Elezioni, Meloni supera il test Comuni. Vittoria a Venezia e Reggio Calabria. Il campo largo tiene in Toscana

Roma, 25 maggio 2026 – La vera scossa arriva da Venezia. Se l’asse progressista, cullato dai sondaggi e forte di un campo larghissimo, non avesse dato per scontata la vittoria, il contraccolpo psicologico sarebbe stato meno pesante. Invece Simone Venturini, già braccio destro di Brugnaro, ha stracciato il candidato del Pd Andrea Martella, conquistando al primo turno la piazza più ambita tra i 748 comuni al voto. Così, dietro i formali auguri istituzionali ai neosindaci, Giorgia Meloni può godersi la rivincita e piazzare la stoccata: “E anche oggi, il tanto annunciato crollo del centrodestra, lo rimandiamo a domani”. 

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Exploit Venezia: “Miracolo mondiale”

In privato, racconta il coordinatore veneto di FdI Raffaele Speranzon, la reazione era stata ben più fragorosa: “Mi ha chiamato dicendomi che se vinciamo Venezia al primo turno, è un miracolo mondiale”. E in effetti Venturini, trascinando la sua lista oltre il 30%, il miracolo – se non mondiale perlomeno locale – lo ha fatto davvero.

Merito del radicamento sul territorio, del peso dell’immigrazione (legato alla detestata ipotesi di una moschea a Mestre) o della grave sottovalutazione degli avversari.

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Reggio Calabria, Cannizzaro vince col 70%

A galvanizzare ulteriormente la destra c’è poi il verdetto di Reggio Calabria: nessuno si illudeva che l’uscente Domenico Battaglia (facente funzione da gennaio) potesse battere il forzista emergente Francesco Cannizzaro, ma uscire schiacciati con oltre il 70% dei consensi supera la semplice umiliazione. Il contraccolpo psicologico conta più di tutto, aggravato dalle incaute parole della vigilia di Elly Schlein: “Da Venezia arriverà un messaggio forte a Roma”. Giovanni Donzelli (responsabile organizzazione FdI) non si fa certo sfuggire l’assist: “Il messaggio è arrivato, avanti così”.

Il Pd vince in Toscana. Caso De Luca a Salerno

Sul fronte delle caselle conquistate, però, il discorso cambia. Per i dem è una battuta d’arresto, non una rotta: in Toscana la coalizione torna ad affermarsi senza ballottaggio in diversi comuni. Matteo Biffoni si conferma per la terza volta sindaco di Prato, grazie anche al lusinghiero apporto della sua lista civica, mentre Pistoia viene strappata al centrodestra al primo turno da Giovanni Capecchi. Sorridono anche Cascina, Sesto Fiorentino, Incisa e Figline Valdarno (roccaforte dove David Ermini sconfigge il suo ex mentore Matteo Renzi).

A Salerno, la schiacciante quinta elezione di Vincenzo De Luca è accreditabile in chiaroscuro al Pd, che lo ha sostenuto nell’ombra evitando di schierare un proprio candidato, lasciando M5S e Avs all’opposizione. Di puro stampo civico il successo a Messina di Federico Basile (Sud chiama Nord), davvero né di destra né di sinistra, così come a Enna stravince lo storico ex Pci Mirello Crisafulli, a cui il partito aveva tolto le insegne.

Riflettori puntati sui ballottaggi

Attenzione ai ballottaggi del 7 e 8 giugno: ad Arezzo il duello tra Marcello Comanducci (centrodestra) e Vincenzo Ceccarelli (centrosinistra) dipenderà da Marco Donati, alfiere civico e di Azione. Un laboratorio, sperano a destra, per un’alleanza allargata: guarda caso, notano, Carlo Calenda ha scelto proprio ieri per avvertire che il suo appoggio a Gualtieri a Roma “non è affatto scontato”.

Come era inevitabile, le urne ribaltano il clima: rivincita sul referendum per il governo, doccia fredda per le opposizioni. “Ce la sentivamo un po’ troppo ’calla’”, ammette un parlamentare dem romano, mentre il governatore lombardo Attilio Fontana attacca: “Sul referendum c’è stata una mistificazione della realtà”.

Schlein: “Uniti siamo competitivi, lo saremo alle politiche”

Sul flop pesa anche l’affluenza, ferma al 60% (in calo di 5 punti rispetto alle scorse amministrative). “L’unità non è bastata per vincere a Venezia – commenta Schlein – ma il risultato nel suo insieme conferma che, uniti come campo progressista, siamo competitivi e lo saremo alle politiche”.

Dal M5s precisano: “È improprio ricavarne valutazioni di ordine generale, noi continuiamo a lavorare sul programma”. Se Renzi invita ad attendere i ballottaggi “per capire chi ha vinto e chi ha perso”, Igor Taruffi (Pd) è obiettivo: “Ci sono situazioni che non ci lasciano soddisfatti”.

Effetti psicologici a parte, il voto avrà conseguenze concrete: nonostante un successo sia certamente della destra, i risultati scaglionati sull’intero territorio nazionale confermano che se si andasse alle urne con il Rosatellum la partita per i collegi maggioritari sarebbe per la premier difficilissima.

Meloni teme la sconfitta, ma molto di più un pareggio. Dunque, se fino a ieri era decisa ad andare avanti, d’ora in poi sarà impossibile fermarla: se tutto va come previsto a Palazzo Chigi, le politiche si terranno nella primavera del 2027 (con pensioni parlamentari salve). Il successo a Vigevano di Roberto Vannacci, dove sfiora il 15%, chiarisce quanto spinoso sarà il problema costituito da Futuro Nazionale. Forza Italia e Maurizio Lupi frenano, ma fare i conti con il generale, soprattutto con la nuova legge, non sarà un’opzione ma un obbligo.