Rita Trabalza, in abiti medioevali, spiega e mostra l’imponente macchinario ricostruito dalla Gaita di Santa Maria per rievocare il mestiere della lavorazione della seta secondo un documento del 1335. Come una rivoluzione industriale ante litteram in pieno medioevo, il torcitoio, che avvolgeva più filamenti del baco per farne un filo di seta più resistente, poteva lavorare con 80 rocchetti alla volta e questo tolse il lavoro a circa 2mila persone, sopratutto donne. Oggi invece per la signora Trabalza, imparare ad usare e mostrare il funzionamento del torcitoio e, poi, del telaio, durante il Mercato delle Gaite e poi tutto l’anno, per i turisti, che arrivano a Bevagna anche dall’estero, è diventata una seconda chance, dopo esserci occupata della crescita dei figli