Qualche anno fa, Roberto Pietro Guerrino aveva abbracciato la fede buddista. E nel bilocale al quarto piano di via Oxilia 11 aveva allineato sulle mensole diverse statuette raffiguranti Siddharta, il monaco e filosofo che ha ispirato i principi della religione indiana. L’ipotesi è che l’assassino abbia usato proprio uno di quei soprammobili per colpire più volte alla testa l’interprete sessantenne, lasciandolo cadavere nel salotto dell’abitazione in zona NoLo a Milano.
Gli oggetti rubati
Alcuni degli oggetti da collezione, sporchi di sangue, saranno scandagliati con estrema attenzione per capire se forma, peso e superficie siano compatibili con le numerose ferite sul corpo di Guerrino e se ci siano impronte analizzabili dagli specialisti del Ris. Stando a quanto emerso finora dagli approfondimenti dei carabinieri della Compagnia Duomo e della Omicidi del Nucleo investigativo, coordinati dal pm Carlo Scalas e guidati dal colonnello Antonio Coppola e dal tenente colonnello Fabio Rufino, il killer non è andato via a mani vuote nella notte tra venerdì e sabato: dalla casa sono spariti il cellulare, il computer e il portafogli della vittima, al netto di altre cose che l’assassino potrebbe aver rubato ma della cui presenza nell’appartamento non si ha al momento contezza. Una rapina finita male? Non proprio.
L’appuntamento
Probabilmente venerdì sera Guerrino ha incontrato un uomo contattato sull’app di appuntamenti Romeo per consumare un rapporto sessuale: il sessantenne è stato trovato seminudo, con addosso soltanto una guêpière, le calze a rete e un paio di scarpe col tacco. Cos’è successo dopo? Uno degli scenari sul tavolo porta a una lite tra i due, forse innescata da una richiesta di pagamento respinta dal padrone di casa e finita con una brutale aggressione. Del resto, Guerrino – che nel curriculum vantava la partecipazione come traduttore simultaneo a meeting e vertici internazionali con la presenza di sovrani, premier e presidenti della Repubblica – aveva già vissuto in passato una disavventura con modalità simili. A fine febbraio 2023, aveva preso appuntamento con un uomo tramite l’app Grindr, ma l’ospite aveva esordito chiedendogli denaro per la prestazione sessuale; al suo rifiuto, lo sconosciuto aveva minacciato di picchiarlo, facendosi consegnare 25 euro. Non contento, aveva rovistato ovunque, fin quando aveva trovato 250 euro.
Gli sviluppi
Una decina di giorni dopo, Guerrino aveva concordato un incontro con un’altra persona, ma alla porta si era presentato ancora il rapinatore. In quell’occasione, l’interprete non l’aveva fatto entrare e aveva chiamato il 112. Stessa scena il 12 marzo seguente, ma quella volta l’uomo era riuscito a infilarsi in casa, approfittando della presenza di un complice sudamericano: costretto a scendere in strada per prelevare contanti al bancomat, Guerrino aveva attirato l’attenzione di alcuni passanti, mettendo in fuga l’aggressore. Una foto scattata dall’allora cinquantassettenne aveva consentito ai carabinieri di individuare il presunto seriale, deferito in Procura per rapina e lesioni: si trattava di un venticinquenne egiziano già denunciato nel 2020 per aver rubato un portafogli durante un incontro organizzato via app in via Padova.