Roma, 20 aprile 2026 – Professor Alberto Melloni, storico della Chiesa e del Concilio, ordinario all’Università di Modena e Reggio, che idea si è fatto dell’uso politico della religione che si sta osservando in questi giorni negli Stati Uniti?
“Da tempo dentro l’amministrazione americana e il movimento Maga era in atto un tentativo molto importante di far valere l’idea che il cattolicesimo potesse costituire la loro confessione di riferimento”.
Quali i segni premonitori?
“Peter Thiel che si inventa J.D. Vance come vicepresidente convertito, lo fa con questo disegno, quando Vance viene da papa Francesco a Roma lo fa per questo motivo. Al punto che si era scatenata una certa concorrenza all’interno del Maga, con la signora Paola White, la consigliera spirituale di Trump, che diceva ‘dove io cammino, cammina Dio, chi dice di no a Trump dice di no a Dio’”.
Ci stupiamo di Trump ma in passato l’abbiamo fatto anche noi europei, che pure siamo figli diretto dell’Illuminismo. L’ha fatto la Chiesa stessa.
“Ma in maniera meno goffa. Il problema loro è adesso è riuscire a dare al mondo globale una benzina energetica di tipo religioso, derivata da tradizioni più o meno interpretate”.
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Una grande sfida per tutte le società complesse.
“Vede, noi a colpi di guerre e di enormi sofferenze abbiamo scoperto che esiste un collante per le società moderne, che si chiama costituzioni”.
Gli americani hanno sempre un po’ avuto questa tendenza. In fondo i presidenti giurano sulla Bibbia.
“Cosa che noi non facciamo più, e magari ci stupiamo se Mamdani chiede di giurare sul Corano, e allora si scatenano reazioni…”.
I pastori protestanti che stendono la mano nello studio presidenziale, il ministro della Guerra che cita la Bibbia, peraltro in modo sbagliato. Ma non rischiano un nuovo fondamentalismo?
“Il fondamentalismo è una creatura americana. La parola fondamentalismo è una nata in una rivista americana del 1912. Si chiamava ‘The Fundamentals’ e reclamava il fatto che bisognava rimettere al centro della questione della società i fondamentali e che ha caratterizzato un certo mondo della destra Usa e dei battisti, con predicatori razzisti”.
Il punto adesso è che mettono di mezzo i cattolici.
“Con il cattolicesimo tutto è un pochino più complicato, perché è più grande, perché ha una storia diversa, perché è una gerarchia che ha un punto di riferimento finale”.
E un papa americano.
“La scintilla non poteva non accadere”.
Prevost già da cardinale entrò in conflitto con Vance, quando il vicepresidente si permise di mettere in dubbio la teoria dell’ordo amoris di Sant’Agostino.
“Penso anche che la posizione di Vance sia difficilissima perché l’ha mandato avanti su Sant’Agostino e ha preso una bastonata che fumava, l’hanno mandato da Papa Francesco e ha preso tre ovetti Kinder, l’hanno spedito a invitare Leone a Washington per il 4 di luglio ma il Papa va a Lampedusa”.
Rubio, cattolico anche lui, invece sta zitto.
“La differenza tra Rubio e Vance è che dietro a Vance c’è Thiel, quindi il signor Palantir, c’è il signor Paypal, c’è mister Musk. Sono uomini che quando fanno investimenti sono attenti a non rimetterci ma anche attenti a non uscire troppo presto”.
Con un Papa non americano sarebbe successo lo stesso frontale?
“Secondo me sì. Forse sarebbe stata diversa la risposta dentro il cattolicesimo americano, che è apparato complesso. Storicamente diviso come il loro sistema bipolare, è però un cattolicesimo tendenzialmente piuttosto prudente se non conservatore. C’erano in ogni caso correnti molto filo-Bergoglio, così che l’uscita di Trump contro Leone ha fatto un gigantesco regalo al Papa perché gli ha unificato la chiesa americana in uno schiocco di dita”.
Già nei mesi passati si era visto che l’episcopato americano era diventato più critico verso il presidente.
“Erano intervenuti sull’Ice, sull’immigrazione”.
Anche perché una volta salito sul Soglio di Pietro, Leone qualche segnale l’aveva dato. Il congedo a Dolan non era stata cosa da poco.
“Dopo i conclavi ci sono sempre degli assestamenti, mi pare abbastanza naturale”.
E della presa di posizione della Meloni sul tema che idea si è fatto?
“Ho trovato un po’ liquidatorio l’atteggiamento di Giorgia Meloni che ha detto ‘è normale che il Papa parli di pace. In realtà il Papa parla perché intende di insegnare delle cose e domanda anche che i cattolici lo ascoltino, e qualche volta anche i non cattolici”.
In ogni caso alla fine ne è uscita bene.
“Si, è stato Trump a prendere la nasata”.