Carlo Cottarelli: “Scostamento di bilancio? Riducano la burocrazia”

Roma, 16 maggio 2026 – Basta “cerotti”, servono riforme e visioni di medio-lungo periodo per far tornare a crescere l’Italia. Parla l’economista Carlo Cottarelli.
In settimana al premier time il governo ha detto che l’economia va bene, l’opposizione che va a rotoli, dove sta la verità?
“A ruoli inversi sarebbe stata la stessa cosa, non c’è la minima oggettività nel dibattito politico. La realtà è che cresciamo poco e diventa molto difficile anche ridurre il debito pubblico. Abbiamo avuto una fase di mini miracolo economico tra la metà del 2020 e la metà del 2022, quando siamo cresciuti a tassi tra i più alti in Europa: era il periodo in cui arrivavano centinaia di miliardi dalla Bce e poi dall’Ue con il Pnrr. Ridotto questo flusso abbiamo cominciato a rallentare. Il tasso di crescita del 2023 è stato l’1%, nel 2024 lo 0,7%, nel 2025 lo 0,5%. Perché? Come in passato, non siamo riusciti a fare quelle riforme che renderebbero l’Italia un paese dove è più facile fare attività d’impresa”.
Il Pnrr è stato gestito male?
“Inutile dare la colpa a questo governo o a quell’altro: alla fine è l’elettorato italiano che vota – e forse l’invecchiamento della popolazione e il calo demografico incidono – e vota partiti che promettono di dare qualcosa nell’immediato senza curare i problemi di fondo come l’eccesso di burocrazia, la tassazione che è troppo alta perché bisogna ridurre la spesa, il problema dell’energia dove i veti incrociati impediscono di fare cambiamenti, l’assenza di un piano sull’immigrazione. Paesi del sud Europa, che magari hanno passato un periodo più difficile del nostro, come la Grecia e il Portogallo, adesso riescono a crescere al 2% e la Spagna cresce al 3%, stanno in surplus, l’Italia l’ultima volta che è stata in pareggio di bilancio è stato nel 1925”.

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Che cosa pensa del taglio delle accise?
“Ha spinto a usare più benzina quando bisognava risparmiarla: abbiamo fatto Pasquetta più contenti e il 25 Aprile con il traffico intasato sul Lago di Garda, ma intanto sono andati via centinaia di milioni. Quando, a gennaio 2023, questo governo ha eliminato il taglio delle accise fatto in precedenza ho detto che aveva fatto bene: non ho cambiato idea”.
Il governo valuta lo scostamento di bilancio…
“Dovrebbe, invece, ridurre la burocrazia con un piano a scadenze precise, estendere, come è stato annunciato dalla premier, la Zes a tutta Italia, le imprese non si aiutano con i sussidi, ma semplificando la burocrazia e tagliando le tasse. Lo Stato non è lì per darti un aiutino, ma per dare a tutti una possibilità. Vorrei che il governo capisse quali sono le priorità vere, a cominciare da un piano per l’immigrazione per i prossimi dieci anni che si può fare subito. Ma se spendi energie politiche nel referendum sulla riforma della giustizia e, attenzione, io ho votato sì, scegli una cosa che non è una priorità”.
Non arrivano buone notizie dalla Bce, come si difendono i salari dall’inflazione?
“Non possiamo pensare al cerotto, non c’è niente che il governo possa fare nel breve periodo, si possono dare un po’ di soldi alle famiglie più povere, una cosa molto mirata, per il resto deve fare le riforme per far crescere di più il Paese”.
Lei, nel 2014, è stato l’uomo della spending review: quanto fu possibile tagliare?
“È stato fatto poco, per poter fare una revisione della spesa devi avere un mandato politico come l’ha avuto quel matto di Milei: l’hanno eletto, è andato lì con la motosega e ha tagliato la spesa pubblica argentina. Sa di quanto? In proporzione, come se si tagliassero 350 miliardi in un anno in Italia. Noi quando facciamo una revisione della spesa risparmiamo 1 miliardo e mezzo”.