Inaugurazione Vinitaly, il taglio del nastro tra gli scossoni di guerra: “Export, lavoriamo di squadra”

Verona, 12 aprile 2026 – “Il nostro vino è di altissima qualità ed è il frontman dell’export italiano nel mondo. Ma il conflitto in Medio Oriente e le difficoltà dei colloqui tra Stati Uniti e Iran destano preoccupazioni anche per le esportazioni”. Antonio Tajani, vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri, ha aperto così la 58esima edizione del Vinitaly a Verona. Parlando di economia e questioni geopolitiche, un connubio che di questi tempi va di pari passo. Questioni che anche Lorenzo Fontana, presidente della Camera, ha richiamato, lanciando un appello per la pace: “Il conflitto in Iran non è solo una questione morale ma ha anche influenze sulle dinamiche economiche, con ricadute sulle relazioni tra Paesi”.

Una edizione quindi, quella iniziata oggi e che durerà fino a mercoledì 15, dal sapore diverso. Centomila metri quadrati, 18 padiglioni, 4.000 aziende in rappresentanza di tutte le regioni e oltre centro buyer da 130 Paesi diversi. Numeri, obiettivi, intenti e sforzi che hanno accompagnato l’intera mattinata di inaugurazione.

Cantina Qn a Vinitaly
Tony Gentile

Un contesto storico quindi non semplice, che ha portato anche alla cancellazione di voli di clienti del Vinitaly provenienti dal Medio Oriente, ma che dà ancora più forza e impegno a tutte le aziende coinvolte ogni giorno nella produzione del vino. Una chiave che il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo, ha voluto subito ricordare: “Siamo tutti uniti, dalle associazioni alle politica, passando per consorzi e altri enti. Pochi altri settori riescono a farlo come noi. Dobbiamo avere la consapevolezza di essere al top nel mondo e di avere una capacità di innovare come pochi altri. Un mondo che unisce dà positività e ottimismo sul medio e lungo periodo e sulle sfide da affrontare”.

Dobbiamo avere la consapevolezza di essere al top nel mondo e di avere una capacità di innovare come pochi altri

Un passaggio che ha unito anche la chiusura dell’inaugurazione, fatta dal ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida: “Papa Wojtyla disse ‘Non abbiate paura’. Ecco, non avere paura non significa essere irresponsabili, ma consapevoli di affrontare i tempi che si vivono. Ogni bottiglia che si apre racconta un territorio, c’è l’Italia dentro”.

Il presidente dell'Emilia Romagna Michele de Pascala con Valerio Baroncini, vicedirettore de Il Resto del Carlino, allo stand di Cantina Qn a Vinitaly
Tony Gentile

Spazio poi agli excursus sulle possibilità di mercato che si possono aprire, come il Mercosur, l’India e l’Australia. I problemi dei fertilizzanti e poi un approfondimento sui dazi degli Stati Uniti. Così Tajani ha lanciato l’obiettivo dei 700 miliardi di export entro la fine del 2027. Anche Matteo Zoppas, presidente Agenzia Ice, ha parlato degli scossoni che stanno avvenendo a livello economico. “Bisogna lavorare di squadra. Dobbiamo ascoltare la voce degli imprenditori e cogliere le opportunità che si presentano”. Poi, lancia la sfida: passare dagli 8 ai 10 miliardi di export del vino.

Ma oltre alla vendita all’estero è fondamentale anche la vendita interna. E l’enoturismo può essere una chiave per implementare i numeri. A confermare l’impegno in materia è il neo ministro del Turismo Gianmarco Mazzi, alla sua prima uscita pubblica: “Il vino non è una bevanda, ma è una storia importante che unisce territori, comunità e generazioni. L’enoturismo potrebbe diventare anche una risposta all’overturism e alla distribuzione dei flussi turistici”.

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Spazio anche un talk sugli scenari del vino. Alla tavola rotonda presenti Lamberto Frescobaldi, presidente Unione italiana vini, Giacomo Ponti, presidente Federvini, Alessandro Giuli, ministro della Cultura, Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy, e Antonella Sberna, vicepresidente del Parlamento europeo. Un viaggio tra prospettive, mercato, difficoltà e nuove leggi. All’auditorium Verdi al Palaexpo hanno portato i saluti anche il governatore del Veneto, Alberto Stefani, il presidente della Provincia Flavio Massimo Pasini e il sindaco di Verona Damiano Tommasi. Quando l’unione fa la forza.