Marte più vicino? Come funziona il nuovo motore al plasma che può cambiare la corsa allo spazio

Roma, 4 maggio 2026 – La strada verso Marte resta lunga oltre 100 milioni di chilometri. E lenta. Per questo la NASA accelera su una tecnologia che promette di ribaltare le regole: la propulsione elettrica al plasma. Nei laboratori del Jet Propulsion Laboratory è stato acceso un prototipo di nuova generazione, portato a livelli di potenza mai raggiunti prima negli Stati Uniti. Un segnale chiaro: la missione umana sul Pianeta Rosso non è più solo teoria. Cosa sappiamo.

Come funziona questo ‘motore del futuro’

Il sistema testato è un thruster magnetoplasmadinamico alimentato a litio. In pratica, correnti elettriche molto elevate trasformano il metallo in plasma e lo accelerano con campi elettromagnetici, generando spinta. Durante le prove, l’elettrodo centrale in tungsteno ha superato i 2.700 gradi Celsius, brillando di rosso vivo. Non è spettacolo: è fisica applicata al viaggio interplanetario. A differenza dei razzi chimici, questa tecnologia consuma fino al 90% in meno di propellente. La spinta è continua, non esplosiva: meno potenza istantanea, ma velocità finali più elevate nel lungo periodo. Il test ha toccato i 120 kilowatt, circa 25 volte la potenza dei propulsori oggi in uso su missioni come Psyche mission. Il vantaggio è evidente: meno massa al lancio, più carico utile, più autonomia.

https://www.quotidiano.net/tech/autostrada-di-galassie-110-chilometri-ch3zk1ls

Il nodo dell’energia (e del tempo)

C’è però un limite decisivo: l’energia. Una missione con equipaggio verso Marte richiederebbe tra i 2 e i 4 megawatt e un funzionamento continuo per oltre 23 mila ore. Tradotto: serviranno più motori e, soprattutto, una fonte nucleare affidabile nello spazio. Senza questo tassello, la rivoluzione resta incompleta. Il confronto con SpasceX  è inevitabile e soprattutto con la sua Starship, basata su enormi quantità di metano e ossigeno liquidi. Due approcci opposti: potenza immediata contro efficienza progressiva. Quale vincerà? Forse entrambe soprattutto se combinate. Ma il test della NASA riapre il gioco. La destinazione è sempre la stessa e continuano le scoperte sul Pianeta Rosso. Gli Stati Uniti vorrebbero arrivarci (per restarci) entro dieci anni o anche meno. Ma in che modo lo faranno? La sensazione è che lo scopriremo presto.