La mostra rappresenta quindi non solo un omaggio alla tradizione, ma un invito a guardare con occhi nuovi ciò che ci circonda, a riconoscere la bellezza e la vulnerabilità delle cose. La natura morta è, da sempre, una meditazione sul tempo, sulla caducità e sulla trasformazione. Paul Valéry scriveva che “vedere è dimenticare il nome di ciò che si vede”: il genere invita proprio a questo, a superare la superficie per cogliere l’essenza.
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