Oltre 2.000 persone hanno riempito la chiesa sin dalle ore 9 di oggi, martedì 5 maggio, nella basilica di Santa Giustina di Padova per dare l’ultimo saluto a Alex Zanardi, l’ex campione simbolo del paralimpismo morto all’età di 59 anni.
Il feretro con la bara bianca è arrivato in chiesa intorno alle 11. Ad accompagnare la bara la moglie Daniela e il figlio Niccolò, che hanno salutato con le mani giunte in segno di ringraziamento la folla che si è assiepata fuori dalla basilica in Prato della Valle, sotto la pioggia. Tra i presenti il cantante Gianni Morandi, Bebe Vio visibilmente commossa, arrivata assieme all’ex presidente del Coni Giovanni Malagò. Presenti anche Alberto Tomba e il sindaco di Bologna, Matteo Lepore. All’arrivo in Prato della Valle è scattato un lungo applauso, ripetuto a più riprese in chiesa, dove la bara è stata preceduta da un lungo corteo aperto dagli atleti di Obiettivo3 e chiuso dai familiari di Zanardi. In chiesa sono arrivati anche il ministro dello Sport Abodi, Giovanni Malagò, il presidente del Veneto Alberto Stefani e il presidente del Consiglio regionale veneto, Luca Zaia.

L’handbike di Zanardi sotto all’altare
Sotto l’altare è stata portata l’handbike dell’atleta bolognese, che normalmente è custodita al museo della Medicina poco distante. Tra i primi ad arrivare sono stati i ragazzi di Obiettivo3, l’associazione che Zanardi ha creato per promuovere la handbike, il presidente della Fia Stefano Domenicali, Jorg Kottmeier responsabile di Bmw Motosport quando il campione bolognese ebbe l’incidente nel 2001, Luca Pancalli già presidente del Comitato italiano paralimpico, Gian Carlo Minardi, l’atleta paralimpica Giusi Versace. Presenti anche l’ex calciatore paraguaiano del Vicenza Julio Gonzalez, che a seguito di un incidente nel 2005 subì l’amputazione di un braccio. “Zanardi venne a trovarmi in ospedale, mi diede una carica pazzesca”, racconta.
“Sono orgoglioso di avere avuto un amico come Alex, che non mi ha aiutato a diventare un prete migliore, ma non mi importava: mi ha aiutato a diventare un uomo migliore, questo mi importa”, ha detto don Marco Pozza, il parroco del carcere Due Palazzi di Padova, prima di celebrare il rito funebre. “Alex siamo tutti noi? Dipende, se oggi sapremo cogliere questa eredità e farla nostra oppure se oggi la vivremo come uno show”, ha aggiunto.
“Alex anche da morto continuerà a parlare di obiettivi”, ha poi detto detto don Pozza nell’omelia. “Mi dispiace per la morte, pensava di averlo bevuto ma neanche stavolta ha fatto bene i conti – ha detto il parroco del Due Palazzi – Si è presa il corpo, ma l’anima le è sfuggita. In corsia di sorpasso è andata a infilarsi dentro la carne e le storie dei ragazzi di Obiettivo3”.
Il sacerdote ha ricordato Zanardi come un uomo “che sapeva usare il congiuntivo, una porta aperta”. E oggi “chi ama l’indicativo piange l’atleta, chi ha il coraggio di usare il congiuntivo rimpiange l’uomo e gli dice grazie”. Ha infine immaginato così l’incontro tra Zanardi e Dio: “Guarderà in faccia il Signore e non saprà cosa dirgli. E lui gli dirà ‘Però, Zanardi da Castel Maggiore…”. Una citazione del titolo dell’autobiografia del campione bolognese.
Il Comune ha disposto l’allestimento nell’antistante Prato della Valle, piazza tra le più grandi d’Europa, di un maxischermo su cui un service ha riversato in tempo reale le riprese audio e video del funerale. Su disposizione della famiglia non ci sono state invece dirette televisive delle esequie come era stato chiesto da alcune tv locali. Scelta in coerenza con il massimo riserbo tenuto dalla moglie Daniela e dal figlio Niccolò da quando la vitalità di Alex venne offuscata dalle conseguenze dell’ultimo tragico incidente di Pienza nel 2020.
L’articolo In 2mila ai funerale di Alex Zanardi, sotto all’altrare la sua handbike proviene da Blitz quotidiano.