sembra essersi separato volentieri dal padrone di casa pià tradizionale del format e dello studio. Dunque andando verso l’estate, e in un contesto di questo tipo, il ritorno di un format più riconoscibile e più “spettacolare” diventa una scelta quasi obbligata.
Perché questa sfida conta davvero
Il confronto tra Avanti un altro e Caduta Libera non è solo una questione di ascolti. È una questione di identità editoriale.
Il preserale è uno degli ultimi spazi in cui la TV generalista può ancora costruire ritualità quotidiane. Programmi di questo tipo non sono semplicemente contenuti, ma abitudini.
Se la fascia perde forza, si indebolisce l’intera catena della programmazione, dal preserale fino alla prima serata.

Uno scenario aperto tra sicurezza e rischio
Il ritorno di Avanti un altro rappresenta quindi un test importante. Da una parte c’è la sicurezza di un format consolidato, dall’altra il rischio di affidarsi ancora una volta a ciò che è già noto.
Se i risultati saranno positivi, Mediaset potrà consolidare la sua strategia puntando su prodotti riconoscibili. Se invece il trend resterà debole, sarà inevitabile aprire una riflessione più ampia sulla capacità della TV generalista di innovare davvero.
In ogni caso, il segnale è chiaro: anche nei suoi spazi più tradizionali, la televisione non può più permettersi margini di errore.