La Cassazione conferma la condanna a 24 anni per Alessia Pifferi, aveva lasciato morire di stenti la figlia

Non ci sarà un nuovo processo d’Appello per Alessia Pifferi. La Corte di Cassazione, riunita in udienza giovedì 25 giugno, ha infatti respinto i ricorsi presentati sia dalla Procura generale sia dalla difesa, rendendo definitiva la condanna a 24 anni di reclusione.

La vicenda riguarda la morte della figlia dell’imputata, lasciata sola in casa per sei giorni all’età di 18 mesi e trovata senza vita il 20 luglio 2022 nell’appartamento di Ponte Lambro, alla periferia di Milano.

Il percorso giudiziario e le sentenze precedenti

In primo grado, la Corte d’Assise aveva condannato Pifferi all’ergastolo per omicidio volontario aggravato, riconoscendo anche i futili motivi e il rapporto di parentela come aggravanti. In seguito, in Appello, la pena era stata ridotta a 24 anni dopo l’esclusione dei futili motivi e il riconoscimento delle attenuanti generiche equivalenti.

La Corte d’Appello aveva inoltre eliminato la misura di sicurezza della libertà vigilata prevista in precedenza.

Le posizioni dell’accusa e della difesa

La Procura generale aveva chiesto l’annullamento della sentenza d’Appello, definendo illogica la concessione delle attenuanti e sottolineando la gravità della condotta dell’imputata. Secondo l’accusa, il comportamento di Pifferi sarebbe stato caratterizzato da totale assenza di pentimento e da ripetute contraddizioni.

Anche la difesa aveva presentato ricorso, sostenendo che non fossero stati adeguatamente valutati gli aspetti psicologici e personali dell’imputata. Tuttavia, la Cassazione ha respinto entrambe le richieste, confermando in via definitiva la condanna a 24 anni di reclusione.

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