Roma, 14 aprile 2026 – Un mistero rimasto sepolto per oltre due millenni torna oggi sotto i riflettori. A Breslavia, in Polonia, un’équipe di ricercatori ha riaperto il caso di una mummia egizia infantile conservata da oltre un secolo, ma priva di identità. I documenti che avrebbero potuto chiarirne l’origine andarono distrutti durante la Seconda Guerra Mondiale, lasciando dietro di sé solo interrogativi. Scopriamo di più.
La tecnologia entra nella tomba
Solo nel 2023 gli studiosi dell’Università di Wrocław, guidati dalla storica Agata Kubala, hanno avviato un’analisi completa del reperto. Grazie a TAC e raggi X, è stato possibile ricostruire immagini tridimensionali dettagliate senza intaccare i fragili resti. Il bambino, secondo lo sviluppo dentale, aveva circa otto anni. Nessun segno evidente di malattia o trauma, però, chiarisce la causa della morte.
Riti insoliti e dettagli rivelatori
Le indagini hanno rivelato pratiche di mummificazione in parte atipiche. Il cervello fu rimosso attraverso la cavità nasale, secondo la tradizione. Gli organi interni, invece, sembrano essere stati estratti per via rettale, una tecnica rara. Il corpo fu poi riempito con tessuti, ma con un uso limitato di resina. Elementi che suggeriscono una sepoltura di classe media durante il periodo tolemaico. Anche il rivestimento funerario, il cartonnage, offre indizi preziosi: decorazioni con scarabei alati, fiori di loto e rosette rimandano all’Alto Egitto, probabilmente tra Kom Ombo e Assuan. Compare persino una divinità ibrida che gli studiosi associano al dio serpente primordiale Nehebkau.
L’oggetto che cambia tutto
Ma il dettaglio più sorprendente emerge dalle scansioni: un oggetto sconosciuto poggiato sul petto del bambino. Troppo rischioso estrarlo fisicamente, gli archeologi ipotizzano possa trattarsi di un rotolo di papiro. Forse contiene informazioni personali, forse persino il nome del giovane. Una traccia fragile, ma decisiva. Perché, dopo duemila anni, potrebbe finalmente restituire un’identità a una storia rimasta senza voce. E riaprire, ancora una volta, il grande enigma dell’antica mummificazione egizia.