Roma, 14 aprile 2026 – Odore di pioggia e cielo coperto per le strade di Roma. Sono da poco passate le quattro del pomeriggio: nei Palazzi tiene banco il futuro di Paolo Barelli, novello ex capogruppo di Forza Italia alla Camera. Fuori, invece, domina il campo largo. Giuseppe Conte ed Elly Schlein si fronteggiano a 600 metri di distanza. Nel Tempio di Adriano il primo, a largo del Nazareno la seconda. Un’autocelebrazione di mondi, in entrambi i casi: il presidente del Movimento 5 Stelle, attorniato dai fedelissimi, presenta il suo libro, il primo da quando è in politica. Un occhio al passato e il resto del corpo proteso verso il futuro: non a caso, infatti, si intitola Una nuova primavera. La segretaria dem ha scelto lo stesso giorno e la stessa ora – ma in tempi non sospetti, chiariscono dal partito – per tenere la direzione nazionale del partito. Facce stanche: la dem arriva da Venezia, con un aereo che ha tardato più di un’ora, eppure il clima è di festa. Si brinda alla sconfitta di Orbán e alla vittoria del No al referendum e al contempo si prova a buttare il cuore oltre l’ostacolo, verso le Politiche del 2027.

Un appuntamento a cui arrivare, scandisce Schlein, “senza chiuderci in dibattiti politicisti che rischiano di essere respingenti”. Saranno fischiate le orecchie a Conte che, in quel preciso momento, 600 metri più in là, ribadiva la scelta di “primarie aperte anche ai non iscritti ai partiti”, sebbene “su basi condivise e senza personalismi”. Ma se il leader M5s tiene la palla sulle regole prossime venture, la segretaria del partitone preferisce tenere l’argomento in stand by (la parola “primarie” non è mai citata in poco meno di un’ora di discorso a braccio) e riparte piuttosto dal passato prossimo, e dalla “meravigliosa prova di vitalità democratica” della vittoria del No.
Un argomento da coniugare e anch’esso al futuro, certo, non foss’altro perché è a quella gente che tutto il ritrovato campo largo guarda, in cerca di voti buoni per il ribaltone democratico. “Abbiamo ascoltato oltre 250 interlocutori – ricorda Schlein –, 13.000 persone hanno risposto, 3000 volontari mobilitati”. Un popolo straordinario, giovane, nuovo, determinato, su cui serpeggia il dubbio in grado di togliere il sonno anche al più ottimista dei democratici: saranno più elettori dem o del Movimento?
Meglio non scoprirlo adesso, ché non è tempo per un nuovo braccio di ferro. L’ex premier appare conciliante: “Il campo largo ha trazione Pd, M5s e Avs ed è aperto agli altri”, ribadisce, poi concede: “Se le primarie non le vince un rappresentante del M5s allora non si dice che non valgono più”. Fedeli a Schlein, in quel caso. Già che di beghe interne, a questo giro, il post-grillino ne ha quasi più della sua collega nazarena. Ieri mattina l’ex triumviro Luigi Di Maio, appena lette le anticipazioni del libro dell’ex premier che lo additano come corresponsabile della mancata nomina di Elisabetta Belloni a capo dello Stato, ha lanciato i suoi strali: “Si dice vittima dei congiurati, ma adesso ci sta insieme nel campo largo”.
Conte replica ironico sul tempo libero di Di Maio per leggere la rassegna mattutina, poi, pur ribadendo che non ha mai considerato Grillo un nemico, abbatte un altro ex suo caposaldo: “Neppure nella concezione di Casaleggio padre ‘uno vale uno’ significava che chiunque poteva fare l’assessore o il sindaco, ma era il principio base che ogni singolo iscritto può contribuire a determinare la linea politica”.
Una sottolineatura che sa anche di altolà nei confronti dei tanti, troppi papi stranieri che sono pronti a saltare sul trono del campo largo senza passare dalle Primarie. Schlein, in perfetto sincrono, dal Nazareno chiude sui nomi e apre sui temi. Ma ci si sbrighi, perché “il governo non durerà fino alla fine della legislatura, e noi dobbiamo farci trovare pronti”. Conte è prontissimo. Anche su un’eventuale disputa con Grillo sul logo M5s: “Ho studiato”, sorride. E intanto prende tempo col firmacopie.