Il ‘Pil dell’ombra’: il lato oscuro dell’economia su Telegram. Cos’è la ‘refund fraud’ e perché fa paura

Roma, 27 aprile 2026 – Mentre le autorità globali si concentrano sulla regolamentazione delle Big Tech della Silicon Valley, un’economia parallela, sfuggente e massicciamente capitalizzata si è stabilizzata tra le pieghe di Telegram. Nata come piattaforma di messaggistica libertaria, l’app fondata da Pavel Durov è mutata in un mercato globale che, secondo le stime più recenti del 2025/2026, genera un giro d’affari illecito superiore ai 2,2 miliardi di dollari al mese. Non si tratta più solo di attivismo o privacy, ma di una vera e propria “finanza ombra” che sta sfidando i sistemi bancari tradizionali.
 

La “democratizzazione” del crimine
Il vero salto di “qualità” di Telegram risiede nella scalabilità. Se un tempo l’accesso al dark web richiedeva competenze tecniche (Tor, Vpn stratificate, forum chiusi), oggi il “cybercrime-as-a-service” è a portata di smartphone. Attraverso i bot automatizzati, chiunque può acquistare pacchetti di dati violati, credenziali bancarie o servizi di riciclaggio. I dati del 2025 indicano un’esplosione delle frodi originate sulla piattaforma del 233% rispetto al biennio precedente. Il core business è rappresentato dalla vendita di database: con appena 50 dollari è possibile acquistare liste di migliaia di carte di credito attive, complete di codici cvv. Ma il fenomeno più preoccupante per la manifattura e il retail è la “refund fraud”: consulenti illegali offrono servizi per ottenere rimborsi indebiti dai colossi dell’e-commerce, drenando miliardi dalle casse delle aziende legittime.
 

Il ruolo delle stablecoin e la sfida al Fisco
L’architrave finanziario di questo ecosistema è la blockchain. L’integrazione di wallet interni e l’uso massiccio di bitcoin hanno creato un circuito di regolamento delle transazioni istantaneo e quasi impossibile da tracciare per le agenzie delle entrate. Questo “Pil sommerso” non contribuisce alla spesa pubblica, ma gonfia indirettamente i costi per la collettività: si stima che ogni euro guadagnato su Telegram in attività illecite costi al sistema economico reale circa 4 euro in spese di cybersecurity, aumenti dei premi assicurativi e perdite fiscali.
 

Moderazione vs libertà: il nodo politico
Nonostante i tentativi di moderazione forzata seguiti alle vicende giudiziarie del 2024, la struttura decentralizzata della piattaforma rende la pulizia un compito titanico. Nel solo 2025, sono stati chiusi oltre 40 milioni di canali legati a truffe e vendite illegali, eppure il mercato si rigenera in tempo reale. Per i regolatori europei, il dilemma è ora economico: Telegram non è più solo una chat, è un’infrastruttura finanziaria non autorizzata che opera fuori dal perimetro della vigilanza bancaria, accelerando la circolazione di capitali di provenienza dubbia, che finiscono per inquinare l’economia legale attraverso complessi meccanismi di “offshorizzazione” digitale.
 

Le merci e i servizi illeciti più richiesti
Fra i tanti “servizi” illeciti disponibili su Telegram, a farla da padrone sono le sostanze stupefacenti e farmaci. I canali funzionano come vetrine digitali dove è possibile ordinare droghe di ogni tipo, spesso con spedizione a domicilio o “dead drop” (ritiro in luoghi nascosti). Si va dalle droghe pesanti a quelle leggere: cocaina, eroina, hashish, marijuana, ketamina, mdma, ecstasy e lsd. Trovano ampio spazio anche medicinali che normalmente avrebbero bisogno di ricetta o farmaci contraffatti. C’è poi un fiorente traffico di identità fittizie per ottenere patenti di guida europee, carte d’identità e passaporti falsi, ma anche banconote false di vario taglio vendute a una frazione del loro valore nominale. Prosperano poi la pirateria e i contenuti multimediali coperti da copyright, con conseguente danno per l’industria dell’editoria e dello spettacolo. Si va dagli abbonamenti a basso costo per vedere canali satellitari e sportivi senza regolare contratto, alla diffusione di quotidiani, riviste e libri appena usciti. Nonostante i massicci interventi delle autorità, la natura decentralizzata di Telegram rende difficile l’eradicazione completa di questi traffici.