Londra, 12 maggio 2026 – Si allarga la rivolta interna ai Laobour, il governo è diviso e la terra sotto i piedi di Starmer inizia a tremare. Ma il premier britannico non non intende arrendersi al fronte della maggioranza he chiede le sue dimissioni dopo la disfatta elettorale alle amministrative del 7 maggio.
“Mi assumo la responsabilità per i risultati delle elezioni. Il Regno Unito si aspetta da noi che continuiamo a governare. Cosa che intendo fare”, detto oggi Keir Starmer al consiglio dei ministri, aggrappandosi al “mandato” popolare ricevuto alle politiche del 2024.
Sono momenti difficili per Downing Street e il risultato non è per nulla scontato. Con il mercato che oscilla, nelle ultime ore sembrava che Starmer fosse ad un passo da lasciare il governo. Invece, stamattina si è rialzato e in una dichiarazione diffusa a margine della riunione del martedì del Consiglio dei ministri, ha ribadito forte e chiaro: “Intendo continuare a governare”.
Ormai sono un’ottantina i deputati laburisti che vorrebbero sfiduciarlo e pare che il numero stia crescendo di ora in ora. Ma la vera minaccia è la spaccatura emersa all’interno del suo gabinetto: almeno quattro dei suoi ministri “fedelissimi” – tra cui Shabana Mahmood (Interno) e Yvette Cooper (Esteri) – si sarebbero incontrati per sollecitare il cambio di leadership e sollecitare una ‘roadmap’ per arrivare al cambio di passo.
La crisi fa volare gli interessi sul debito: il picco dopo 18 anni
Lo scontro politico e il braccio di ferro inseno al Labour britannico sulla leadership del premier Keir Starmer dopo la disfatta elettorale alle amministrative del 7 maggio, fa volare gli interessi sul debito nel Regno Unito. Il tasso base sui bond è salito al 5,1087%, il livello più alto dal luglio del 2008 (condizionato allora dal crollo finanziario globale), dopo un precedente picco toccato già prima delle elezioni.
Si impennano anche gli interessi su titoli di Stato trentennali a più lungo termine, che stamane sfiorano il 5,8%. Le incertezze su futuro di Starmer sono peraltro solo una delle ragioni, avvertono gli analisti.
Cosa ha detto Starmer al Consiglio dei Ministri
Keir Starmer non intende arrendersi alla rivolta interna che monta nel Labour contro la sua leadership dopo la disfatta elettorale alle amministrative del 7 maggio. Lo ha ribadito in una dichiarazione diffusa a margine della riunione del martedì del Consiglio dei Ministri, dopo che alcuni membri del suo stesso governo si sono uniti a sollecitargli la richiesta di un calendario verso le dimissioni.
Nella dichiarazione, fatta davanti al suo esecutivo e diffusa ai media da Downing Street, il premier ha fatto riferimento al suo discorso postelettorale di ieri nel quale ha promesso un rilancio dell’azione di governo. “Come ho detto ieri, io mi assumo la responsabilità per i risultati delle elezioni” amministrative, ma mi assumo anche la “responsabilità di realizzare il cambiamento che abbiamo promesso” come Labour alle politiche del 2024.
L’accusa ai dissidenti: “Governo destabilizzato in 48 ore, conseguenze reali sull’economia”
Starmer ha quindi accusato i dissidenti che invocano le sue dimissioni, o un calendario verso un cambio di leadership a termine, d’aver “destabilizzato il governo nelle ultime 48 ore”, creando conseguenze “reali” sull’economia e sul “costo della vita nel nostro Paese e di tante famiglie”.
“Il Partito Laburista prevede una procedura per sfidare un leader e questa non è stata avviata”, ha poi avvertito, mettendo in dubbio che i suoi contestatori abbiano al momento i numeri sufficienti per mandarlo a casa. “Il Regno Unito – ha infine concluso il primo ministro – si aspetta da noi che continuiamo a governare. Cosa che intendo fare e che dobbiamo fare come gabinetto”.
Il fronte dei dissidenti: 80 parlamentari e 4 ministri ex fedelissimi
Le sue parole rappresentano una sorta di contro-sfida ai circa 80 deputati che finora gli hanno chiesto pubblicamente un passo indietro, fra cui nelle ultimissime ore una prima esponente del governo, la viceministra delle Comunità Locali, Miatta Fahnbulleh, la quale ha intanto deciso di dimettersi.
La dichiarazione di stamattina è anche una risposta a quei ministri di spicco – dalla titolare dell’Interno, Shabana Mahmood, e a quella degli Esteri, Yvette Cooper – che (stando ai media) risultano averlo ormai ‘tradito’ sollecitandolo privatamente a indicare un calendario per passare la mano in modo “ordinato” a un nuovo leader (e premier).
Perfino il suo braccio destro Darren Jones fino a stamane non aveva escluso la possibilità di un cambio di leadership, limitandosi a dire che Starmer “ascolterà i colleghi” di governo e poi “rifletterà”. Intanto il Partito dei Labour rischia una guerra civile sulla successione, fra l’ala destra del partito e le correnti più progressiste.
Cosa potrebbe succedere ora: lo scenario possibile
Ora ai dissidenti, alcuni dei quali accusano sir Keir di essere irragionevolmente “testardo”, resta solo – salvo ripensamenti – la carta eventuale di una sfida ostile alla leadership: che Starmer sarebbe obbligato ad accettare in una votazione di fronte agli iscritti laddove in seno al gruppo parlamentare laburista di maggioranza (che comprende oltre 400 deputati) fossero raccolte ufficialmente almeno 81 firme ad hoc, il 20% del totale.
A poco è servito il discorso con cui lunedì Starmer ha provato a promettere un rilancio dell’azione di governo e del riavvicinamento post Brexit alla Ue, insistendo di non volersi fare da parte e “abbandonare il Paese al caos”.
g