Ci siamo. I giornalisti de La7 entrano in sciopero. La possibilità è divenuta certezza dopo settimane di mobilitazione e colloqui non andati a buon fine. Il Comitato di Redazione dell’emittente chiede rassicurazioni e certezze in ambito contrattuale. I motivi del dissenso sono legati al mancato rispetto delle previsioni contrattuali da parte dell’editore. Il disappunto nei confronti di Cairo va avanti da mesi, ora arriva il primo atto formale inequivocabile.
La richiesta dei lavoratori e delle lavoratrici de La7, con particolare attenzione a cronisti e croniste, riguarda il pagamento di una parte dei compensi domenicali – fin qui non riconosciuti – e l’assunzione a tempo indeterminato dei colleghi che attualmente sono in stato di precarietà. Un presente di incertezza per un futuro di garanzie condivise. Richieste possibili e definite anche da una sentenza in merito emanata dalla Corte di Cassazione.
La7, sciopero dei giornalisti: i motivi della protesta
Cairo, secondo il CDR, non rispetta gli oneri previsti. La redazione dunque sceglie di passare all’azione. Le trattative con l’editore si sono prolungate per settimane. Confermate le disquisizioni sul tema, avvenute nelle settimane precedenti, ci si aspettava una risposta di altro genere da parte di Cairo e il gruppo editoriale. Così non è stato, allora i cronisti e le croniste dell’emittente scelgono la via diretta e possibile dopo aver emanato anche un comunicato ufficiale che mette nero su bianco richieste ormai note.

“In un’azienda solida che registra record di ascolti e consensi – scrivono i cronisti de La 7 – chiediamo di essere pagati correttamente, secondo quanto previsto dal contratto nazionale di lavoro e dagli accordi integrativi aziendali”, si legge nella nota ufficiale diramata agli organi di stampa. Il CDR non ha intenzione di retrocedere, continuerà nella protesta fin quando le prerogative del discorso contrattuale non cambieranno in maniera sostanziale. Il 10 aprile 2026 cesseranno le attività per confermare un’insofferenza generale che non accenna a diminuire.
Contratti e tutele
Tematica che, oltre a Cairo Editore e La7, tocca in generale il comparto giornalistico. La protesta, infatti, si allarga all’intero settore giornalistico – in questo caso non diviso per aziende o editori – che chiede alle istanze di riferimento un adeguamento dei requisiti del contratto nazionale di categoria fermo da 10 anni. La mobilitazione collettiva incontra anche proteste settoriali e inevitabili come quella che sta avvenendo a La7.
La diatriba con l’editore sembra essere tutt’altro che chiusa, esattamente come i colloqui legati all’adeguamento degli accordi nazionali. Un doppio binario in nome di garanzie contrattuali che non possono più essere rimandate. La parola d’ordine è: rispetto. Accompagnato da tutele condivise. Un mantra che gli addetti ai lavori conoscono molto bene, per questo non è più tempo di rimandi: le prossime settimane saranno determinanti per un ulteriore punto di svolta all’interno di un braccio di ferro sempre più serrato.