Matteo Ricci: “Il Pd resti unito, chi non condivide la linea si batta all’interno. Così funziona il pluralismo di un grande partito”

Roma – “Sta a noi tenere insieme anche personalità che, pur non condividendo la linea politica della maggioranza, possono dare un contributo culturale e politico importante in termini progettuali e programmatici”. Questo l’auspicio auspica dell’eurodeputato pesarese Matteo Ricci, esponente dell’area di Energia popolare guidata dal presidente del Pd Stefano Bonaccini, confluita l’estate scorsa nella maggioranza della segretaria Elly Schlein. “Confido che quanti non condividono linea politica della segreteria continuino a battersi all’interno – sostiene Ricci –. Così funziona il pluralismo di un grande partito democratico”.

Dopo quella di Elisabetta Gualmini, la defezione di Pina Picierno. Quanto è in sofferenza l’eurogruppo Pd?

“Quando qualcuno va via è sempre un fatto negativo. Mi dispiace molto per Pina e Elisabetta, parlamentari europee preziose. E trovo che non ci sia nulla da festeggiare. Ma che questo esorti piuttosto a lavorare ulteriormente per allargare, aggregare, coinvolgere, come si confà a un grande partito popolare. Penso però che sbagli chi esce. A tutti è capitato di stare in minoranza e in maggioranza nel partito, dove bisogna saper vivere anche da opposizione nei riguardi di una linea politica giudicata sbagliata. Con Bonaccini abbiamo fatto un’operazione importante negli ultimi mesi in senso all’unità del partito, che è fondamentale per essere competitivi”.


Si riferisce alla confluenza di Energia popolare nella maggioranza?

“Un’operazione preziosa, che merita di essere valorizzata. Maggiore è la capacità del partito di muoversi in maniera unitaria, maggiore è la sua capacità di essere credibile e convincente”.

Qualcosa tuttavia sembra essersi incrinato proprio sul piano della convivenza interna…

“Sicuramente con la vittoria di Schlein c’è stato uno spostamento a sinistra della linea politica. Ma questo l’hanno deciso gli elettori in un congresso che va rispettato. Ho sostenuto Bonaccini e aiutato la confluenza unitaria che oggi credo preziosa per la competitività del Pd in un contesto in cui il continuo controcanto interno non sarebbe credibile. Al tempo stesso, bisogna a maggior ragione lavorare affinché tutte le personalità che non si riconoscono nell’attuale maggioranza larga possano continuare a veder legittimato, ascoltato, coinvolto il loro contributo prezioso per far vincere un Pd forte e inclusivo anche delle istanze più riformiste e moderate”.

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Si contesta proprio che il Pd non sarebbe più la “casa comune dei riformisti”…

“Io sono da sempre un riformista di sinistra. Questa è la mia storia e mi trovo benissimo in questo Pd, sapendo che c’è una segretaria che ha il compito di sintesi e guida. Penso che nel Pd ci sia spazio per tutti i riformisti, compresi coloro che non provengono da una storia di sinistra come la mia”.

Io sono da sempre un riformista di sinistra. Questa è la mia storia e mi trovo benissimo in questo Pd

E fuori dal Pd, non manca altresì una gamba moderata?

“La gamba di centro serve assolutamente a completare la coalizione. Il lavoro dei civici che Onorato presenterà il 12 giugno a Roma, la Casa riformista di Renzi e +Europa debbono convergere tutti in un unico progetto che ricomponga la frammentazione di un centro dal potenziale del 5-6%, che altrimenti rischia di risultare ininfluente. È un obiettivo fondamentale”.

C’è il sospetto che affidare il compito alla defezione dei riformisti dem possa accontentare tanto il Nazareno che i moderati…

“Sarebbe un errore, perché non aggiungerebbe gran che. Abbiamo bisogno di sommare non di sottrarre pezzi al Pd per spostarli altrove, perché alla fine il totale non cambia. Se invece aggreghiamo figure civiche e di centro al progetto del centrosinistra questo può diventare un valore aggiunto determinante per vincere”.