Amaro anniversario. Sono passati tre anni dal terribile alluvione in Emilia Romagna (due fasi, 2-17 maggio 2023) e privati e imprese sono ancora nei guai. Siamo alle solite: metà delle opere pubbliche è stata completata ma la burocrazia ostacola il resto. E come dice il sindaco di Faenza, Massimo Isola: “È vero, tanto è stato fatto e tanto ha fatto la comunità coesa. Ma la strada è in salita”.
Sul territorio più martoriato, cioè tra Marzeno e Lamone, servono le casse di espansione ma, dopo 20 mesi, c’è ancora buio. Si riconosce la accelerazione imposta dal governo e dal presidente della regione Michele de Pascale insieme con il commissario Fabrizio Curcio e con gli amministratori di ogni colore; si certificano gli interventi per la parte pubblica di oltre 6 miliardi ma la strada è ancora lunga. Molto lunga.
Piogge record, fiumi esondati
L’alluvione è stata in realtà una serie di eventi alluvionali e geologici che hanno generato sulla regione piogge persistenti, allagamenti, straripamenti e frane dal 2 al 17 maggio, facendo 17 vittime, 20 mila sfollati e 10 miliardi di euro di danni. Sono stati rilevati più di 300mm di piogge in 48 ore, più di 280 frane, 21 fiumi e corsi d’acqua esondati. Morti anche decine di capi di bestiame. Sospesi treni, autostrade bloccate, annullato il Gp di formula 1 (previsto il 21 maggio ad Imola) perché l’Autodromo era sommerso dal fango. Da subito si è parlato di catastrofe.
Burocrazia ostacolante
A tre anni di distanza molto, si è detto, resta da fare. La burocrazia ostacola la ripresa. Lo dice chiaramente Lega Coop Romagna: “Solo il 10% dei potenziali richiedenti ha completato l’iter. Si tratta di 70.000 privati e 16.000 aziende che sono riuscite a completare la procedura”.
Dilagano i malumori. Resta alta l’attenzione sul tema delle aree per la tracimazione controllata e il bando delle paratie. Si tratta di individuare fette di territorio da allagare per salvare i centri abitati. Il dibattito è in corso.
Luci e ombre
È vero che la sicurezza è aumentata ma è altrettanto vero che molti cittadini non sanno se potranno rientrare nelle loro case. Serve, come dicono i civici Elena Ugolini e Marco Mastacchi, una azione condivisa, non partitica, a tutti i livelli. In altre parole serve un “piano Marshall” per le ferite esteriori e quelle del patto sociale. Archiviate nella memoria le numerose manifestazioni di solidarietà (in testa il concerto di beneficenza al Campovolo di Reggio Emilia; sul palco anche Bocelli, Ligabue, Morandi, Mannoia, Negramaro, Zucchero) ora è tempo di una accelerazione.
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