Pizzaiolo ucciso a Reggio Emilia: la Lega parla di “remigrazione”, poi fa retromarcia quando si scopre che il killer è italiano

L’omicidio del pizzaiolo Raffaele Stipa, 67 anni, ha sconvolto Reggio Emilia e, nel giro di poche ore, si è trasformato anche in un caso politico. Il commerciante, originario di Capo d’Orlando (Messina) ma da circa trent’anni residente in città, gestiva da oltre vent’anni la pizzeria Yoghi insieme alla sorella Antonella. L’aggressione è avvenuta nella serata di ieri all’interno del locale di via Gran Sasso d’Italia, nella zona sud della città.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, l’uomo arrestato, un quarantenne italiano con problemi di tossicodipendenza, sarebbe entrato nella pizzeria armato di coltello. La procura ritiene che il movente affondi le radici in un episodio avvenuto già a mezzogiorno, quando un conoscente dell’indagato aveva chiesto tre pizze senza pagarle, ricevendo però un rifiuto. “Il presunto movente è partito in realtà da mezzogiorno di ieri”, ha spiegato il procuratore capo Calogero Gaetano Paci. “Un amico dell’aggressore era andato a mezzogiorno a chiedere tre pizze senza pagare, ma c’è stato il diniego della sorella visto che avevano altri debiti per pizze non pagate di entità esigua”. E ancora: “Da questo momento non sappiamo cosa sia maturato nella mente dell’indagato. Ma da ciò che abbiamo ricostruito dalle telecamere interne del locale, l’uomo è entrato unicamente ed esclusivamente per uccidere la vittima”.

Le immagini registrate dall’impianto di videosorveglianza sono state decisive per identificare il sospettato, rintracciato e arrestato intorno alle due di notte. Antonella Stipa è rimasta gravemente ferita mentre tentava di difendere il fratello ed è ricoverata all’ospedale Santa Maria Nuova. Intanto la procura valuta di contestare le aggravanti della premeditazione e dei futili motivi.

Davanti alla pizzeria, nelle ore successive al delitto, si è formato un continuo pellegrinaggio di residenti e clienti che hanno lasciato fiori e messaggi in ricordo del commerciante. “Era una bravissima persona – racconta una signora del quartiere – noi della zona venivamo tutti qui a mangiare una pizza. Aveva una gentilezza che andava oltre. Mi dispiace tantissimo, è morto dove aveva dedicato la vita”.

Le polemiche

L’inchiesta ha però alimentato anche un acceso scontro politico. Nelle prime ore dopo il delitto, quando si ipotizzava che il responsabile fosse straniero, alcuni esponenti della Lega avevano diffuso comunicati molto duri. Tommaso Fiazza aveva scritto che si trattava di una tragedia “che impone una riflessione seria, senza ipocrisie: un uomo è stato accoltellato e ucciso per essersi rifiutato di regalare l’ennesima pizza ad uno straniero. Non siamo davanti a un episodio di ordinaria criminalità, ma all’ennesima dimostrazione di una violenza incompatibile con il nostro modo di vivere”, aggiungendo che “la remigrazione deve diventare uno strumento concreto di tutela della sicurezza”. Anche la deputata Laura Cavandoli aveva dichiarato: “Basta a persone che portano la violenza, efferata e ingiustificabile come in questo caso, nel nostro Paese”.

Dopo l’arresto e la conferma che il presunto assassino è italiano, entrambi hanno chiesto il ritiro dei comunicati “alla luce delle nuove informazioni diffuse dagli inquirenti, che modificano un elemento centrale della ricostruzione iniziale”. La vicenda ha provocato la replica del consigliere regionale del Partito Democratico Andrea Massari: “Chi riduce la sicurezza ad hashtag lascia la gente sola, e poi cerca un capro che parli non parli italiano. A Raffaele e ad Antonella il rispetto. Agli sciacalli, il silenzio che non hanno saputo tenere”.

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