Hantavirus, l’Iss rassicura l’Italia dopo il focolaio sulla nave: “Rischio molto basso nel nostro Paese”

L’allarme sanitario internazionale è scattato il 2 maggio, quando l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha segnalato un focolaio di gravi malattie respiratorie a bordo di una nave da crociera con 147 persone tra passeggeri e membri dell’equipaggio. Nel giro di pochi giorni il bilancio è diventato pesante: sette casi sospetti, cinque dei quali confermati in laboratorio come infezioni da hantavirus delle Ande, e tre persone morte.

La notizia ha rapidamente attirato l’attenzione delle autorità sanitarie internazionali, spingendo anche l’Istituto Superiore di Sanità a intervenire per chiarire i principali dubbi su un virus ancora poco conosciuto dal grande pubblico.

L’Iss ha però voluto subito rassicurare la popolazione italiana ed europea. Al momento non risultano casi umani di hantavirus segnalati in Italia e il rischio per la popolazione dell’Unione Europea viene considerato molto basso dal Centro Europeo per il Controllo delle Malattie (Ecdc).

Secondo gli esperti, anche nel caso in cui si verificassero contagi collegati ai passeggeri evacuati dalla nave, il virus non si trasmetterebbe facilmente da persona a persona. Per questo motivo viene ritenuta improbabile la nascita di un’epidemia diffusa, soprattutto se vengono rispettate le normali misure di prevenzione sanitaria.

Che cos’è l’hantavirus e come avviene il contagio

Gli hantavirus sono virus zoonotici che infettano naturalmente i roditori e che solo occasionalmente vengono trasmessi all’uomo. Alcuni ceppi possono provocare malattie molto gravi e potenzialmente mortali.

Nel caso del virus delle Ande, coinvolto nel focolaio della nave da crociera, l’infezione può causare la cosiddetta sindrome cardiopolmonare da hantavirus, una patologia che colpisce soprattutto polmoni e cuore e che può aggravarsi rapidamente.

La trasmissione all’uomo avviene principalmente attraverso il contatto con urine, saliva o feci di roditori infetti, oppure toccando superfici contaminate. Il contagio può verificarsi, ad esempio, durante la pulizia di ambienti infestati dai roditori o in aree rurali particolarmente esposte.

Gli esperti sottolineano che il roditore considerato il serbatoio naturale del virus delle Ande non è presente in Europa. Questo elemento riduce ulteriormente il rischio di diffusione stabile del virus nel continente.

Una limitata trasmissione da persona a persona è stata documentata soltanto per il virus Andes e solo in presenza di contatti stretti e prolungati. Anche i casi di contagio tra operatori sanitari restano molto rari.

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Hantavirus, l’Iss rassicura l’Italia dopo il focolaio sulla nave: “Rischio molto basso nel nostro Paese” (foto ANSA) – Blitz quotidiano

I sintomi e i rischi della malattia

I sintomi iniziali della sindrome cardiopolmonare da hantavirus possono sembrare simili a quelli di un’influenza. I pazienti possono accusare febbre, mal di testa, dolori muscolari, brividi, nausea, vomito e problemi gastrointestinali.

Successivamente possono comparire improvvise difficoltà respiratorie e un abbassamento della pressione arteriosa, condizioni che rendono necessario il ricovero urgente. Il periodo di incubazione varia generalmente da due a quattro settimane dopo l’esposizione, anche se in alcuni casi i sintomi possono comparire prima oppure dopo diverse settimane.

Attualmente non esistono vaccini né terapie antivirali specifiche autorizzate contro l’hantavirus. Le cure disponibili sono di supporto e si concentrano soprattutto sul monitoraggio clinico e sulla gestione delle complicanze respiratorie, cardiache e renali.

Secondo l’Iss, l’accesso tempestivo alla terapia intensiva può migliorare significativamente le possibilità di sopravvivenza dei pazienti più gravi.

Le misure di prevenzione e l’allerta delle autorità

La prevenzione resta lo strumento principale contro l’hantavirus. Le autorità sanitarie raccomandano di limitare il più possibile il contatto con roditori e ambienti contaminati. Tra le misure consigliate ci sono la corretta conservazione di alimenti e rifiuti, la chiusura di crepe e aperture nelle abitazioni e il mantenimento di ambienti puliti e sicuri.

Particolare attenzione deve essere prestata durante la pulizia di luoghi infestati. Gli esperti sconsigliano di spazzare o aspirare a secco urine e feci di roditori, perché ciò potrebbe favorire la diffusione delle particelle virali nell’aria. È invece raccomandato inumidire le superfici con detergenti o disinfettanti prima della pulizia.

Per il virus delle Ande vengono inoltre suggerite le normali precauzioni contro le malattie respiratorie, come l’igiene frequente delle mani, il distanziamento fisico e la copertura di bocca e naso quando si tossisce o starnutisce.

Nel frattempo le autorità portuali sono state allertate e invitate a utilizzare dispositivi di protezione adeguati in presenza di eventuali casi sospetti.

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