Bruxelles, uno statuto per i caregiver: in arrivo l’European Care Dea per i lavoratori invisibili

Il Parlamento europeo ha approvato a larga maggioranza una relazione che chiede un cambiamento strutturale nel modo in cui l’Europa gestisce il lavoro di cura, con nuove protezioni per milioni di assistenti formali e informali e l’obiettivo di porre fine alla concentrazione sproporzionata di questo peso sulle spalle delle donne. Il testo, passato con 263 voti a favore, 83 contrari e 154 astensioni, propone di fondare le politiche europee su quello che viene definito il modello di “care society”.

Gli eurodeputati chiedono che l’accesso ai servizi di assistenza venga riconosciuto come diritto fondamentale, sostenendo un’offerta più capillare sul territorio e a domicilio, in risposta all’invecchiamento progressivo della popolazione e all’aumento della domanda di cure continuative.

La proposta più ambiziosa è la creazione di uno statuto europeo dei caregiver, che fissi standard minimi condivisi per riconoscere il lavoro di cura e rafforzare le garanzie di chi lo svolge. Accanto a questo, il Parlamento chiede che i sistemi pensionistici e previdenziali tengano conto dei caregiver informali, familiari che accudiscono anziani, persone con disabilità o soggetti fragili senza un rapporto di lavoro formale. Si tratta, secondo i dati della relazione, di circa 53 milioni di persone nell’Unione, a cui si aggiungono circa 6,2 milioni di operatori professionali.

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Il divario di genere nel cuore della relazione

Un capitolo centrale è dedicato alla persistente asimmetria tra uomini e donne. I dati dell’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere indicano che oltre la metà delle madri di figli piccoli dedica almeno cinque ore al giorno alla loro cura, contro meno di un terzo dei padri. Il divario si allarga ulteriormente se si considera che le donne prestano in media diciassette ore settimanali in più rispetto agli uomini di lavoro di cura non retribuito. Secondo il Parlamento, questo squilibrio alimenta il divario salariale e pensionistico e frena la piena partecipazione femminile al mercato del lavoro.

Per invertire la tendenza, la relazione propone campagne di sensibilizzazione, congedi parentali più equi, maggiore flessibilità lavorativa e misure per la parità retributiva.

Migranti, lavoro nero e prospettive del settore

Il testo affronta anche la carenza di personale che affligge il comparto dell’assistenza, riconoscendo il contributo sia dei lavoratori europei sia di quelli provenienti da Paesi terzi. Il reclutamento, sostiene il Parlamento, dovrebbe privilegiare le risorse interne all’Unione, ma canali migratori regolari e investimenti in formazione restano necessari. Gli eurodeputati condannano esplicitamente il lavoro sommerso e le forme di impiego precario ancora diffuse nel settore.

La relazione si inserisce in un quadro più ampio: la Commissione europea sta lavorando a un “European Care Deal” atteso per il 2027, che dovrebbe tradurre la strategia europea sulla cura in misure legislative e strumenti operativi concreti.